Il Gran Consiglio chiede il voto del 30 giugno per contestare la modifica federale che, secondo l'Ufficio, mina il federalismo e blocca l'adeguamento automatico dei minimi
La recente decisione delle Camere federali di far prevalere i contratti collettivi di lavoro (CCL) sui salari minimi cantonali non piace al Gran Consiglio di Neuchâtel: il suo Ufficio ha chiesto al plenum di lanciare un referendum cantonale. Il voto è previsto il 30 giugno.
Per permettere alla popolazione svizzera di votare un atto legislativo deciso a livello federale esistono due opzioni: una è il classico referendum per il quale occorre raccogliere 50'000 firme (l'USS ha già promesso di farlo), la seconda possibilità è il referendum cantonale. I cittadini vengono chiamati alle urne se otto cantoni lo domandano.
Nel caso specifico, Neuchâtel è il primo a paventare tale possibilità. In passato il referendum cantonale era stato lanciato con successo due volte: nel 2003 contro un pacchetto di sgravi fiscali e lo scorso anno contro l'imposizione individuale. Il primo oggetto fu poi respinto in votazione, il secondo approvato.
La modifica della legge federale che consente di estendere il campo d'applicazione dei CCL è stata adottata dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati venerdì. «Si tratta di un grave attacco al federalismo e alle procedure democratiche», ha sostenuto oggi l'Ufficio del Gran Consiglio neocastellano.
«È importante sottolineare che lo stesso Consiglio federale, così come numerosi Cantoni, si era opposto a questo progetto ritenendo che una simile modifica contrasti con diversi principi dell'ordinamento giuridico svizzero garantiti dalla Costituzione, come la ripartizione delle competenze tra la Confederazione e i Cantoni e il principio di legalità», si legge in un comunicato.
Nel Giura, a Basilea Città e in Ticino, le leggi cantonali prevedono già oggi che i CCL prevalgano sui salari minimi (anche se il Gran Consiglio ticinese ha recentemente adottato una disposizione per abolire questa priorità). La situazione è diversa a Ginevra e Neuchâtel. Le Camere federali hanno tuttavia approvato una clausola di salvaguardia per evitare che gli stipendi attuali diminuiscano.
In questi due Cantoni, tuttavia, i salari minimi non potranno essere aumentati finché quelli stabiliti dalle rispettive CCL non li avranno superati. Attualmente a Ginevra e Neuchâtel le retribuzioni minime sono indicizzate al costo della vita: la riforma, di fatto, blocca questo meccanismo di adeguamento automatico.
A Neuchâtel, il salario minimo era stato accolto in votazione popolare nel 2011, per poi ottenere la garanzia dell'Assemblea federale nel 2013 ed essere infine confermato dal Tribunale federale nel 2017, in seguito a un ricorso.