Accordo approvato con 24 voti favorevoli, 1 contrario e 17 astensioni; prevede 500 milioni di franchi a fondo perduto e acquisti da aziende elvetiche, suscitando dubbi sull'«aiuto vincolato»
La ricostruzione dell'Ucraina deve coinvolgere maggiormente il settore privato svizzero, in particolare in ambito energetico e delle infrastrutture. Dopo il Consiglio nazionale ieri, oggi anche gli Stati hanno approvato un accordo con Kiev in tal senso, con 24 voti a 1 e 17 astensioni. Il dossier è pronto per le votazioni finali.
Esso prevede aiuti finanziari a fondo perduto. L'Ucraina potrà definire un elenco di beni e servizi che la Svizzera acquisterà poi da aziende elvetiche in conformità con la legislazione sugli appalti, ma escludendo i fornitori stranieri. Il primo pacchetto di aiuti ammonta a 500 milioni di franchi.
C'è una certa urgenza ad approvare questo accordo per fare chiarezza riguardo alla base legale per gli aiuti all'Ucraina, ha affermato a nome della commissione preparatoria Carlo Sommaruga (PS/GE).
Le organizzazioni di aiuto allo sviluppo avevano espresso scetticismo nei confronti dell'«aiuto vincolato», ossia l'obbligo di acquistare beni nel Paese donatore. Anche in commissione è emerso un certo scetticismo, ha rilevato Sommaruga.
Beat Rieder (Centro/VS) ha esortato il Consiglio federale a prestare la massima attenzione nell'impiego dei fondi, ricordando gli scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti di spicco della politica ucraina e il fatto che, in un primo momento, la Camera dei Cantoni avrebbe voluto una legge specifica come base giuridica per gli aiuti all'Ucraina.
Il "ministro" dell'economia Guy Parmelin ha affermato a questo proposito che l'Ucraina, in quanto paese industrializzato, rappresenta un caso speciale. Il Consiglio federale non mira a un cambiamento di paradigma nell'aiuto allo sviluppo. Nel suo intervento ha anche fatto riferimento al sostegno già fornito da Berna a Kiev nel settore energetico.