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Ticino7
20.06.2020 - 08:000

Gente di mondo

Si convinse che in paese cambiare auto era un atto di coraggio un venerdì, mentre faceva benzina al solito distributore...

Pubblichiamo l'editoriale apparso in Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Succede raramente, ma quella sera alla stazione di servizio il nervosismo era palpabile: un “furbone” aveva lasciato il suo furgoncino posteggiato proprio davanti all’erogatore numero 3, mentre lui pareva sparito nel nulla. Tempo un minuto e c’è chi aveva già perso la pazienza: con quel mezzo piazzato proprio lì, tornare in strada era impossibile.
E grida una volta e strombazza due volte, alla fine sono partiti epiteti e insulti, oltre a ipotesi poco edificanti sulla sua provenienza geografica e un paio di pugni al cassone. E infine eccolo, con in mano un birrino:
“Tutto ’sto casino per cosa? Ma dovete andare a lavorare!?”, chiede lui con la cadenza tipica della sponda destra della valle. A vederlo comparire col suo solito capellino bianco e blu sono partiti i saluti: e chi non conosce l’Alberto, avrà tinteggiato metà delle cascine sui monti. “Ah, ma allora hai cambiato il Caddy” gli hanno gridato, che a saperlo prima bastava andare dentro e sollecitare (gentilmente) il fantasioso avventore. E tutto si sarebbe chiarito, subito.
La Federica, che del teatrino aveva visto tutto, risalita in macchina provò a immaginare come sarebbero andate le cose se invece dell’Alberto dalla porta fosse comparso il primo venuto, sapete, una di quelle facce mai viste prima nella zona. Poi mise in moto, giù di gas e frizione, e via a casa: per fortuna la sua macchina la conoscono tutti.

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