Economisti avvertono possibile aumento dell'inflazione fino a 0,5 punti e impatto duraturo su settori esportatori come strumenti di precisione e tecnologie mediche
Gli economisti sono nel complesso cauti nella loro valutazione dei nuovi dazi statunitensi annunciati la notte scorsa: alla Svizzera è stata imposta un'aliquota del 12,5%, rispetto al precedente 10%.
I dazi doganali cessano così di essere uno strumento congiunturale per diventare un elemento permanente della politica economica statunitense. (Queste nuove tasse) dovrebbero reintrodurre progressivamente tensioni inflazionistiche negli Stati Uniti quando le imprese trasferiranno i nuovi costi sui propri clienti. L'impatto previsto è dell'ordine di 0,4 punti percentuali di inflazione aggiuntiva sull'intero 2027, con un picco vicino a 0,5 punti su base annualizzata nel secondo trimestre. Le autorità statunitensi utilizzano ormai i dazi come leva negoziale per proteggere determinati settori strategici, preservando al contempo le catene di approvvigionamento ritenute essenziali per l'economia americana.
Per l'economia svizzera, la posta in gioco è notevole: gli Stati Uniti sono il primo mercato di esportazione della Svizzera. I settori più esposti rimangono gli strumenti di precisione, le tecnologie mediche, i macchinari e, in misura minore, l'orologeria. L'industria farmaceutica, ad eccezione dei farmaci generici, beneficia di un trattamento distinto. Il vero rischio, tuttavia, non risiede solo nel livello del dazio, ma nella sua durata. A differenza della Sezione 122, limitata a 150 giorni, la Sezione 301 consente di mantenere tali dazi per anni, con una semplice revisione dopo quattro anni. Per le imprese svizzere ciò significa che questo sovraccosto potrebbe non essere più percepito come temporaneo, ma come una nuova realtà strutturale del mercato statunitense.
I dazi doganali sulle imprese svizzere aggiungono un ulteriore livello di incertezza a una situazione già caratterizzata da tensioni geopolitiche in Medio Oriente. La Svizzera rientra nella fascia più alta (dei nuovi dazi) al 12,5%, mentre l'accordo commerciale bilaterale tra gli Stati Uniti e la Svizzera rimane solo una dichiarazione d'intenti non vincolante. L'impatto esatto sul mercato svizzero dipenderà dall'esposizione settoriale, ma gli shock tariffari dello scorso anno hanno seguito lo schema abituale: i titoli legati alle esportazioni e quelli ciclici sono stati i primi a subire vendite massicce, mentre i titoli esposti al mercato interno hanno resistito meglio.