laRegione
Nuovo abbonamento
fuerteventura-o-il-vento-che-spettina-i-pensieri
+3
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
1 gior

Sofia Santori e una storia d'amore #atypical

Mamma di due meravigliose bambine, ci parla dell'autismo di sua figlia, della pagina #chihapauradellospettro e di molto altro
Ticino7
1 gior

Ringiovanire, un'ossessione molto redditizia

Sulle rughe aveva ragione Anna Magnani, quando al suo truccatore diceva: “Non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele!”
Ticino7
1 gior

Traslocare: una cosa terribile che per fortuna rifarò

Dal montaggio degli scatoloni alla luce in fondo al tunnel, diario psicotico e musicale di un'esperienza dalla quale siamo passati quasi tutti
Ticino7
1 gior

La Ficcanaso e il Kindle (un po' come la scarpa comoda)

Perché il dubbio, quello che ho da tempo e che mi tormenta soprattutto quando vorrei tanto fare un’orecchia alla pagina...
Ticino7
1 gior

Maledetta mezz'età (una festa in valle)

A un certo punto nella vita si è troppo vecchi per stare coi giovani, ma troppo giovani per andare a letto presto.
Ticino7
1 sett

Lugano, ritorno a SlowLake

Dagli appunti del Covid-19 ecco una Zurigo viva a metà, l’ex Bronx alla Foce di Lugano e l’improvvisazione.
Ticino7
1 sett

Quattro pugni (di vita) con Americo Fernandes

Nato a Capo Verde, sul ring ci arriva all’età di 18 anni e nel 1985 si trasferisce in Ticino. Volete incontrarlo? Aprite la porta del Boxe Club Locarno.
Ticino7
1 sett

1990-1999: mille e non più mille?

Riflessioni apocalittiche e poco integrate ricordando un decennio che non era poi così male, dai.
Ticino7
1 sett

Di Novanta ce n'è uno

È opinione comune considerare i Cinquanta e i Sessanta come i migliori decenni del Novecento. Ora, provate a fare mente locale...
Ticino7
1 sett

Menefreghismo e inciviltà sulle rive del Brenno

Metti un tardo pomeriggio a Biasca e la voglia di farsi un bagno rinfrescante sulle rive del fiume. Scansando i rifiuti, naturalmente.
Ticino7
2 sett

Il caldo e la vita (passando dai capelli)

L’estate scorsa pedalavi in bicicletta col vento tra i capelli e tutto quel fiorato che svolazzava. Oggi il tuo riflesso in una vetrina ricorda la bidella delle scuole...
Ticino7
2 sett

Da schiavi a criminali: colpevoli di essere sé stessi

Un libro e un documentario "senza se e senza ma" per comprendere le origini delle discriminazioni vissute dalla comunità afro-americana statunitense.
Ticino7
2 sett

Storie di vita. La Regina che mi aprì gli occhi

1992, North Carolina. Io lavoravo per una multinazionale della carne, lei venne a lavorare come ricezionista. Ma un brutto giorno...
Ticino7
2 sett

Il nostro razzismo. Chi ha paura dell'uomo nero?

L'artificioso concetto di razza rimane un segnaposto all’interno di un sistema a forma di piramide fatto di diritti e privilegi politici, economici, giuridici e sociali. Anche in Svizzera.
Ticino7
2 sett

Discriminazioni: un problema di colore

A volte ci si illude che il razzismo possa estinguersi da solo, come certi personaggi malmostosi con le loro pantofole sfondate. E invece.
Ticino7
3 sett

Manuela Meier non ha paura di sporcarsi le mani

Ha scelto di seguire le orme di famiglia, quelle che hanno lasciato suo papà, nonno e addirittura bisnonno: coltivare ortaggi con infinita passione.
Ticino7
3 sett

Quando finisce un libro

Ovvero, quando amare non significa aggiustare. Perché nessuno è aggiustabile.
Ticino7
3 sett

Macerie d’Albania: storie da un paese che vuole crescere

Lo scorso maggio il Teatro nazionale di Tirana è stato raso al suolo, nonostante una forte opposizione popolare.
Ticino7
3 sett

Pizzo Cornera. Toccare la cima, ma con molta attenzione

" (...) il pietrone che ne costituisce la vetta balla da far spavento, come ci eravamo resi conto con un brivido io e il Maurino, quando l’avevo salito.
Ticino7
3 sett

Piantate un seme, aiutate la diversità

La riscoperta dell’orto e la coltivazione di frutta e verdura sono stati tra gli effetti secondari più sorprendenti dell’emergenza sanitaria. Ma c'è chi da molti anni promuove e sostiene queste attività.
Ticino7
01.08.2020 - 17:450

Fuerteventura o il vento che spettina i pensieri

“Se non ci fossero gli alisei qui saremmo fritti e a farla da padrone sarebbe Calima e ci farebbe rosolare come in un forno".

Pubblichiamo un contributo apparso in Ticino7, questa settimana allegato del venerdì (causa festività) a laRegione. 

‘Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere / Dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare / E avere la pazienza delle onde di andare e venire / Ricominciare a fluire’ 

Così canta Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, in Imparare dal vento. Flusso che seguirò durante tutta la mia permanenza a Fuerteventura mentre il vento – che fa parte indissolubilmente della quotidianità dell’isola –, mi spettina in continuazione i pensieri.
Fuerteventura fa parte dell’arcipelago delle isole Canarie (Spagna) ed è la più vicina alle coste africane, solo 97 chilometri la dividono da Mama Africa. La vista si perde tra le montagne sinuose che abitano gli infiniti spazi dell’isola e che si intrecciano tra il blu scuro dell’Oceano Atlantico, le radure desertiche e l’azzurro del cielo, donando un senso di vastità interna preziosa. Ad arricchire il panorama ci sono ulivi, palme, qualche mulino, pale eoliche, muretti a vista che servivano – e servono – a delimitare il percorso delle innumerevoli capre. Alla tavolozza di colori manca il verde – a cui noi siamo abituati bene – ma ogni tanto sorprendono delle piccole oasi che illuminano con la loro rigogliosità. Gli abitanti dell’isola si chiamano majoreros: nome che deriva da un tipo di calzatura in pelle di capra che indossavano i primi coloni. Nonostante siano costantemente invase da migliaia di turisti tutto l’anno – le Canarie sono famose per avere un clima primaverile/estivo costante – gli abitanti sono amabili, aperti e ti salutano guardandoti negli occhi quando ti incontrano.

Questa è la mia terra

Con i suoi 326 chilometri di costa, Fuerteventura può vantare quasi 80 chilometri di spiagge di vario tipo e per tutti i gusti: sabbia dorata, nera, ciottoli, scogli e chi più ne ha, più ne metta. Nel cuore di Fuerteventura, c’è l’antica capitale: Betancuria, poco più di 700 abitanti, tutte le case sono bianche, cactus ovunque, l’eco dei canti dei galli si alterna ai latrati dei cani e lì incontro Basilio, un garbato e socievole signore di 72 anni. “È cambiato tutto qui, prima non c’era luce elettrica, acqua potabile. Sono nato qui e amo questo villaggio, c’è più tranquillità, semplicità, si vive a un ritmo cadenzato”. Basilio ha iniziato a lavorare nei palmeti quando aveva 14 anni; per educazione non gli chiedo dove ha perso l’avambraccio sinistro, ma posso immaginare che nella vita abbia armeggiato con lame assai affilate e pericolose. “Lavoravo nelle piantagioni e a metà degli anni Sessanta ho vissuto 9 anni in Africa nel deserto del Sahara”. Si dice spesso che per una persona che nasce su un’isola sia doloroso separarsi dalla propria terra d’origine: “Sono nato qui, le mie radici le sento qui e mai potrei pensare di vivere altrove. Amo coltivare la terra e nutrirmi con quello che il mio orto offre. Ho galline, conigli e capre. Lavoro tutto il giorno nel mio pezzetto di terra, cosa farei in una città? Magari senza nemmeno il vento che mi accompagna ogni giorno”. 

