ULTIME NOTIZIE Ticino7
Newsletter
5 gior

C’era una volta il primo skilift

È quello di Airolo-Lüina, nato nel 1950. C’erano una volta pure gli Ittiti e Hattusa, città sacra. Attualissimi, invece, gli insulti e gli insetti
Ticino7
5 gior

Da più di settant’anni, a Lüina si scia

‘Per i ragazzi la giornaliera costava 3 franchi, 5 per gli adulti. La salita singola, rispettivamente 30 e 50 centesimi’: storia del primo ski-lift
Ticino7
5 gior

Bärbel Koch e i piccoli abitanti del pianeta

Di Besazio, biologa di formazione con una passione per gli insetti nata durante gli studi, dirige la Società entomologica della Svizzera italiana
Ticino7
6 gior

Hattusa, nell’antica terra degli Ittiti

Scoperta in Turchia, fondata dal bellicoso popolo indoeuropeo venuto dal Caucaso, potrebbe esserne stata la città sacra
Ticino7
6 gior

Scrittore sarà lei!

Jane Austen vs Mark Twain, Virginia Woolf vs James Joyce, Truman Capote vs Jack Kerouac: le vie dell’insulto sono infinite
Ticino7
6 gior

Capra! Capra! Capra! Capra!

Mettiamola così: noi che abbiamo visto Vittorio Sgarbi e pensiamo di aver visto tutto, non abbiamo visto niente
Ticino7
1 sett

Mario Venuti, un equilibrista fra l’Etna e il Corcovado

C’è un pezzo della storia del cantautore siciliano dentro ‘Mai come ieri’, album in cui è presente il duetto con la Cantantessa e tanto Brasile
Ticino7
1 sett

Disavventure latine. Messico: diari da Oaxaca

Nella città che canta l’amore tra un quarantenne e una ventenne, io stesso finirò intrappolato in quelle parole
Ticino7
1 sett

Loretta Bubola, la parola è ‘cambiamento’

La sua missione: mettersi al servizio degli altri ma, in primis, togliersi di dosso strati che non la fanno esprimere per quella che è la sua essenza
Ticino7
1 sett

Il peggio non è passato, ma è comunque ‘Un sabato italiano’

Nella ‘Roma felliniana’ del 1983 usciva l’italian standard di Sergio Caputo, il ‘Re delle tronche’. Ne approfittiamo per fare un po’ di musica...
Ticino7
1 sett

Che musica ascoltano i ‘vampiri’?

Era il 1983, l’anno dell’Ep ‘4AD’, sei testimonianze dell’evoluzione dei Bauhaus (e una piccola nota su ‘Bela Lugosi’s Dead’, che piaceva tanto a Bowie)
Ticino7
1 sett

Permette un ballo?

La danza giova a muscoli e articolazioni, stimola la circolazione sanguigna, migliora l’equilibrio, previene la depressione. Lo diceva anche David Bowie
Ticino7
1 sett

Di tutto un pop: Ballando con Bowie (40 anni di ‘Let’s Dance’)

Galeotta fu Montreux, galeotti furono i Queen, Nile Rodgers e quell’album che fece del visionario Bowie una popstar mondiale
Ticino7
2 sett

I figli unici e il peso dello ‘stile genitoriale’

Gli psicologi (e non solo loro) s’interrogano da sempre su questa condizione, che le contingenze hanno reso nuovamente d’attualità
Ticino7
2 sett

Avere è bello ma desiderare è meglio

Siamo noi che governiamo i desideri o sono i desideri che ci manipolano a loro piacimento?
Ticino7
2 sett

Incapace di solitudine (l’altro Gianni Brera)

Il narratore, quello de ‘Il corpo della ragassa’, ‘Naso bugiardo’, ‘Il mio vescovo e le animalesse’ e altre storie non calcistiche
Ticino7
2 sett

Mirko Cotti Piccinelli tra Sashimi e community

Social Media Manager per laRegione, sogna di cambiare il nostro cantone, “che a molti dei miei coetanei e non solo – dice – va sempre più stretto”.
Ticino7
2 sett

E ti amo Rino

Rino Gaetano non compare nella lista dei figli unici che hanno fatto la storia, perché fu il fratello di Giuseppe e Anna. Al suo posto c’è una canzone
Ticino7
3 sett

Giallo con roselline. Un racconto di Giorgio Genetelli

“Maramore non aveva resistito al passo lungo della donna e l’aveva fermata vicino a un bar, le aveva accennato, erano entrati, avevano parlato...”
Ticino7
3 sett

Andreas Gysin e l’arte “cibernetica”

Mentre il nuovo anno è dietro l’angolo, il percorso dell’artista e designer ticinese racconta di un futuro che è già qua (per chi non se n’è accorto)
Ticino7
3 sett

In attesa della Rondine

Vive soprattutto nelle campagne e in Svizzera si stima una popolazione di 100-150mila coppie. Una cifra fortemente diminuita negli ultimi vent’anni
Ticino7
3 sett

Sentitamente ringraziamo. E felice anno nuovo!

