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Particolare di ‘Inside an Artificial Brain’, installazione al tunnel di Lugano-Besso
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22.08.2020 - 17:450

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L’intelligenza artificiale ha il potenziale per stravolgere la nostra società. Ma quali segreti nasconde?

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Nei parchi naturali di tutto il mondo i bracconieri sono una triste realtà. Secondo stime delle Nazioni Unite, il commercio illegale di animali selvatici frutta fino a 10 miliardi di dollari all’anno. I bracconieri amano cacciare di notte. Ecco perché per contrastarli i ranger usano droni muniti di telecamere a infrarossi. Purtroppo, per i ranger è molto difficile distinguere un bracconiere da un animale nei video a infrarossi, visto che entrambi emettono calore. Per questo motivo, per ora, la lotta ai bracconieri non è molto efficace. L’intelligenza artificiale può però venire in aiuto. 
Il sistema SPOT (Systematic Poacher Detector), sviluppato dai ricercatori dell’Università della California del Sud, automatizza il processo di riconoscimento dei bracconieri nei video a infrarossi. I ricercatori hanno etichettato digitalmente 180mila persone e animali nei video a infrarossi. Usando questo set di dati e un algoritmo conosciuto, hanno poi insegnato a un computer a distinguere i due tipi d’immagine. SPOT è in grado di distinguere i bracconieri dagli animali in circa tre decimi di secondo. 
Il programma si è rivelato molto utile. In Sud Africa, in un’area in cui venivano uccisi fino a 19 rinoceronti ogni mese, dopo l’introduzione di SPOT non ci sono stati decessi per almeno sei mesi. La lotta ai bracconieri è solo una delle tante applicazioni dell’intelligenza artificiale. Dagli assistenti vocali ai traduttori linguistici, dal riconoscimento facciale alla diagnostica medica, ognuno di noi è confrontato quotidianamente con questa tecnologia. Di per sé, però, l’intelligenza artificiale non è una novità. Le basi teoriche sono state sviluppate decenni fa. Dalla sua fondazione nel 1956, la ricerca sull’intelligenza artificiale ha vissuto un susseguirsi di ondate di popolarità e oblio, ma non ha mai veramente sfondato. Fino a oggi. Perché questa svolta? 

I motivi di un successo

Il successo dell’intelligenza artificiale odierno si basa principalmente su due fattori: la disponibilità di enormi quantità di dati e il rapido sviluppo della potenza di calcolo dei computer. Alla base degli attuali sistemi d’intelligenza artificiale ci sono infatti gli algoritmi di machine learning. Questi algoritmi sono estremamente potenti, ma la loro funzione principale è il riconoscimento di schemi di dati e per funzionare spesso devono venire allenati. L’allenamento consiste nell’analizzare milioni di dati, ciò che richiede una buona potenza di calcolo. Anche i sistemi d’intelligenza artificiale più avanzati che risolvono problemi complessi ci riescono semplicemente dividendoli in una serie di compiti più semplici, ognuno dei quali può essere elaborato individualmente da un algoritmo di machine learning. Pertanto, benché l’intelligenza artificiale possa simulare alcuni aspetti dell’intelligenza umana, al momento attuale questa tecnologia è lungi dall’essere paragonabile alla nostra intelligenza.


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Le applicazioni commerciali

Nonostante non sia comparabile all’intelligenza umana, l’intelligenza artificiale nasconde un potenziale enorme. Da alcuni anni anche le aziende svizzere sono interessate al suo grande potenziale, come conferma Luca Maria Gambardella, professore ordinario alla facoltà d’informatica dell’USI e presso l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA) di Lugano, che ha diretto per 32 anni. “Diversi settori come la sanità, la finanza, la pubblica amministrazione e la manifattura di precisione hanno oggi un forte interesse nelle applicazioni d’intelligenza artificiale”, racconta il prof. Gambardella. Gli usi sono i più diversi. Nella manifattura di precisione, l’intelligenza artificiale aiuta a rendere gli eccellenti macchinari di precisione svizzeri più veloci. In ambito finanziario, l’intelligenza artificiale viene invece usata per creare nuove forme di relazioni con i clienti tramite gli assistenti virtuali (chatbot) o i gestori patrimoniali virtuali (robo advisor). Nel campo della logistica, l’intelligenza artificiale aiuta a ottimizzare la distribuzione della merce, nel controllo qualità permette di verificare in tempo reale la produzione tramite l’interpretazione di video e immagini, mentre nel compliance permette di estrarre dati testuali dai documenti facilitando così la ricerca delle informazioni. 

L’innovazione svizzera

Tutte soluzioni possibili anche grazie al supporto finanziario dell’Agenzia svizzera per la promozione dell’innovazione Innosuisse. “Il fondo di Innosuisse permette alle aziende svizzere che non trovano una soluzione sul mercato di collaborare con i centri di ricerca per sviluppare nuove applicazioni” spiega il prof. Gambardella. Uno strumento questo di importanza strategica per la Svizzera. “È soprattutto grazie al fondo di Innosuisse se la Svizzera è da anni al primo posto tra le nazioni più innovative al mondo”, sottolinea il prof. Gambardella. Non mancano però le difficolta a sviluppare e adottare nuove soluzioni, soprattutto tra le Piccole e Medie Imprese (PMI). “Oggigiorno non esistono soluzioni standard nel campo dell’intelligenza artificiale – spiega il prof. Gambardella –, ogni applicazione è personalizzata e viene sviluppata e implementata caso per caso”. Per questo motivo è strettamente necessario che ai consulenti esterni vengano affiancati specialisti interni dell’azienda. Specialisti dei quali le grandi aziende dispongono, ma che le PMI invece hanno difficoltà ad assumere e a trattenere. 