Amore a prima vista

Tra una camminata a piedi nudi sulla spiaggia e del tempo ammirando la forza dell’Oceano Atlantico con le sue maestose onde conosco Luca, 57 anni, originario di Verona. Vive a Fuerteventura da 10 anni. “Ammetto che è il primo anno che mi sento un po’ stanco: mi sono dato molto da fare da quando sono qui, avrei bisogno di staccare. Fuerteventura si è dovuta omologare alle leggi europee ultimamente e ci siamo tutti rimboccati le maniche per essere al passo con la legge”. 
Luca gestisce il Bar Diferente a Puerto Lajas. Come dargli torto? A due passi dal mare, albe mozzafiato tutti i giorni, lontano dalla movida di località turistiche mainstream, un vero paradiso per gli amanti della pace e della natura. “Sto meditando se rimanere ancora qui, mi sto ascoltando ma potrei aver voglia di un posto nuovo. Molti mi dicono: chi te lo fa fare alla tua età? Ma se sentissi che questa vita non mi risuonasse più, cambierei senza tante menate”. Luca ha sempre lavorato nel mondo della ristorazione, con la isla è stato amore a prima vista. “Negli anni Fuerteventura è cambiata molto, è stata presa d’assalto da orde di turisti che hanno fatto un sacco di speculazioni immobiliari: tedeschi, inglesi, italiani, francesi, russi, svizzeri e anche molti spagnoli. I prezzi sono saliti alle stelle, quando sono arrivato io potevi comprarti un appartamento vista mare con pochi soldi... ora invece le cose sono cambiate”. Mentre Luca si racconta il vento ci fa compagnia; oggi non è particolarmente forte ma si fa comunque sentire: “Se non ci fossero gli alisei qui saremmo fritti e a farla da padrone sarebbe Calima – un vento caldo africano insopportabile – e ci farebbe rosolare come in un forno".

La natura perduta

Dulcis in fundo incontro Donicia Maria Santana Moreira (si sa, i nomi spagnoli sono spesso lunghissimi), nata il 6 febbraio del 1928. Mai le avrei dato la sua età: ha una pelle liscia e morbida, un sorriso luminoso, unghie dipinte di rosso, truccata con gusto e una simpatia contagiosa. Le sue figlie, Carmen e Maria, vivono con lei e mi accolgono nella loro casa nel cuore di Corralejo, una delle destinazioni turistiche più battute dell’isola.
“Una volta si viveva meglio, eravamo più a contatto con la natura. Oggi siamo completamente sconnessi dalla bellezza che ci circonda, ci sono bar, locali, ristoranti, rumore, troppa gente che invade le stradine della cittadina, tutto è asfaltato: pensa che quando ero piccola c’era solo sabbia, si viveva in modo umile grazie a quello che l’oceano offriva”. Sia il padre sia il marito erano pescatori… “Abbiamo perso la nostra identità e non sappiamo più da dove veniamo, ma fortunatamente c’è il mare a due passi che mi ricorda chi sono. Non so nuotare – sono sempre stata una fifona –, ma non potrei immaginarmi un’esistenza senza addormentarmi con il rumore delle onde”. Donicia Maria quando era giovane era chiamata la bonita del pueblo, e ancora oggi conserva quella bellezza che in gioventù la faceva risplendere. “Ho avuto una bella vita, sono contenta e mai mi sono sentita isolata dal resto del mondo nonostante sia nata a Fuerteventura. Casa mia è qui e sempre lo sarà”. 

Guarda tutte le 7 immagini
© Regiopress, All rights reserved