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Ticino7
21.11.2020 - 14:400

Noi, loro, i forconi e i pop corn

Perché l'elezione di un nuovo presidente americano scalda il mondo intero e la nostra politica (svizzera ed europea) no? Io ho un'idea

Pubblichiamo un articolo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

La Ficcanaso ha scritto queste righe per il fu Giornale del Popolo nel novembre 2012, in occasione dell’elezione di Obama. Le ha ripubblicate 4 anni dopo, in occasione della rielezione del presidente più telegenico della storia americana recente. Le ripropone oggi, convinta che sia ancora questo un pensiero laterale ma non peregrino su quel mondo affascinante e contraddittorio che sono gli Stati Uniti. Del resto, non sarà certo la prima a scambiare la propria pigrizia per coerenza e a esibirsi in una performance giornalistica.

Su Twitter gli hanno fatto gli auguri anche Elisabetta Canalis e Luigi De Magistris. Lo so perché qualcuno me l’ha segnalato, io non li seguo perché non riesco a liberarmi del complesso per cui seguire qualcuno su Twitter significhi esserne un po’ fan. Era solo per dire che probabilmente gli auguri, a Barack Obama, li hanno fatti anche i direttori dei giornali ticinesi o i politici svizzeri. Non lo so. La sera dell’Election Day qualunque maratona televisiva otteneva l’effetto di farmi venire voglia di aprire un libro. Poi la notte qualcuno ha tentato di svegliarmi dicendo che aveva vinto Obama. La mattina ho fatto quel che facevo da piccola quando andavo a letto prima di conoscere il vincitore di Sanremo. Con la differenza che allora aprivo il Teletext per scoprire verità come “trionfa Massimo Ranieri” e oggi mi toccano le analisi di Beppe Severgnini. 

Oggi come allora continuo a domandarmi perché la nostra politica non interessi a nessuno – men che meno a noi – e la loro scaldi il mondo intero. E non parlo solo dei nerd che padroneggiano concetti come grandi elettori, Ohio, swing state. E neppure dei geopoliticamente consapevoli che ti guardano dall’alto in basso perché “non può non interessarti, sono loro i padroni dell’Impero”. Parlo della gente normale che non sa cosa sia la perequazione finanziaria ma di fronte alla parola Election Night sfodera i pop corn. E oggi siamo tutti qui a tirare un sospiro di sollievo perché ha vinto il figo presentabile e telegenico, dimenticando che, democratici o conservatori, da quelle parti non si esce dallo schema di mogli in gonnella, figli sorridenti e partecipativi e fede cieca, ingenua, solida e ottusa nella propria nazione (con una sincerità francamente inesportabile al di qua dell’Atlantico, perché il cinismo è per noi quello che per loro è il burro di arachidi). Forse il segreto è tutto nell’estrema televisività di tutto il côté, sempre a prescindere dai contenuti. Perché l’America produce Tarantino. Ma resta sempre quella della soap opera Peyton Place.

 

 

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