21.10.2022 - 11:21
Aggiornamento: 15:13

Dalla nafta a una pompa di calore aria-acqua

È questa la scelta fatta da Graziella (nome noto alla redazione) per ridurre le emissioni inquinanti e risparmiare sulla bolletta nella sua casa 

di Regiopress Advertising
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«La centralina del nostro riscaldamento a nafta, installato a inizio anni Novanta, non funzionava più alla perfezione – spiega la signora, circondata dal tepore del camino –. Non era il caso di rimpiazzare solo questa componente: la spesa rischiava di essere inutilmente onerosa, perciò l’anno scorso abbiamo deciso di cambiare tutto il sistema di riscaldamento e puntare sulle energie rinnovabili». Fatte le prime ricerche, Graziella s’imbatte nel servizio di consulenza di TicinoEnergia. Le viene consigliato di effettuare una valutazione dello stato conservativo dell’immobile prima di scegliere il nuovo impianto di riscaldamento. Non sapendo a chi rivolgersi inizia a spulciare la lista dei consulenti di "calore rinnovabile" e seleziona quelli attivi nel Bellinzonese. Entra infine in contatto con Emanuele Bossi di Evolve che le consiglia la soluzione migliore nel suo caso. Una pompa di calore aria-acqua.

La signora, intenzionata a concludere i lavori il prima possibile e senza impicci, decide di richiedere una sola offerta. «Non ho specifiche competenze in materia, perciò mi sono affidata completamente nelle mani dell’installatore suggeritomi su mia richiesta da Emanuele e dimostratosi molto efficiente nonostante la spesa non proprio indifferente. Ma non ha messo in funzione solo la pompa di calore, si è pure sobbarcato l’onere di chiamare l’elettricista, il muratore nonché scegliere la marca dell’impianto. La spesa, seppur maggiore di quanto preventivato, rispecchia il lavoro». Da metà agosto a metà settembre, in nemmeno un mese il sistema era operativo. Finiti i lavori e verificata la conformità dell’impianto, la famiglia ha potuto richiedere i sussidi migliorando così l’efficienza economica del nuovo sistema di riscaldamento. La famiglia è stata ancor più soddisfatta della possibilità di poter dedurre fiscalmente l’investimento dalle imposte. Quasi diecimila franchi rientrati, una differenza sostanziale.


I primi benefici già evidenti

A settembre la pompa di calore ha spento la prima candelina, perciò durante il nostro incontro era ancora piuttosto difficile ipotizzare un possibile beneficio economico ed energetico. I calcoli preventivi indicano un risparmio fino al 30% lungo il periodo di vita dell’impianto, circa vent’anni, rispetto a un riscaldamento a energia fossile. «La nostra casa è stata ben isolata, per cui già il consumo di nafta era ridotto – commenta la signora, spiegando come il riscaldamento entrasse in funzione solo da novembre ad aprile mentre dopo Pasqua, e nei periodi intermedi, venisse utilizzato il camino per stemperare l’umidità dell’immobile –. Ero quindi un po’ scettica sul risparmio energetico, considerata inoltre l’energia grigia necessaria a smaltire il precedente sistema anche se avrebbe ancora potuto continuare a funzionare e quella per realizzare la nuova pompa di calore che, ovviamente, spero possa essere meno inquinante». Di sicuro Graziella e familiari si rallegrano dell’assenza di odore nauseante di nafta e del rumore quasi inesistente in confronto a prima, soprattutto durante l’accensione dell’impianto. «All’inizio la temperatura era stata regolata in base alle caratteristiche di un’abitazione datata, dimenticando la buona isolazione, e la casa era un forno. Una volta passati alle condizioni di comfort termico di una casa più recente, il problema è stato risolto». Anche l’eccessiva dispersione di calore dai tubi è stata eliminata. «Il locale del bruciatore era molto caldo, specialmente in estate quando funzionava solo per riscaldare l’acqua».

Un’altra misura atta a diminuire ulteriormente le emissioni inquinanti e la bolletta è la possibilità di abbinare alla pompa di calore un impianto fotovoltaico, così da produrre autonomamente l’energia elettrica necessaria. A Graziella è però stato consigliato di conoscere il consumo generato dal nuovo sistema di riscaldamento, prima di installare i pannelli fotovoltaici, in modo da dimensionarlo correttamente.

«In passato, quando avevo 25 anni, la casa in cui abitavo era dotata di un riscaldamento elettrico ad accumulazione: le bollette erano salate ed eravamo costretti a indossare pullover di lana e ghettine per combattere il freddo. Adesso, invece, sono ancora nell’armadio, ma solo come pezzi da collezione. Non abbiamo necessità di utilizzarli con il riscaldamento a pompa di calore». È ancora mattina, eppure durante la nostra chiacchierata, il salotto inizia ad essere irradiato dai primi raggi del sole. La luce non è più necessaria, come ben fa notare Graziella – molto attenta a questi piccoli, ma importanti accorgimenti. «È utile badare a queste misure così da ridurre le emissioni di CO2 e, di conseguenza, la bolletta dell’elettricità. La nostra società è stata abituata a consumare: quando ero bambina, in un edificio di queste dimensioni, era possibile convivere in dieci persone e il riscaldamento era acceso solo in sala».


Affidarsi a professionisti

È quasi ora di pranzo, ma prima di congedarsi e ritornare ad accudire i nipotini, la signora esprime qualche ultima considerazione: «A chi vorrebbe cambiare il modo di riscaldare la propria casa direi di leggere studi comparativi su differenti sistemi, ma la cosa più semplice da fare è affidarsi innanzitutto a un consulente calore rinnovabile esperto e in seguito ad aziende specializzate, serie e professionali, in modo da evitare problemi e non preoccuparsi di mille scartoffie. Potrebbe essere utile poi informarsi anche tramite amici e conoscenti già passati a un nuovo impianto, anche se non è per forza la medesima situazione». Graziella e familiari hanno infine apprezzato il rigore di concludere i lavori nelle tempistiche stabilite da parte di tutti, dall’elettricista al muratore. «L’esperienza è stata positiva, e ora sono soddisfatta del risultato», conclude sorridendo. ■

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