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Il professor Luca Maria Gambardella

Un paese all’avanguardia

Nonostante le difficoltà, il nostro paese è ben posizionato nel campo dell’intelligenza artificiale. Questa è la conclusione di un rapporto federale presentato alla fine del 2019. Secondo il rapporto, gli istituti di ricerca svizzeri sono tra i principali attori mondiali nel campo dell’intelligenza artificiale e la Svizzera è uno dei paesi più dinamici al mondo in termini di sviluppo e applicazione, misurati in base al numero di brevetti e di start up. Un punto di vista che il prof. Gambardella condivide. “Oltre ai politecnici federali, che oggi sono interessati all’intelligenza artificiale più che in passato, la Svizzera possiede anche importanti centri di ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale come l’IDSIA e vengono investite grosse somme di denaro”, dice il prof. Gambardella; “pertanto, la Svizzera è all’avanguardia in questo campo”.

Ci ruberà il lavoro?

Nonostante i benefici dell’intelligenza artificiale, tra la popolazione serpeggia il timore che questa tecnologia ci ruberà il lavoro. Ma è davvero così? Un rapporto di fine 2017 di McKinsey mostra un’immagine interessante. I ricercatori di McKinsey hanno analizzato oltre 2’000 posti di lavoro in oltre 800 professioni e sono arrivati alla conclusione che l’automazione dei processi d’intelligenza artificiale e la robotica potrebbero influenzare circa il 50% delle professioni. Influenzare però non significa far sparire. Secondo i ricercatori di McKinsey, solo il 5% delle professioni sarà infatti completamente automatizzato e sparirà, mentre per le altre l’automazione trasformerà il modo in cui lavoriamo. L’intelligenza artificiale permetterà di creare una maggior interazione uomo-macchina che non renderà l’uomo obsoleto. Al contrario, lo potenzierà.
Oltre a essere più un aiuto che un sostituto, l’intelligenza artificiale genera anche nuovo lavoro, come sottolinea Mary L. Gray, autrice del libro Ghost Work: How to Stop Silicon Valley from Building a New Global Underclass. Gray rivela in un’intervista all’NZZ che migliaia di persone di ogni estrazione sociale svolgono un lavoro invisibile di classificazione dei dati usati per allenare gli algoritmi d’intelligenza artificiale. È infatti necessario etichettare innumerevoli dati per far funzionare gli algoritmi. Questi lavori sono però spesso poco stimolanti e precari, e possono in alcuni casi portare a sfinimento mentale. Quindi è giusto promuovere l’intelligenza artificiale, ma non bisogna dimenticare le tante persone che svolgono il lavoro dietro le quinte. 

L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE NEL NOSTRO CANTONE

Il Ticino è un Cantone d’eccellenza nel campo dell’Intelligenza artificiale. Sul territorio cantonale esistono diverse aziende che offrono specialisti in questo ambito. Inoltre, con l’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (IDSIA USI-SUPSI) di Lugano, il Canton Ticino dispone di uno tra i centri più all’avanguardia a livello mondiale. L’istituto è stato fondato nel 1988 da Angelo Dalle Molle, un filantropo italiano proprietario dell’amaro Cynar. Venduta l’azienda di famiglia, Dalle Molle ha fondato in Svizzera tre istituti di ricerca tra cui l’IDSIA. Dalle Molle era un visionario che usò già nel lontano 1988 il termine intelligenza artificiale nel nome dell’istituto; un campo che allora era molto poco conosciuto. L’istituto è stato donato all’USI e alla SUPSI nel 2000. Le sue attività spaziano dalla ricerca fondamentale a quella applicata, fino al trasferimento di conoscenze in soluzioni concrete nel mondo reale. Oggi dà lavoro a 90 impiegati. 
Non solo ricerca e sviluppo: in Ticino è possibile anche formarsi nel campo dell’intelligenza artificiale. L’USI offre infatti dal 2017 un Master in intelligenza artificiale (il primo del suo genere in Svizzera) mentre la SUPSI dal 2020 offre un Bachelor in data science e intelligenza artificiale. Tutti questi fattori rendono il Canton Ticino molto attrattivo per le aziende che vogliono creare i loro centri di ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale. Così anche UBS nel 2018 ha scelto il suo stabile di Suglio a Manno per stabilire il nuovo centro di ricerca sull’intelligenza artificiale. 
Per i più curiosi, inoltre, dal settembre scorso nel tunnel pedonale di Besso è in mostra un’installazione artistica che raffigura un cervello artificiale. L’opera si chiama “NeuralRope#1” ed è un’installazione permanente che spazia dall’arte contemporanea all’intelligenza artificiale. Promossa da L*3-Lugano Living Lab, che riunisce Città, USI e SUPSI, oltre ad aziende attive nelle nuove tecnologie, l’installazione riproduce in tre dimensioni una rete neuronale. Tramite delle telecamere presenti nel tunnel si può comunicare a gesti con il cervello artificiale. Mentre l’algoritmo interpreta i nostri gesti, la rete neuronale si attiva e mostra con luci e colori il calcolo del cervello artificiale. Un modo diverso per entrare in contatto con questa affascinante tecnologia.

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