laRegione
sahara-occidentale-una-storia-di-impegno-e-di-diritti
Un momento del rituale del pane.
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
50 min

Per capire il Kosovo

Il paese che esiste per alcuni, ma non per altri. Dove i ponti diventano muri e la storia non si dimentica
Ticino7
7 ore

La pandemia e le strategie asettiche

La mascherina è fondamentale per proteggersi e proteggere gli altri. In molti, invece, pare si stiano dimenticando delle loro manine
Ticino7
6 gior

This War of Mine: quando i videogiochi entrano a scuola

I 'serious games' possono essere utilizzati per studiare temi importanti come la storia e la guerra. Sta succedendo in Polonia con un gioco davvero originale
Ticino7
6 gior

Erminio Ferrari e il valzer per un amico

Pubblichiamo un racconto dall'ultimo libro del giornalista e scrittore morto in montagna mercoledì scorso: una storia di amicizia, cime, musica e tutto il resto
Ticino7
6 gior

710 Ashbury Street: il ‘gruppo locale’ dei Grateful Dead

Considerati la band psichedelica per definizione, i Grateful Dead sono stati un fenomeno artistico centrale nella storia della controcultura americana.
Ticino7
1 sett

La Ficcanaso, la Ferragni e la seconda gravidanza

La già lunga lista di “cose che dobbiamo imparare da Chiara Ferragni”, si è arricchita, qualche giorno fa, di un nuovo importantissimo capitolo
Ticino7
1 sett

Depilazione: cosa ci dice un pelo

Farlo o non farlo. Per alcune è diventato un dilemma. Per altre una questione di moda, di rivendicazioni e a volte di semplice pigrizia.
Ticino7
1 sett

Sport e disturbi psichici. Ombre accanto al ghiaccio

Negli sport di squadra il tasso di burnout e abuso di alcol tocca il 5% dei giocatori, per ansia e depressione si arriva al 45. E in Ticino?
Ticino7
1 sett

Una tazzina con Jean-Claude Luvini

Importa caffè certificati provenienti principalmente dall’Uganda. Prodotti molto richiesti, soprattutto da chi crede nell'economia equo-solidale.
Ticino7
2 sett

Ciccia, bellezza e differenze

Vanessa Incontrada si mette nuda e ricorda a tutte (e tutti) di essere sé stessi. Lei può, perché è il suo mestiere: noi no, perché facciamo altro.
Ticino7
2 sett

Tu cercali, se vuoi, nellʼuovo

Oggi non esiste uomo (probabilmente) che non si sia mai tolto qualche pelino di troppo. Sarà un problema di bellezza.
Ticino7
2 sett

Il destino e il lusso della verità

La domanda è: si può imparare a fingere? Sì, ma solo esercitandosi molto, con metodo e rigore. Solo, soprattutto, iniziando con sé stessi.
Ticino7
2 sett

Segreti. Che rimanga tra noi

Ci sono cose che non vogliamo o non possiamo dire (a tutti). Ma quali ricadute hanno queste verità nascoste sulla nostra salute?
Ticino7
2 sett

Cinema porno: una vita per lo schermo

Breve ma esaustiva storia irragionata della cinematografia a luci rosse. Dedicato a chi preferisce superare i soliti (e scontati) luoghi comuni.
Ticino7
2 sett

Naomi Dominò crea meraviglie

Ha 32 anni, è originaria di Osogna e di mestiere fa l’orafa. E pensare che era partita studiando i cervelloni elettronici...
Ticino7
3 sett

Sono intime verità

Per mantenere un segreto, a volte è necessario raccontare delle bugie. Agli altri, e anche a sé stessi.
Ticino7
3 sett

Rogita o non rogita?

Ah, casa dolce casa. La vedi, la vorresti, è tua e pensi a "due cuori e una capanna*. Ma i sogni sono (anche) illusioni e non sempre tutto fila come volevi.
Ticino7
3 sett

Sabrina parla ai cavalli

Ama le sfide. E infatti ha seguito la sua passione mollando un mestiere sicuro in ufficio per montare in sella ai suoi cavalli e lavorare – soprattutto – con i bambini.
Ticino7
3 sett

Paesi Baschi. O ruvida ʻpatria’...

