Rilasciati ed espulsi tutti i 430 militanti della Flottilla per Gaza catturati da Israele, tra cui gli otto svizzeri (compreso il ticinese Anek Speranza)

Botte, umiliazioni, minacce di morte e abusi sessuali. È il racconto fornito da diversi attivisti della flottiglia umanitaria per Gaza, tutti rilasciati da Israele dopo tre giorni di detenzione seguiti all’intercettazione delle imbarcazioni al largo di Cipro. In totale oltre 430 persone, tra cui otto cittadini svizzeri (compreso il ticinese Anek Speranza), erano state arrestate a inizio settimana durante il blocco della missione internazionale e sono state espulse verso la Turchia a bordo di voli charter.
“L’inferno è iniziato nelle carceri galleggianti”, ha detto da Istanbul alla trasmissione ‘Forum’ della Rts la svizzera Anne Rochat, riferendosi alle navi su cui gli attivisti sono stati trasferiti dopo l’abbordaggio. Rochat ha raccontato di aver trascorso due giorni e tre notti a bordo di una di queste imbarcazioni, dove alcune persone venivano picchiate, gettate a terra e insultate, anche con sputi in faccia. Dopo i controlli dei passaporti, i militanti sono stati rinchiusi in grandi container con un solo bagno per circa duecento persone: “Ci sparavano proiettili di gomma, ogni ora succedeva qualcosa”, ha raccontato la rappresentante della delegazione svizzera. Secondo il suo resoconto, durante la detenzione si sono registrati una quarantina di sospette fratture alle braccia o alle costole, una dozzina di abusi sessuali e numerosi episodi con taser e proiettili di gomma. Le violenze sono continuate anche una volta sbarcati: gli attivisti venivano costretti per ore in ginocchio, sotto continue intimidazioni. “Appena ti muovevi potevi ricevere un colpo, essere trascinato a terra o tirato per i capelli da una parte all’altra. Non sapevi mai dove ti trovavi”. In seguito alcuni detenuti hanno potuto incontrare degli avvocati prima di essere trasferiti nella prigione di Ketziot, dove – sempre secondo Rochat – sono proseguite minacce di morte e intimidazioni a sfondo sessuale da parte dei soldati israeliani. Il team legale che assiste i partecipanti alla flottiglia ha annunciato di voler portare il caso davanti alla Corte penale internazionale.
Nel frattempo Monika Schmutz Kirgöz, responsabile della Divisione Medio Oriente e Nord Africa del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), ha convocato l’ambasciatore israeliano per un colloquio, definendo “inaccettabile” il trattamento riservato ai militanti e criticando apertamente il comportamento del ministro della sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir. Quest’ultimo aveva diffuso mercoledì un video in cui compariva tra sostenitori con bandiere israeliane mentre derideva gli attivisti, inginocchiati, bendati e con le mani legate nel porto di Ashdod. Immagini che hanno suscitato indignazione internazionale.