Uno studio rivela come la cattura diretta dall'aria e l'elettrificazione possano ridurre le emissioni del 78% entro il 2050, puntando a un bilancio negativo.
La produzione di cemento è una delle attività industriali con le maggiori emissioni di CO2 (5%-8% del totale). Uno studio del Politecnico federale di Zurigo (ETH) mostra come, in futuro, i cementifici potrebbero filtrare l'anidride carbonica dall'aria, migliorando così in modo significativo il loro impatto ambientale.
L'impatto climatico della produzione di cemento potrebbe essere ridotto del 78% entro il 2050 grazie all'elettrificazione e alla cattura diretta di CO2, indica lo studio pubblicato sulla rivista specializzata Chem Circularity. Se si riutilizzasse più volte la calce per assorbire ulteriore CO2 dall'aria, il processo produttivo potrebbe addirittura raggiungere un regime di emissioni negative.
Questa tecnologia si basa su un ciclo chimico che utilizza composti di calcio denominato calcium looping. La materia prima è il calcare (carbonato di calcio). Nel nuovo processo, quest'ultimo viene riscaldato in un forno alimentato elettricamente. In questo modo si decompone in calce viva e CO2, che può essere catturata direttamente perché non contaminata da residui originati dalla combustione di carbone e gas, spesso utilizzati per cuocere il calcare. L'anidride carbonica può poi esser stoccata nel sottosuolo. L'utilizzo di energia elettrica al posto dei combustibili fossili evita emissioni aggiuntive di CO2.
Una volta aggiunta acqua, la calce viva così ottenuta assorbe ulteriore CO2 dall'aria circostante e si trasforma nuovamente in calcare. Quest'ultimo può essere riutilizzato nel ciclo o per la produzione di cemento. Quante più volte viene completato il ciclo prima che il materiale venga destinato alla produzione di cemento, tanto maggiore è la quantità di CO2 che viene sottratta all'atmosfera.
Il vantaggio di questo approccio risiede nel fatto che la tecnologia può essere integrata in un processo già consolidato, spiega Vittoria Bolongaro, prima autrice dello studio, citata in un comunicato odierno dell'ETH. Gli adeguamenti necessari sono relativamente semplici. "Dal punto di vista climatico, questo approccio è molto promettente come soluzione scalabile, in grado di integrarsi nelle catene di approvvigionamento industriali esistenti e, al contempo, di promuovere la decarbonizzazione del settore del cemento".
I calcoli si basano tuttavia su scenari futuri per l'anno 2050 e presuppongono notevoli progressi nella decarbonizzazione dell'approvvigionamento elettrico. Inoltre, alcuni componenti degli impianti, come i forni elettrici, non sono ancora utilizzati su larga scala a livello industriale. Lo studio non ha incluso un'analisi dettagliata dei costi relativa alla redditività economica.