Le riduzioni, previste entro il 2027, mirano a garantire l'autonomia finanziaria senza fondi pubblici, a fronte del calo di lettere e pagamenti allo sportello
La Posta potrebbe vedersi costretta a tagliare fino a 110 posti di lavoro. La misura mira a ridurre i costi interni in modo da finanziare a lungo termine il servizio pubblico "senza ricorrere al denaro dei contribuenti", si legge in una nota odierna del Gigante giallo.
L'azienda intende basarsi su quattro punti: "Misure tariffarie proporzionate, efficienza interna, crescita mirata nel core business e modernizzazione delle condizioni quadro regolatorie", viene spiegato nel comunicato.
Il futuro rimane infatti impegnativo ed è necessario intervenire: le persone spediscono sempre meno lettere e preferiscono i pagamenti online allo sportello. Le crescite in altri settori – precisa la Posta – non permettono di compensare queste contrazioni.
"Abbiamo la responsabilità di garantire che la Posta preservi la propria rilevanza, efficienza e autonomia finanziaria anche in futuro. Per questo intendiamo ridurre i costi interni laddove non hanno un impatto diretto sulla clientela, offrendo così il nostro contributo", ha spiegato il direttore generale Pascal Grieder, citato nella nota.
I tagli al personale sono previsti negli ambiti di gestione e supporto. Laddove necessario, sarà avviata una procedura di consultazione. Le misure in esame non riguardano i servizi per la clientela né il personale dell'esercizio, addetto ad esempio al recapito o alle attività nelle filiali.
Per la precisione, da qui alla fine del 2027 sono previsti tagli ai costi materiali e per il personale nelle funzioni di gestione e supporto, semplificazioni delle procedure e rinunce a prestazioni interne non strettamente necessarie.
Le disdette del personale avverranno soprattutto nelle classiche funzioni d'ufficio, ha proseguito il Gigante giallo. Nei limiti del possibile si cercheranno di sfruttare le fluttuazioni naturali, inclusi i pensionamenti ordinari e anticipati.
La Posta ha comunque sottolineato la necessità di una modernizzazione del mandato di servizio universale. Vengono quindi accolti favorevolmente gli sforzi del Consiglio federale per un adeguamento a partire dal 2035 circa.