“Ciò che ci sta alle spalle e ciò che ci sta di fronte, sono ben poca cosa rispetto a ciò che è dentro di noi” (Ralph W. Emerson, 1803-1882)
Ticino7
4 sett

Buoni propositi per l’anno che verrà?

Come funzionano le abitudini e come poterle cambiare. Evitando di cadere nel tranello delle ‘grandi ed eroiche aspettative’
Ticino7
1 mese

Friedrichstrasse. Sei note berlinesi

“La serenità è ridurre la distanza tra il fuori e il dentro, per esempio tra il fuori e il dentro di noi. La serenità è nel non coprire”
Ticino7
1 mese

Quattro tiri con Remo Semmler (tutti a canestro)

È stato uno dei fondatori del Gruppo Paraplegici Ticino ed è al timone dei cestisti dei Ticino Bulls. Ha la capa tosta e ama le sfide, leggere per credere
Ticino7
1 mese

L’insospettabile Merlo acquaiolo

È possibile vederlo anche in città, purché vi siano fiumi o ruscelli che possano garantirgli un luogo per la nidificazione e puliti per trovare nutrimento
Ticino7
1 mese

Incanto e disincanto: versi (inediti) di Alberto Nessi

“(...) Si accorgerà della mia assenza / questo carpino bianco, senza foglie / nella stagione dell’abbandono?”
Ticino7
1 mese

Dai che passa, l’importante è non mollare

Anche sotto Natale, la società si divide: chi all’eccitazione delle feste non resiste, chi fa buon viso e mangia... e poi quelli che bene bene non stanno
Ticino7
1 mese

Amrita Hospital: perché le cure sono un diritto per tutti

Viaggio alla scoperta di una struttura sanitaria privata dove sostenibilità, tecnologia e spiritualità si intrecciano. Qui i più poveri non pagano
Ticino7
1 mese

Disavventure Latine. Messico: respirare in Città

Con circa 22 milioni di abitanti, è la 12esima metropoli più popolosa del mondo. Forse basterebbe questo per capire cosa stiamo per raccontare...
Ticino7
1 mese

La Scarabattola: Napoli e l’arte del presepe

Quando l’Italia non si scaldava ancora alle idee progressiste dei geniali fratelli Scuotto, l’estero li riconosceva come artisti liberi e visionari
28.01.2020 - 13:51
Aggiornamento: 18.09.2021 - 22:54

Familiari curanti. Come faremmo senza?

Senza di loro la qualità di vita delle persone che accudiscono peggiorerebbe sensibilmente. Senza parlare della conseguenze per il sistema sanitario.

familiari-curanti-come-faremmo-senza

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana.

Come esseri umani nasciamo bisognosi della cura altrui, e nel corso della vita il confronto con questa necessità può ripresentarsi più volte. «Siamo stati tutti dei gridi perduti nella notte» scrive Massimo Recalcati riprendendo Jacques Lacan; «la vita può entrare nell’ordine del senso solo se il grido viene raccolto dall’Altro, dalla sua presenza e dal suo ascolto».
La voce di Cristina è salda quando condivide la propria esperienza davanti a un folto pubblico: «Trascorrevo giorni e notti intere accanto a mio figlio adolescente, a volte stavo al suo fianco svariate ore senza dire niente, mi sentivo impotente, ma sapevo che per lui era importante la mia presenza. Ero il suo punto di riferimento, mi guardava durante le visite dei medici per cercare il mio sguardo, per tranquillizzarsi». Il suo rapporto con Matteo, dopo che a 16 anni gli viene diagnosticato un tumore, diventa strettissimo. Ora lui è un giovane uomo e sta bene, ma il percorso della malattia è stato lungo e doloroso, costellato di interventi, terapie, ricadute e continui esami. «Io e mio marito ci siamo sentiti soli e smarriti innumerevoli volte, soprattutto quando dovevamo prendere decisioni urgenti, anche se da parte del personale della clinica abbiamo avuto un grande sostegno. Pure la scuola di Matteo, le mie colleghe e il mio datore di lavoro ci sono venuti enormemente incontro», un esempio di sforzi comuni tesi verso la conciliabilità. Fondamentale per non crollare, aggiunge, «è stato il supporto della mia psicoterapeuta e quello del mio psichiatra che in un momento particolarmente critico mi ha prescritto di interrompere temporaneamente l’attività professionale».

