Secondo uno studio coordinato dall'Università di Losanna (Unil) e pubblicato oggi, le Alpi e, ancor più, i Pirenei potrebbero nascondere nel loro sottosuolo importanti giacimenti di idrogeno naturale (H2). Queste riserve rappresenterebbero una promettente fonte di energia pulita per il futuro.
La ricerca, condotta dall'Unil insieme al Helmholtz-Zentrum für Geoforschung di Potsdam (Germania), evidenzia il ruolo chiave dell'erosione nella formazione dell'idrogeno. In una catena montuosa, "l'erosione favorisce la risalita delle rocce mantelliche verso la superficie", spiega a Keystone-ATS Frank Zwaan, geologo dell'ateneo losannese e primo autore dello studio.
Il mantello terrestre contiene infatti minerali come l'olivina che a contatto con l'acqua si trasformano in altri minerali, tra cui il serpentinito. Durante questo processo viene rilasciato idrogeno, che potrebbe essere sfruttato come fonte di energia verde, sostiene Zwaan.
Tuttavia, il mantello si trova al di sotto della crosta terrestre, a oltre 30 chilometri di profondità. A questi livelli non vi è presenza di acqua e le temperature sono, in ogni caso, generalmente troppo elevate perché possa innescarsi il meccanismo di "serpentinizzazione", sottolinea il geologo.
Per disporre di temperature favorevoli, è dunque necessario attendere che la tettonica a placche spinga le rocce mantelliche verso la superficie. A una profondità compresa tra gli 8 e i 12 chilometri, il calore oscilla tra i 200 e i 350 gradi. In queste zone l'acqua può penetrare, ad esempio lungo le grandi faglie, osserva Zwaan.
A tali profondità, l'idrogeno prodotto dalla "serpentinizzazione" può accumularsi all'interno di strati porosi che fungono da serbatoi. "La nostra speranza è di riuscire a individuare campi di gas H2, analoghi ai giacimenti petroliferi", rileva il geologo. Esiste già un piccolo sito di estrazione di idrogeno naturale in Mali.
L'erosione, tuttavia, non è l'unico fattore che contribuisce alla formazione dell'idrogeno naturale: anche la storia geologica delle regioni gioca un ruolo cruciale. In questo scenario, i Pirenei sembrano mostrare condizioni molto favorevoli, mentre le Alpi presentano "un potenziale interessante", indica l'Unil in una nota.
"Sappiamo che la Terra produce costantemente grandi quantità di idrogeno", prosegue Zwaan. La sfida attuale consiste nel trovare i giacimenti di questa risorsa che siano effettivamente sfruttabili. Inoltre, proprio come accade per i campi petroliferi, in caso di un futuro pompaggio questi accumuli di H2 andrebbero a esaurirsi nel corso del tempo.
L'Università sottolinea poi che l'idrogeno potrebbe in futuro rivestire un ruolo centrale nella transizione energetica, "grazie al suo alto potenziale nel settore della mobilità e nella decarbonizzazione dei processi industriali". Oggi la sua produzione dipende ancora in larga misura dai combustibili fossili, mentre la controparte "verde" (da fonti rinnovabili) resta per ora costosa.
Lo studio divulgato oggi è stato pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Geophysical Research: Solid Earth. Attualmente Frank Zwaan sta perfezionando i suoi modelli tettonici "su grande scala", con l'obiettivo di applicare questo strumento d'analisi ad altre catene montuose.