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Ticino7
21.03.2020 - 17:300
Aggiornamento : 24.03.2020 - 09:58

Libere associazioni motociclistiche (e sfigatissime)

Per lo speciale moto di Ticino7 facciamo incontrare Lucio Battisti, gli 883 e un'adolescenza da manuale

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana. Però uscite solo se è proprio necessario!

 

«Motociclettaaa / dieci accapììì / tutta cromataaa / è tua se dici sììì»
Lucio Battisti, Il tempo di morire (1970)

«A me piacciono le birre scure / le moto da James Dean»
883, Non me la menare (1992)

 

La chiamano quasi tutti ’Motocicletta dieci accapì’, ma il vero titolo della canzone di Lucio Battisti (parole di Mogol, anno 1970) è Il tempo di morire. È la storia sfigatissima di un tizio che perde la testa per una donna, ed è disposto a sacrificare la sua moto pur di stringerla tra le sue braccia. Che poi, moto si fa per dire: 10 cavalli, roba che neanche un Solex. Anche l’approccio è di quelli da far tenerezza: «Sono un disperato perché ti voglio amare». E giù mugolii, singhiozzi, «lo so che ami un altro» – ci credo –, «mi basta il tempo di morireee». Roba che nella rozza provincia italiana il padre di lei ti passava sopra col trattore. Eppure, forse proprio per questo, è diventata un classico: ricordo notti insonni in giro per la nebbia padana sulla Renault 4 di un amico – 10 hp anche quella, o poco più –, a cantare a squarciagola simili sconcezze per chissà quale passionaccia, naturalmente non corrisposta.

Siccome però alla sfiga e alla provincia non c’è mai fine, è inevitabile che quel che si presenta come tragedia ritorni come farsa. Per cui lo sconfitto di Battisti nel 1992 si reincarna nel pavesino col giubbotto di jeans degli 883, quello che con le donne fa anche il duro: “Non me la menare, non capisco cosa vuoi, tanto lo sapevi che non ero come voi”. E poi, la classica uscita di quello che in Romagna definiremmo ‘birro da balera’: “A me piacciono le birre scure, le moto da James Dean”. A risentirlo ora fa sanguinare le orecchie, ma c’è dentro un gran pezzo di adolescenza.

 

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