Una risorsa insostituibile

Il 30 ottobre si è tenuta in Ticino la Giornata dei familiari curanti e questa è la testimonianza di una delle ospiti dell’evento organizzato dalla Divisione dell’azione sociale delle famiglie, che fa capo al Dipartimento della sanità e della socialità (Dss). Le parole di Cristina, come quelle delle altre due donne invitate a intervenire, hanno il peso specifico del piombo, si sedimentano nel profondo di chi ascolta con tutto il carico di sofferenza e coraggio di cui sono costituite. La Giornata è stata voluta dal Cantone per mettere in luce l’impegno di coloro che si prendono quotidianamente cura di un congiunto con problemi di salute o perdita di autonomia, fornendo sostegno fisico, psicologico ed emotivo. È un riconoscimento e un ringraziamento a queste persone che spesso lavorano nell’ombra e in silenzio, senza le quali la qualità di vita di chi beneficia delle loro cure si vedrebbe sensibilmente ridotta e al contempo il sistema sanitario non potrebbe stare in piedi in quanto i costi esploderebbero. L’Ufficio federale della sanità pubblica quantifica in almeno 600mila (di cui la maggior parte donne) i familiari curanti in Svizzera che regolarmente si prendono cura di una persona cara e stima che ogni anno questi forniscano gratuitamente 80 milioni di ore di assistenza che se dovessero essere remunerate corrisponderebbero a circa 3,7 miliardi di franchi: un impatto immenso. Considerando poi che con l’invecchiamento della popolazione saremo sempre più confrontati con un crescente bisogno di cure, è indispensabile cercare di capire in che modo valorizzare questa preziosa risorsa che va a beneficio dell’intera collettività, includendola nell’equazione per affrontare la sfida dell’evoluzione demografica.
Antonella – è la seconda testimonianza – improvvisamente si è trovata con una mamma quasi bambina. Lasciando trapelare un misto di tenerezza e sfinimento racconta: «A 78 anni, dopo un’ospedalizzazione, mia mamma è tornata a casa con una diagnosi di demenza senile e tendenza all’Alzheimer, d’un tratto non più autosufficiente: da quel momento bisogna imboccarla, vestirla, portarla in bagno, lavarla, fare attenzione a ogni suo spostamento. Non lavorando, mi sono assunta io l’incarico di seguirla». Un atto d’amore per permettere a colei che l’ha cresciuta una senilità serena in quello spazio domestico che la conforta. Nella sua testa le cose si mescolano, lucidità e ordine talvolta sfuggono, «ma la mamma sta bene, è circondata da affetto e ci riconosce ancora; in casa anziani non la voglio portare perché ho paura che si lascerebbe andare». Una decisione ritenuta «naturale», ma dalle implicazioni enormi, in primo luogo a livello di rinunce: «All’inizio ero disperata per questo cambiamento, esistevo solo per occuparmi di lei, ero esausta, ho passato settimane a piangere, non potevo lasciarla sola un attimo nemmeno per scendere in lavanderia o andare a buttare la spazzatura». Poi, per caso, Antonella entra in contatto con Pro Senectute e insieme trovano alcune soluzioni pratiche per migliorare la situazione; «fino a quel momento non sapevo nemmeno esistesse il concetto di familiare curante», afferma un po’ sconsolata.

