Accusato di inviare e-mail antisemite e denigratorie contro ebrei, istituzioni e funzionari pubblici; la procura chiede 15 mesi e terapia
Si celebra oggi presso il Tribunale penale di Basilea il processo contro un cittadino tedesco di 62 anni residente nella città renana, accusato di aver inviato numerosi messaggi di incitamento all'odio, tra cui alcuni rivolti contro la direttrice dell'UFSP Anne Lévy.
L'imputato, affetto da schizofrenia paranoica, è stato esonerato dall'obbligo di comparire in aula. Di conseguenza, in mattinata non si è svolta alcuna audizione e l'istruttoria è stata chiusa immediatamente dopo l'apertura. Si è quindi proceduto direttamente alle arringhe.
Il ministero pubblico accusa l'uomo di diversi capi d'imputazione, tra cui discriminazione, incitamento all'odio, diffamazione, ingiurie e abuso di impianti di telecomunicazione. Nel suo atto d'accusa di 40 pagine la procura parafrasa i contenuti penalmente rilevanti delle e-mail che l'uomo avrebbe inviato. In esso è elencato un ampio mix di teorie cospirative antisemite, tra cui la negazione dell'Olocausto, e attacchi a una serie di persone, in parte di origine ebraica.
In questo modo avrebbe incitato pubblicamente all'odio e alla discriminazione contro persone e gruppi di persone a causa della loro razza, etnia e religione, le avrebbe discriminate e denigrate in violazione della dignità umana, scrive il ministero pubblico. Quest'ultima parla inoltre di negazione della Shoah e di diffusione pubblica di ideologie volte alla sistematica denigrazione o diffamazione di questi gruppi e individui.
Gli estratti dell'atto d'accusa delineano l'immagine di un uomo che ritiene di aver smascherato una presunta cospirazione sionista, motivo per cui sarebbe perseguitato da persone e organizzazioni ebraiche e da istituzioni svizzere che sarebbero state infiltrate da queste ultime. Sulla base di questi estratti, l'odio dell'imputato sarebbe rivolto in generale contro gli ebrei, ma anche in modo specifico contro la sinagoga di Basilea e la Comunità israelita di Basilea (IGB). Quest'ultima si è costituita parte civile.
Il suo odio sembra poi rivolgersi, in relazione alle teorie complottistiche sul coronavirus, anche contro singole persone, come la direttrice dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Anne Lévy. Negli estratti sono inoltre rivolte accuse misogine ad Agota Lavoyer, consulente per le vittime ed esperta di violenza sessuale. Secondo l'atto d'accusa, l'imputato avrebbe sospettato e accusato le due donne, contro ogni evidenza, di comportamenti disonorevoli e di presunti fatti che possono danneggiare la loro reputazione, e avrebbe leso l'onore di entrambe. Sia Lévy che Lavoyer si sono costituite parte civile.
Sempre secondo l'atto d'accusa, il 62enne avrebbe inviato le e-mail a diversi destinatari, tra cui l'Ufficio centrale di compensazione (UCC) della Confederazione, l'Assicurazione invalidità di Basilea Città, il ministero pubblico di Basilea Città, l'IGB e Lavoyer e molti altri, inclusi alcuni media. La procura accusa infine l'uomo di aver diffuso le sue tesi antisemite su due siti web e di aver omesso di cancellarle almeno fino a dicembre 2025.
Il ministero pubblico chiede una pena detentiva di 15 mesi, da sospendere a favore di una terapia stazionaria a causa della malattia psichica di cui soffre l'imputato, più una pena pecuniaria di 30 giorni. La difesa, invece, chiede l'assoluzione del proprio assistito per incapacità di intendere e di volere, e ritiene sproporzionata una terapia forzata.
Secondo la perizia psichiatrica non è possibile stabilire con certezza se sia incapace di intendere e di volere. La sua capacità di controllo sarebbe invece limitata da moderata a grave. Nella perizia si raccomanda un trattamento ospedaliero di cinque anni iniziali.
La sentenza è attesa nel pomeriggio.