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La Commissione degli Stati vuole una ‘lex Ubs’ meno stringente

Bocciata la soluzione del Consiglio federale sui fondi propri. Passa il compromesso che prevede una copertura del 50% della partecipazione nelle filiali estere con le obbligazioni AT1

La Commissione degli Stati vuole una ‘lex Ubs’ meno stringente
Il presidente della Cet-S Erich Ettlin
(Keystone)
31 agosto 2026
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Karin Keller-Sutter e il Consiglio federale vogliono che le banche di importanza sistemica siano tenute a coprire integralmente con fondi propri le loro partecipazioni nelle filiali estere – contro il 60% circa attuale. Giustificano questa misura con gli insegnamenti tratti dal crollo del Credit Suisse (Cs) nel 2023. In pratica, ciò riguarda solo l’Ubs, poiché le altre banche di rilevanza sistemica esercitano la loro attività quasi esclusivamente in Svizzera.

La banca del Ceo Sergio Ermotti si oppone fermamente a questo inasprimento, che le costerebbe all’incirca 22 miliardi di dollari e comporterebbe – a suo giudizio – un aumento significativo dei costi annuali del capitale e, di conseguenza, un indebolimento della competitività. Per questa ragione, da mesi gli ‘emissari’ di Ubs a Palazzo federale lavorano ai fianchi i parlamentari. Non sorprende dunque che, a un certo punto, un gruppetto di ‘senatori’ dei partiti borghesi abbia estratto dal cilindro – nell’ambito della revisione della legge sulle banche – una soluzione più soft di quella governativa. Lunedì, dopo lunghe discussioni, la Commissione economia e tributi del Consiglio degli Stati (Cet-S) ha sottoscritto in toto il compromesso e ora raccomanda al plenum di fare altrettanto durante la sessione autunnale che prenderà avvio il 14 settembre.

‘Non è un regalo’

La Cet-S è sì del parere che le banche sistemiche debbano essere soggette a norme più severe in materia di copertura delle partecipazioni estere. Non vuole però imporre una copertura al 100% tramite fondi propri. In altre parole: Ubs non dev’essere obbligata a finanziare interamente le proprie partecipazioni estere con fondi propri di base di prima classe (CET-1), come proposto dal Consiglio federale, ma dovrà coprirne la metà con le cosiddette obbligazioni AT1 (Additional Tier 1), ovvero obbligazioni che offrono un rendimento elevato e che possono essere convertite in capitale proprio oppure dichiarate prive di valore in caso di difficoltà della società, come avvenuto nella vicenda di Cs.

Queste obbligazioni vanno però riviste in modo da avere effetto più rapidamente. Sono inoltre previste misure volte a impedire che una banca emetta tali titoli quando si trova già in una situazione finanziaria precaria. Per quanto riguarda il capitale proprio ‘duro’, la Cet-S ha previsto delle misure nel caso in cui una banca non dovesse più essere in grado di soddisfare i requisiti stabiliti. In particolare essa dovrà sospendere il pagamento dei dividendi agli azionisti e il riacquisto di azioni. Infine, i bonus corrisposti ai dirigenti dovranno essere ridotti, o addirittura soppressi, a seconda dell’entità e della durata della mancata osservanza dei requisiti.

«Vogliamo rafforzare le regole per proteggere meglio i contribuenti, ma anche per garantire che l’economia non sia soggetta a un eccesso di regolamentazione», ha spiegato lunedì sera in una conferenza stampa il presidente della Cet-S Erich Ettlin (Centro/Ow). La decisione, volta a rafforzare la sicurezza della piazza finanziaria elvetica è stata presa con 10 voti favorevoli, due contrari e un’astensione al termine di un lungo dibattito in presenza della ‘ministra’ delle Finanze Karin Keller-Sutter e di Daniela Stoffel, a capo della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali.

«Si tratta di un compromesso – ha sottolineato Ettlin – e non di un regalo a Ubs». L’acquisto delle obbligazioni AT1 comporta infatti dei costi. Il ‘senatore’ però non è stato in grado di indicare quanto queste obbligazioni costerebbero al numero uno bancario svizzero. Ettlin ha anche dichiarato che la Commissione non ha avuto il tempo di esaminare il meccanismo di garanzia statale di liquidità, il cosiddetto Public Liquidity Backstop.

‘Riforma di facciata’

Il Ps giudica “inaccettabile” quanto deciso dalla Cet-S. “Si profila una riforma di facciata che, in caso di emergenza, non proteggerà da un’ulteriore crisi bancaria e che, soprattutto, favorirà il management e gli azionisti di Ubs – a spese dei contribuenti, che in caso di crisi saranno costretti a pagare”, scrivono i socialisti in una nota.

In un comunicato, l’Associazione svizzera dei banchieri (Asb) ribadisce invece la propria opposizione all’inasprimento dei requisiti patrimoniali. Si rallegra tuttavia del fatto che la commissione del Consiglio degli Stati intenda almeno prendere in considerazione e rafforzare ulteriormente il capitale di base sotto forma di strumenti AT1.

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