Svizzera

Winterthur: dibattito su radicalizzazione e psicosi

Esperti discutono le cause dell'attacco jihadista, tra salute mentale e ideologia.

30 maggio 2026
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L'attacco jihadista avvenuto a Winterthur ha sollevato un acceso dibattito tra esperti di radicalizzazione e salute mentale. Ahmad Mansour, psicologo tedesco specializzato in radicalizzazione, ha sottolineato la difficoltà nel riconoscere le tendenze radicali rispetto alle malattie mentali. In un'intervista al "Blick", Mansour ha criticato la clinica che ha dimesso l'aggressore 31enne il giorno prima dell'attacco, in cui tre persone sono rimaste ferite. "È stata valutata la diagnosi, ma non il rischio ideologico", ha dichiarato, evidenziando la necessità di considerare entrambi gli aspetti.

Jérôme Endrass, medico legale e vicedirettore dell'Ufficio per l'esecuzione delle pene e il reinserimento del Canton Zurigo, ha espresso un'opinione diversa. In un'intervista alla "Neue Zürcher Zeitung", Endrass ha spiegato che la clinica ha dimesso l'uomo poiché non vi erano segni di pericolo acuto. Ha inoltre evidenziato che le cliniche non ricevono informazioni su possibili legami con ambienti islamisti, a causa di restrizioni politiche e legali.

Endrass ha anche messo in dubbio la motivazione islamista dell'attacco, suggerendo che la psicosi potrebbe aver giocato un ruolo significativo. "Il comportamento dell'aggressore, che ha colpito in modo casuale, è insolito per un attentatore ideologicamente motivato", ha spiegato.

Frank Urbaniok, psichiatra e medico legale, ha condiviso il suo scetticismo riguardo alla radicalizzazione politica come causa principale, pur riconoscendo che è troppo presto per conclusioni definitive. Urbaniok ha sottolineato l'importanza del trattamento della malattia mentale, soprattutto in casi di schizofrenia.

Géraldine Casutt, responsabile della prevenzione della radicalizzazione nel Canton Vaud, ha osservato un cambiamento nei profili delle persone segnalate per radicalizzazione, con un aumento di minori influenzati dalla violenza e dai social media. Ha ribadito che il confine tra disturbi psichiatrici e ideologia radicale è spesso sfumato, e che il "rischio zero" non esiste.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni