Galles
1
Svizzera
1
fine
(0-0)
Danimarca
Finlandia
18:00
 
fuerteventura-o-il-vento-che-spettina-i-pensieri
+3
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
3 ore

Biennale Architettura Venezia 2021. Visioni svizzere in Laguna

“Nell’opera che presento a Venezia c’è la mia Svizzera. Tutto è cominciato lì: facevamo le torri, le capanne sugli alberi, nel bosco" (Not Vital)
Ticino7
5 ore

Una partita con Claudio Boschetti

Classe 1957, ha studiato Belle Arti si è sempre mosso nel campo della vendita e del marketing. E gli scacchi gli hanno spesso dato una marcia in più
Ticino7
10 ore

I miracoli di tutti (i giorni)

Quando credi che la tua vita sia solo un casino, ascoltare i racconti degli altri aiuta (anche ad andare avanti)
Ticino7
5 gior

Mangiare fuori. Da ogni campo

Come spesso accade nella vita, basta aspettare. Aspettare che il vino faccia effetto, che la carne arrivi in tavola, che i bambini mangino con le mani. Basta aspettare...
Ticino7
1 sett

Alla fonte della tradizione con Edo Cima

Dai 19 ai 33 anni attivo nel campo dell’edilizia. Poi altri dieci come insegnante al Centro Formazione Professionale di Gordola... e ora produttore di bibite gassate
Ticino7
1 sett

La Bocciofila dal Crot. Un racconto di Giorgio Genetelli

"Non accettava la valutazione a occhio e metteva in atto una persistente strategia psicologica per innervosire l’avversario e poi sbeffeggiarlo se la tattica riusciva..."
Ticino7
1 sett

Senza 'diversità' si soffoca un po’

Le città prive di polmoni ‘non convenzionali’ e di luoghi dove sognare mondi diversi sono tombe sociali
Ticino7
1 sett

United Roads of America. Quella Georgia da ʻtenere in menteʼ

“Per loro natura, i neri – disse in un suo celebre discorso il sudista Alexander Stephens – sono adatti alla condizione che occupano nel nostro sistema”. Cioè schiavi
Ticino7
1 sett

Homer e la rivalsa del vero sé

Col debutto dei ʻSimpsonsʼ avvenuto più di trent’anni fa, cominciò a vacillare quel tabù mediatico delle animazioni perbeniste e dal lieto fine. Una rivoluzione
Ticino7
2 sett

Riflessioni sull'arte con Giuliano Togni

"Manca la qualità", secondo lui. E manca soprattutto un riconoscimento per chi fa ricerca e percorre strade diverse
Ticino7
2 sett

Disavventure Latine 4. Frontiera vista mare

Colombia, stiamo arrivando! Sì, prima però ci sono un paio di formalità e alcune usanze locali da "evadere". Procediamo con calma: eccoci alla dogana...
Ticino7
2 sett

Teatro: vivere il palco, ma in modo diverso

La recitazione può diventare un laboratorio dove rileggere il proprio vissuto, a volte drammatico e molto doloroso. Ecco alcune esperienze e testimonianze
Ticino7
2 sett

Un giorno da nulla

Una buona azione fa bene agli altri, ma soprattutto fa bene a noi. Non avete ancora deciso cosa fare?
Ticino7
2 sett

United Roads of America. La battaglia sull'aborto

Qui gli animi si sono accesi 50 anni fa e oggi tutti attendono di capire come si pronuncerà la Corte Suprema. In gioco c'è la vita o la morte, e i diritti civili
Ticino7
2 sett

C'era una volta la Valascia (con Danilo Gobbi)

Se volevate una birra e qualcosa da mettere sotto i denti dovevate vedervela con lui, lì, davanti alla "Buvette". E poi tutti in Curva a cantare e saltare
Ticino7
2 sett

Tecnologia e sicurezza. Una faccia, una persona?