Prendersi cura di chi cura

Informazione e sensibilizzazione sono da incrementare, e il Dss sta investendo su entrambe per ovviare alla diffusa carenza di consapevolezza anche e soprattutto all’interno di questa stessa realtà. Quella del familiare curante è spesso un’attività difficile e destabilizzante, a cui non di rado si accompagna l’insorgere di diverse problematiche. Queste possono essere sensazione di sovraccarico e grande stanchezza, solitudine, isolamento sociale, senso di colpa e di inadeguatezza, trascuratezza degli altri affetti e di sé stessi a scapito del benessere e della realizzazione personali.
Per preservare la propria salute fisica e mentale, e avere le energie per continuare ad assistere il proprio caro, è fondamentale concedersi del tempo per rigenerarsi, riconoscere e gestire le emozioni legate al prendersi cura e al far fronte ai cambiamenti nel percorso della malattia o della disabilità. Sul nostro territorio esistono numerosi enti e associazioni che lavorano in questo ambito e sono pronti a tendere una mano con una serie di servizi e prestazioni che vanno dalla consulenza allo sgravio a domicilio, dalle proposte formative ai servizi di appoggio. Dal 30 ottobre si trova in rete un nuovo sito creato appositamente per fornire informazioni in merito (vedi correlato).
Si tratta di aiuti che possono fare la differenza, come emerge anche dalla storia di Maria – altra ospite della Giornata – che è a fianco di sua figlia Nicoletta dal giorno della sua nascita, 24 anni fa. Nicoletta presenta un ritardo cognitivo associato a una diagnosi di autismo che la rende non autosufficiente. In settimana – «quando riesco a metterla sul pulmino» dice Maria – frequenta un centro diurno dell’Otaf, il resto del tempo è la mamma ad occuparsene. «Sono dell’idea che per lei il posto migliore dove vivere sia a casa, che la medicina più efficace sia avere vicino me e suo papà, che le vogliamo bene e la capiamo anche nei momenti di disagio e difficoltà».
Momenti che con l’arrivo dell’adolescenza si sono fatti più frequenti: Nicoletta ha cominciato ad avere degli episodi di aggressività e a non volersi più separare dalla mamma, perdendo ad esempio il piacere di partecipare alle colonie estive. «L’ultima volta ho impiegato mesi a programmare tutto nei minimi dettagli assieme ai diversi operatori, ma il giorno dopo la partenza mi hanno chiamata perché era in crisi totale. Sono partita in auto con mio figlio, ho fatto Lugano-Firenze in lacrime chiedendomi dove avevo sbagliato; lei stava male e pure io perché era un anno che aspettavo quella settimana per riprendere fiato: un fallimento. Al ritorno ho chiamato Pro Infirmis che mi ha proposto una colonia di un weekend al mese, creata ad hoc intorno ai bisogni delle persone con autismo e per sgravare i familiari. Sta andando a meraviglia, era proprio ciò che ci voleva, sono contentissima – dice manifestando un sollievo commovente –. Il primo fine settimana l’ho passato interamente tra il letto e il divano».

Ponti tra isole

I familiari curanti sono una risorsa importantissima anche per l’ambito medico, spiega Riziero Zucchi, professore all’Università di Torino. «Per affrontare al meglio la disabilità o la malattia – argomenta – sono necessarie le conoscenze scientifiche dei professionisti, ma anche quelle di tipo concreto dovute all’esperienza: i familiari curanti, passando regolarmente tempo con la persona assistita, la conoscono in molteplici suoi lati e acquisiscono competenze che magari il personale formato non ha. È dunque fondamentale che l’ambito sanitario e sociale riconoscano il valore dei familiari curanti come interlocutori validi, persone con saperi complementari a cui bisogna attribuire dignità. Per questo è necessario formare e sensibilizzare gli operatori in tal senso, e incoraggiare i familiari ad esprimersi».
Inoltre, al di là delle problematiche, i familiari curanti conoscono la storia umana del proprio congiunto e la possono testimoniare. Come ha voluto sottolineare Danilo Forini, direttore di Pro Infirmis, «coloro che beneficiano delle cure non sono solo dei pazienti, dei beneficiari, degli assicurati, ma dei concittadini preziosi, delle persone che partecipano appieno a creare la ricchezza umana della nostra collettività. Occorre imparare a considerarli non solamente come portatori di bisogni a cui rispondere – d’altronde il paradigma per cui si è o sani o malati è desueto –, ma anche e soprattutto attraverso le loro abilità e competenze, come individui con un ruolo e un posto attivo nella società. Uno Stato sociale è solido e forte non solo se è in grado di rispondere alle necessità, ma se riesce al contempo a individuare e valorizzare le risorse individuali dei singoli cittadini, anche quelli più fragili».

CHI SONO E COSA FANNO

Il termine familiare curante (l’equivalente in italiano di family caregiver) si riferisce a chi presta regolarmente assistenza, sorveglianza e accompagnamento, a titolo non professionale e in maniera totale o parziale, a una persona dipendente da terzi. Nella maggior parte dei casi questa figura ha un vincolo di parentela con la persona assistita: possono essere genitori che accudiscono figli bisognosi, oppure figli e nipoti che si occupano di genitori, zii, nonni, o ancora l’aiuto trasversale tra fratelli, coniugi o conviventi; sono compresi nella categoria anche amici, vicini o conoscenti che prestano accudimento. Grazie alle prestazioni del familiare curante la persona bisognosa di assistenza può continuare a vivere al proprio domicilio. Sotto lo slogan «Con te io posso», lo scorso 30 ottobre è stata indetta in Ticino, in concomitanza con altri cantoni, una Giornata dedicata al tema, rivelatasi una valida opportunità per incentivare il dialogo e la riflessione su questa realtà spesso sottovalutata.
Da poco è attivo il nuovo sito ti.ch/familiaricuranti, dove si trovano le principali misure di sostegno presenti nel cantone e/o a favore dei familiari curanti.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved