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13.06.2020 - 17:200

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Pubblichiamo un contributo apparso in Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Pettorali glabri, mutande attillate, il fisico ancora sano, semifresco, muscoloso, la pelle liscia e ammorbidita dalle creme. Davanti allo specchio Lambo Cicconetti – il nome è di fantasia – si sistema e si ispeziona per cinque minuti. Ha delle dita un po’ tozze, però agili e precise. Lui stesso, se lo ripete sempre, è un tipo sensibile. Ma il vero maestro lo riconosci dai capelli. Cotonati, scagliati all’indietro in ampie cioccone vaporose, qualche ciuffetto è lasciato penzolare come una liana sulla fronte priva di rughe. Stamattina soltanto gli occhi tradiscono l’età. Gonfi, opachi, le zampe di gallina che irradiano i raggi di un sole… Beh, ormai in fase calante. Lambo Cicconetti ha quasi cinquant’anni. Si passa le mani tra i capelli un paio di volte, poi si sdraia sul tappetino e fa tre serie di flessioni. Poi tre serie di addominali. Si tira su in piedi e va in soggiorno. Resta immobile per un po’, guarda le cose che gli appartengono. Ad alta voce dice: “Sto chalet ha reso più di un milione d’euro”. Dà un’altra occhiata in giro. In realtà ha portato via quasi tutto. Ah… però su quella mensola è rimasto il piumino Christian Dior. Glorioso. Fratello in armi! È con lui che ha esordito chissà quanti inverni fa… oddio dieci, quindici, ma no… ieri o ieri l’altro. Si imbacuccava e si presentava all’uscita del raccordo da una cliente che lo voleva portare in discoteca. Strizzato in un completo nero Sisley, sbarbato, profumato di muschio, e quella che gli diceva: “A bello, lo vedo che t’impegni, che ci provi, ma pari l’amico de mi’ figlio… a me serve l’omo pe’ fa’ ingelosì mi’ marito…”.

E giù a ridere

Come è stata dura all’inizio. Tutta pazienza, tutto coraggio. Vado avanti, ce la farò, perché sì, perché sono il sosia di Michael Douglas. Allo specchio faceva le prove con il vestito di pelle color senape. Quanto gli piaceva quello… e chissà dov’è finito… forse sta ancora nell’armadio. Una volta si fece una foto e la postò sulla chat degli amici. Luca: “Ecco il senapato, pari Elton John”. Chicco: “Ci siamo: Michael Douglas che interpreta il Mago Silvan, guardate le foto… uguali!”. Risate. Rideva anche lui, gli scivolava tutto addosso. Ma chi sceglie questo mestiere non può certo farsi scoraggiare dal primo venuto che lo piglia per i fondelli. E così eccolo qua, anni e anni dopo, a torso nudo in veranda la mattina di una bella giornata di febbraio. Roma è una foresta. C’è la natura, stai in grazia di Dio, e la posizione è ottima perché domini la collinetta. Vedi il traffico della Gianicolense, ma senti solo i passerotti che si rincorrono tra gli alberi. Però parliamoci chiaro: ti devi svegliare molto, ma molto di buon umore per chiamarlo chalet. Pure con gli stormi di volatili che fischiano e l’odore di campo nelle narici resta un prefabbricato su quattro ruote. Compensato, plastica e linoleum. Tenuto pulito, per carità, ma dentro ti piglia un’angoscia che manco in una pensione a mezza stella. Come ha fatto a viverci per quindici anni? E a portarci tutte quelle clienti? Ci beviamo un caffè al sole, e Lambo parte coi racconti. “Te lo giuro, qui sono passate donne di tutti i tipi, quella ricchissima, quella normale, quella senza soldi, tante ventenni che litigano col ragazzo e gliela vogliono far pagare. Nel telefonino ho tutte le foto, bellissimi ricordi, molte sono amiche”. E fammi vedere, dai, ti prego. Ridacchia, fuma una sigaretta. “Ma no, non posso, sono un professionista, la privacy delle clienti la devo tutelare”. 

Le dormienti

Mi guardo intorno, ormai qui non è che ci sia più molta privacy. Davanti a noi, una accanto all’altra, sono spuntate come funghi nuove casette di legno, altre di mattoni e cemento. “Eh già, ci stanno proprio le strade adesso. Via Tallinn, via Riga, là dietro piazza Mosca. Siamo cresciuti come una costola del quartiere Laurentino 38”. È per questo che te ne vai? “Eh sì, vittima della speculazione edilizia. Li vedi tutti quei palazzi? Cinque anni fa non c’erano, rovinano la vista. Le clienti si mettevano qui in veranda, stavano in pace; musica, vino, grigliate, ‘ah che bello’ dicevano, e poi si procedeva dentro”. E così ti sposti… dove? “Una palazzina qua dietro, via Bilbao. Resto in zona”. Ah, quindi dopo anni di duro lavoro, finalmente un tetto di muratura sopra la testa... “Sì, devo gestire la fase calante, i reumatismi, tipo il campione di calcio che se ne va a giocare in Cina”. Hai ancora molte clienti? “Sì, avrò quattrocento numeri, ma tante sono dormienti”. Che significa? “Quelle che non si fanno sentire per tre, quattro anni, probabilmente perché hanno lasciato i mariti”. Non devono divorziare? “Mai farle divorziare! E quando capita, incoraggiare sempre le seconde nozze. Si risposano, si rincazzano e tornano da te”. 

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