Il posto che stavo cercando si chiama Larrabetzu. Ma non stavo cercando Larrabetzu. Anzi, appena tre giorni prima non sapevo nemmeno che esistesse...
Ticino7
3 sett

Tecnologia, spazzatura e sostenibilità

Nel mondo la quantità di rifiuti elettronici continua a crescere e oggi solo un quinto viene riciclato correttamente. E in Svizzera, come siamo messi?
Ticino7
4 sett

Modernità e cimiteri digitali

A casa cʼè un cassetto dove i vecchi cellulari vengono messi a riposo. Forse per evitare che tutto vada ‘perduto per sempre’? (roba da ‘Blade Runner’)
Ticino7
1 mese

Le scuse dei maschi

Di solito non si sbaglia: la verità, è che non gli piaci abbastanza. Tutto il resto sono parole, parole, parole... (come cantava Mina).
Ticino7
15.08.2020 - 18:000

Sahara Occidentale. Una storia di impegno e di diritti

Aminatou Haidar e la sua lotta pacifica per l’indipendenza e la libertà.

Pubblichiamo un contributo apparso in Ticino7, questa settimana allegato del venerdì (vista la festività) a laRegione.

Lo scorso mese di dicembre, la fondazione Right Livelihood ha consegnato ad Aminatou Haidar, attivista saharawi per il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale, il Premio Nobel Alternativo, in riconoscimento della sua lotta pacifica per la giustizia e l’autodeterminazione del popolo saharawi. 
Il Sahara Occidentale, antica colonia spagnola dal 1975 in gran parte occupata dal Regno del Marocco, attende infatti dagli anni Sessanta la messa in atto del processo di decolonizzazione, ovvero l’organizzazione di un referendum che permetta alla popolazione indigena di esercitare liberamente il suo diritto all’autodeterminazione.
La signora Haidar vive nella parte del Sahara Occidentale occupata illegalmente dal Marocco, ovvero la parte che dà sulla costa atlantica (territori occupati); la parte liberata dal Fronte Polisario confina invece con la Mauritania e non ha accesso al mare. Fra i due territori si erge un muro lungo 2’700 chilometri fatto costruire negli anni Ottanta dall’esercito marocchino; milioni sono le mine antipersona disseminate lungo il muro, che hanno causato centinaia di morti e feriti.
Come moltissimi attivisti saharawi, la signora Haidar è stata più volte picchiata, imprigionata senza una procedura formale e torturata in prigioni segrete, privata di ogni contatto con il mondo esterno. Il Relatore speciale del Consiglio dei diritti umani dell’ONU sulla tortura e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti ha reso noto di aver ricevuto numerose denunce riguardanti l’uso eccessivo della forza da parte delle autorità marocchine al fine di disperdere le manifestazioni in favore del diritto all’autodeterminazione, come pure testimonianze di attivisti saharawi abbandonati in luoghi sperduti dopo essere stati violentemente picchiati.
Aminatou Haidar ha fondato il movimento saharawi per i diritti umani, è presidente e cofondatrice del Collettivo dei difensori saharawi dei diritti umani (CODESA) e organizza manifestazioni, raccoglie prove nei casi di tortura e ha fatto diversi scioperi della fame, per denunciare la violazione dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale e richiamare l’attenzione del mondo sulla situazione del suo popolo negletto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.
È recente la notizia secondo cui le autorità marocchine hanno impedito di celebrare a El-Ayoun (territori occupati) il ricevimento del Premio Nobel Alternativo da parte della signora Haidar, ostacolando l’accesso al luogo e intervenendo con violenza sui presenti per far sgomberare il locale della manifestazione. In quell’occasione, l’attivista stessa è stata malmenata dalla polizia e ha riportato importanti lesioni al collo e alla schiena.
La violazione dei diritti umani del popolo Saharawi nei territori occupati è grave e sistematica. Ogni tipo di libera espressione da parte della popolazione, in merito al suo diritto all’autodeterminazione, è considerato dal Regno del Marocco come una violazione dell’integrità territoriale; di conseguenza i diritti d’opinione e d’espressione, la libertà di riunirsi pacificamente e la libertà d’associazione vengono sistematicamente violati dalla Potenza occupante.
Il Regno del Marocco ha aderito e ratificato le Convenzioni di Ginevra nel lontano 1956; malgrado ciò continua a occupare illegalmente gran parte del Sahara Occidentale e a rendersi colpevole di ripetute e gravissime violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione saharawi che vive nei territori occupati. 
L’ONU e l’Unione Europea hanno finora dimostrato di non volere di fatto applicare il diritto internazionale e di non volersi attenere alle decisioni delle istanze giudiziarie internazionali, contravvenendo alla Carta delle Nazioni Unite, che promuove segnatamente la pace tra i popoli, lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni e lo sviluppo economico e sociale dei popoli.
Alla luce di questa realtà, quale sarà l’impatto della lotta pacifica della signora Haidar e di centinaia di attivisti saharawi?


Aminatou Haidar

SAHARA OCCIDENTALE

Il Sahara Occidentale è oggi un territorio di 266mila km2 che confina con il Marocco a nord, con l’Algeria a nord-est, con la Mauritania a est e a sud, e con l’Oceano Atlantico a ovest. Anticamente il territorio sahariano era occupato da popolazioni berbere. Verso la fine del XIX secolo le due regioni, la Saguia el Hamra e il Wädï ad-Dahab (Rio de Oro), che costituirà in seguito il Sahara spagnolo, erano abitate da popolazioni nomadi. A partire dal 1479, quando Spagna e Portogallo definirono le rispettive zone d’influenza e la Spagna ottenne il controllo di una parte dell’attuale Sahara Occidentale, quest’ultimo divenne dapprima protettorato e in seguito colonia spagnola. Negli anni 1965/66, l’Assemblea Generale dell’ONU domandò al governo spagnolo di mettere in atto quanto necessario per liberare il territorio dal dominio coloniale e definire le procedure per organizzare un referendum per l’esercizio del diritto all’autodeterminazione da parte della popolazione indigena. Malgrado ciò il processo di decolonizzazione non ebbe mai luogo: il Regno del Marocco adottò tutte le strategie possibili per ostacolare il referendum e la Spagna, avente allora lo statuto di potenza amministrativa, su pressione del Regno del Marocco e della Mauritania sottoscrisse nel 1975 gli accordi tripartiti di Madrid (amministrazione tripartita, Mauritania-Marocco-Djemaa) e un anno più tardi si ritirò dal territorio. Tuttavia, siccome la Spagna non poteva trasferire né il diritto di sovranità né lo statuto di potenza amministrativa, l’accordo non ebbe alcuna validità e ne risultò un vuoto giuridico, che venne sfruttato dal Fronte Polisario (FP, Fronte di liberazione di Saguia el Hamra e Rio de Oro), nato come organo di resistenza contro la potenza coloniale spagnola. Il Fronte proclamò l’indipendenza del Sahara Occidentale e dunque la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica. Contestualmente al ritiro della Spagna, la Mauritania (dal sud) e il Regno del Marocco (dal nord) invasero il territorio del Sahara Occidentale. In particolare, nell’ottobre del 1975 re Hassan II del Marocco organizzò l’invasione militare e in seguito la cosiddetta “marcia verde” in cui 350mila persone, in parte civili, in parte militari camuffati, marciarono verso il territorio del Sahara Occidentale. L’invasione e il conflitto armato che ne seguì costrinsero la popolazione civile saharawi a fuggire nella vicina Algeria, a Tinduf, dove si formarono dei campi profughi che oggi, a distanza di oltre 40 anni, ancora ospitano circa 170mila donne, uomini e bambini saharawi. Il conflitto armato tra FP e Regno del Marocco terminò con la sottoscrizione del cessate il fuoco nel 1991, a cui fece seguito la creazione della MINURSO, la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale, creata dal Consiglio di Sicurezza. Da allora, il territorio del Sahara Occidentale è riconosciuto come Territorio Non Autonomo che non dispone di una potenza amministrativa sancita dall’ONU.

NOTA SULL'AUTRICE: Lucia Tramèr è avvocata e segretaria dell’Associazione per lo sviluppo delle energie rinnovabili Sahara-Solare-Solidale.

Guarda le 3 immagini
© Regiopress, All rights reserved