Polizie e governi in tutto il mondo li usano, ma gli studi sembrano dimostrare come i sistemi di riconoscimento del viso siano spesso imprecisi e discriminatori
Ticino7
3 sett

Tu, fratello neanderthaliano

Viveva in società, cacciava e pescava, costruiva capanne, utilizzava un linguaggio articolato e cuoceva il suo cibo. Poi un giorno, dalla lontana Africa...
Ticino7
3 sett

Insomma, quante sarebbero: una, alcune o parecchie razze?

ʻNo, la razza non esiste. Sì, la razza esiste. No, certo essa non è ciò che si dice che sia; tuttavia essa è la più tangibile, reale, brutale, delle realtàʼ
Ticino7
3 sett

Siamo sempre, le solite, scimmie

LʼHomo sapiens cerca un nuovo salto evolutivo. La tecnologia lo aiuta, ma non è detto basterà
Ticino7
3 sett

A una certa età (tutti i problemi vengono al pettine)

Le amiche che fino a ieri si interrogavano sul prodotto miracoloso anticellulite oggi sono attanagliate da altri dilemmi. I principali sono botox e capelli bianchi
Ticino7
01.08.2020 - 17:450

Fuerteventura o il vento che spettina i pensieri

“Se non ci fossero gli alisei qui saremmo fritti e a farla da padrone sarebbe Calima e ci farebbe rosolare come in un forno".

Pubblichiamo un contributo apparso in Ticino7, questa settimana allegato del venerdì (causa festività) a laRegione. 

‘Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere / Dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare / E avere la pazienza delle onde di andare e venire / Ricominciare a fluire’ 

Così canta Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, in Imparare dal vento. Flusso che seguirò durante tutta la mia permanenza a Fuerteventura mentre il vento – che fa parte indissolubilmente della quotidianità dell’isola –, mi spettina in continuazione i pensieri.
Fuerteventura fa parte dell’arcipelago delle isole Canarie (Spagna) ed è la più vicina alle coste africane, solo 97 chilometri la dividono da Mama Africa. La vista si perde tra le montagne sinuose che abitano gli infiniti spazi dell’isola e che si intrecciano tra il blu scuro dell’Oceano Atlantico, le radure desertiche e l’azzurro del cielo, donando un senso di vastità interna preziosa. Ad arricchire il panorama ci sono ulivi, palme, qualche mulino, pale eoliche, muretti a vista che servivano – e servono – a delimitare il percorso delle innumerevoli capre. Alla tavolozza di colori manca il verde – a cui noi siamo abituati bene – ma ogni tanto sorprendono delle piccole oasi che illuminano con la loro rigogliosità. Gli abitanti dell’isola si chiamano majoreros: nome che deriva da un tipo di calzatura in pelle di capra che indossavano i primi coloni. Nonostante siano costantemente invase da migliaia di turisti tutto l’anno – le Canarie sono famose per avere un clima primaverile/estivo costante – gli abitanti sono amabili, aperti e ti salutano guardandoti negli occhi quando ti incontrano.

Questa è la mia terra

Con i suoi 326 chilometri di costa, Fuerteventura può vantare quasi 80 chilometri di spiagge di vario tipo e per tutti i gusti: sabbia dorata, nera, ciottoli, scogli e chi più ne ha, più ne metta. Nel cuore di Fuerteventura, c’è l’antica capitale: Betancuria, poco più di 700 abitanti, tutte le case sono bianche, cactus ovunque, l’eco dei canti dei galli si alterna ai latrati dei cani e lì incontro Basilio, un garbato e socievole signore di 72 anni. “È cambiato tutto qui, prima non c’era luce elettrica, acqua potabile. Sono nato qui e amo questo villaggio, c’è più tranquillità, semplicità, si vive a un ritmo cadenzato”. Basilio ha iniziato a lavorare nei palmeti quando aveva 14 anni; per educazione non gli chiedo dove ha perso l’avambraccio sinistro, ma posso immaginare che nella vita abbia armeggiato con lame assai affilate e pericolose. “Lavoravo nelle piantagioni e a metà degli anni Sessanta ho vissuto 9 anni in Africa nel deserto del Sahara”. Si dice spesso che per una persona che nasce su un’isola sia doloroso separarsi dalla propria terra d’origine: “Sono nato qui, le mie radici le sento qui e mai potrei pensare di vivere altrove. Amo coltivare la terra e nutrirmi con quello che il mio orto offre. Ho galline, conigli e capre. Lavoro tutto il giorno nel mio pezzetto di terra, cosa farei in una città? Magari senza nemmeno il vento che mi accompagna ogni giorno”. 

Amore a prima vista

Tra una camminata a piedi nudi sulla spiaggia e del tempo ammirando la forza dell’Oceano Atlantico con le sue maestose onde conosco Luca, 57 anni, originario di Verona. Vive a Fuerteventura da 10 anni. “Ammetto che è il primo anno che mi sento un po’ stanco: mi sono dato molto da fare da quando sono qui, avrei bisogno di staccare. Fuerteventura si è dovuta omologare alle leggi europee ultimamente e ci siamo tutti rimboccati le maniche per essere al passo con la legge”. 
Luca gestisce il Bar Diferente a Puerto Lajas. Come dargli torto? A due passi dal mare, albe mozzafiato tutti i giorni, lontano dalla movida di località turistiche mainstream, un vero paradiso per gli amanti della pace e della natura. “Sto meditando se rimanere ancora qui, mi sto ascoltando ma potrei aver voglia di un posto nuovo. Molti mi dicono: chi te lo fa fare alla tua età? Ma se sentissi che questa vita non mi risuonasse più, cambierei senza tante menate”. Luca ha sempre lavorato nel mondo della ristorazione, con la isla è stato amore a prima vista. “Negli anni Fuerteventura è cambiata molto, è stata presa d’assalto da orde di turisti che hanno fatto un sacco di speculazioni immobiliari: tedeschi, inglesi, italiani, francesi, russi, svizzeri e anche molti spagnoli. I prezzi sono saliti alle stelle, quando sono arrivato io potevi comprarti un appartamento vista mare con pochi soldi... ora invece le cose sono cambiate”. Mentre Luca si racconta il vento ci fa compagnia; oggi non è particolarmente forte ma si fa comunque sentire: “Se non ci fossero gli alisei qui saremmo fritti e a farla da padrone sarebbe Calima – un vento caldo africano insopportabile – e ci farebbe rosolare come in un forno".

La natura perduta

Dulcis in fundo incontro Donicia Maria Santana Moreira (si sa, i nomi spagnoli sono spesso lunghissimi), nata il 6 febbraio del 1928. Mai le avrei dato la sua età: ha una pelle liscia e morbida, un sorriso luminoso, unghie dipinte di rosso, truccata con gusto e una simpatia contagiosa. Le sue figlie, Carmen e Maria, vivono con lei e mi accolgono nella loro casa nel cuore di Corralejo, una delle destinazioni turistiche più battute dell’isola.
“Una volta si viveva meglio, eravamo più a contatto con la natura. Oggi siamo completamente sconnessi dalla bellezza che ci circonda, ci sono bar, locali, ristoranti, rumore, troppa gente che invade le stradine della cittadina, tutto è asfaltato: pensa che quando ero piccola c’era solo sabbia, si viveva in modo umile grazie a quello che l’oceano offriva”. Sia il padre sia il marito erano pescatori… “Abbiamo perso la nostra identità e non sappiamo più da dove veniamo, ma fortunatamente c’è il mare a due passi che mi ricorda chi sono. Non so nuotare – sono sempre stata una fifona –, ma non potrei immaginarmi un’esistenza senza addormentarmi con il rumore delle onde”. Donicia Maria quando era giovane era chiamata la bonita del pueblo, e ancora oggi conserva quella bellezza che in gioventù la faceva risplendere. “Ho avuto una bella vita, sono contenta e mai mi sono sentita isolata dal resto del mondo nonostante sia nata a Fuerteventura. Casa mia è qui e sempre lo sarà”. 

Guarda tutte le 7 immagini
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved