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05.09.2020 - 15:000

Quelle esploratrici coraggiose

A bordo di navigli vichinghi, velieri o navi a vapore, sette donne attraversano gli oceani per scoprire nuove terre, conoscere genti, culture e religioni diverse.

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Una santa

La Legenda Aurea di Iacopo da Varazze (XIII secolo) racconta che Maria Maddalena attraversò il Mediterraneo su una barca senza remi e approdò a Saint-Maximin-la-Sainte-Baume, dove sorge la basilica a lei dedicata. Da allora, altre donne coraggiose presero la via del mare.

Pellegrina del Nord

“Sei come una sterna che vuol seguire il sole”, disse la madre a Gudrid Thorbjarnardóttir (980-1019), che lasciò l’Islanda nativa per la Groenlandia, dove però il marito morì. Sposò quindi il figlio di Erik il rosso, ma anch’egli perì. Infine, si unì a un islandese, con il quale partì per il Vinland, dove nacque il figlio Snorri, il primo europeo venuto alla luce nella Terra della vite, come chiamavano Terranova i vichinghi. La famiglia tornò in Islanda e Gudrid si convertì al cristianesimo, andò in pellegrinaggio a Roma e poi visse come eremita. La sua storia è narrata nelle Saghe islandesi e in Per antiche strade di Mathijs Deen.

Viaggiatrice assassinata

Ellen Giles nacque a Filadelfia nel 1874 e morì a Sassari nel 1914, per un colpo di pistola. Dopo aver esplorato molti luoghi, negli ultimi dieci anni si stabilì in Sardegna per le sue ricerche di antropologia. Laureata in filosofia, Ellen studiò greco, latino e tradusse dal babilonese. Imparò molte lingue compreso il sardo, con il quale comunicava con pastori e banditi. Il sospetto è che sia stata uccisa e che un’intera città abbia sostenuto la tesi del suicidio per difendere un nobile contro una straniera stravagante e di mala fama. 

La buddhista ultracentenaria

Alexandra David-Néel è stata la prima donna a giungere a Lhasa nel 1924, la città vietata agli stranieri, partendo dallo Yunnan e attraversando il Tibet, travestita da contadina. Nata in Francia nel 1868, a diciotto anni raggiunse la Spagna in bicicletta, si trasferì in Inghilterra e, nel 1890, si recò in nave in India. Nel 1904, a Tunisi, sposò l’ingegnere Philippe Néel. Dal 1914 al 1916 visse in eremitaggio in una caverna del Sikkim e qui conobbe il monaco tibetano Aphur Yongden, che divenne il suo compagno di vita e avventure. Morì a centouno anni in Provenza. 

La ‘megera’

Così chiamavano gli amici di Robert Louis Stevenson la moglie Fanny Van De Grift. Nata a Indianapolis nel 1840, era un’avventuriera: si sposò ed ebbe tre figli, ma il marito la tradì, così partì per l’Europa. Il bimbo più piccolo morì di polmonite, il secondo si ammalò e Fanny trovò rifugio a Grez, dove conobbe Stevenson. Costretta a tornare a San Francisco, lui la raggiunse attraversando l’Oceano e l’America, arrivando in gravi condizioni di salute. Fanny ottenne il divorzio, lo sposò e cercò il clima più adatto ai fragili polmoni dello scrittore. A Samoa costruirono una grande casa e fecero amicizia con gli indigeni, che chiamavano Fanny Aolele, nuvola volante. Nel 1894, Stevenson morì e Fanny tornò in California, dove conobbe un giornalista di ventitré anni. Insieme girarono tutta l’Europa, esplorarono il Messico, eressero tre case, piantarono dei parchi. Nel 1914, a 74 anni, Fanny morì: lui la credeva immortale. 

Occhi d’aquila reale

Virginia Albertina Walker aveva dei bellissimi occhi dorati, eredità dei suoi antenati nativi americani. Nata a New York nel 1849, la sua famiglia si trasferì in California e quindi a Sydney, in Australia. Qui conobbe il capitano di vela Joshua Slocum, con il quale si sposò nel 1871. Trascorse i successivi tredici anni in mare con il marito, dando alla luce, in nave o in porti stranieri, sette figli, tre dei quali non sopravvissero. Morì nel 1884, a soli 34 anni, a bordo del veliero Aquidneck ancorato fuori Buenos Aires. Due anni dopo, Slocum sposò la cugina Hettie, che lo seguì in mare finché Joshua partì in solitario intorno al mondo, viaggio per il quale divenne famoso.

Quella donna che sa di sale

Rutland di Jonas Lie (1881) è uno dei più importanti romanzi norvegesi. È il nome del veliero da cabotaggio del capitano Kristensen, sul quale un giorno salì la signorina Een, una governante incaricata di controllare la mobilia da trasportare da un porto all’altro della Norvegia. Durante una tempesta, la coraggiosa giovane aiutò il comandante a tenere il timone. Così, non ancora arrivati in porto, il capitano chiese alla donna di sposarlo e poi navigarono sempre insieme. Una storia di finzione che, come abbiamo visto, ha del vero.

 

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