Il rapporto agricolo 2025 della Confederazione conferma il processo di concentrazione delle aziende. Meno mucche, ma la quantità di latte rimane stabile

Il 2024 è stato caratterizzato da condizioni climatiche sfavorevoli, in particolare per la produzione ortofrutticola e la viticoltura. Secondo un’indagine federale, tuttavia, la popolazione contadina si mostra più ottimista rispetto a quattro anni fa. Continua invece, inesorabile, il processo di concentrazione delle aziende agricole.
Contrariamente a quest’anno, l’estate piovosa del 2024 e i danni causati dal gelo e dalla peronospora hanno portato a scarsi raccolti nella produzione ortofrutticola e nella viticoltura, si legge nel Rapporto agricolo 2025 della Confederazione, presentato lunedì. Per il vino si tratta addirittura di un anno storicamente negativo, il secondo peggiore degli ultimi vent’anni, ha sottolineato lunedì il direttore dell’Ufficio federale dell’agricoltura (Ufag) Christian Hofer in una conferenza stampa a Berna. Oltre alle condizioni meteorologiche avverse, anche il forte calo del consumo di vino, in particolare quello svizzero, ha avuto un ruolo importante. I vini svizzeri raggiungono ora una quota di mercato del 35,5%, il che rappresenta una sfida per il settore.
I cambiamenti strutturali nell’agricoltura svizzera proseguono, in direzione di una concentrazione delle aziende agricole. Il numero totale delle aziende è diminuito dell’1,3%, attestandosi a 47’075. Nel contempo, il numero delle grandi aziende (più di 50 ettari) è aumentato di circa il 3%.
Altra tendenza che si conferma: il numero crescente di aziende agricole di tutte le dimensioni gestite da donne. La quota attuale è del 7,7%. L’evoluzione si riflette anche nei posti di lavoro a tempo pieno, in aumento per le donne e in calo per gli uomini, osserva l’Ufag.
Il processo di concentrazione prosegue anche negli allevamenti di vacche da latte. Lo scorso anno il numero di aziende lattiero-casearie è diminuito del 2,5%, a circa 16’650. Negli ultimi 25 anni si è registrata una riduzione di circa la metà.
Nel 2024 sono state prodotte complessivamente circa 3,7 milioni di tonnellate di latte, più o meno come negli anni precedenti, nonostante il calo del numero di vacche da latte. Questo settore fondamentale dell’agricoltura svizzera rappresenta circa un quarto della produzione in termini di valore.
L’anno scorso i produttori hanno ricevuto meno soldi per il loro latte rispetto all’anno precedente. Solo il latte biologico ha beneficiato di un prezzo alla produzione più elevato. Ciononostante, i consumatori hanno dovuto pagare di più per diversi prodotti lattiero-caseari nei negozi.
Nel 2024 la situazione è stata particolarmente tesa nel settore agricolo, che si è mobilitato in tutta Europa e in Svizzera. La questione dei redditi delle famiglie contadine, ritenuti troppo bassi rispetto alle ore di lavoro, torna regolarmente alla ribalta.
Tuttavia, i contadini e le contadine ritengono che la loro qualità di vita complessiva sia più positiva rispetto a quattro anni fa, come indica anche l’Ufag nel suo rapporto. La situazione è quindi giudicata nettamente meno negativa rispetto al 2021 per quanto riguarda il numero di ore di lavoro, anche se il 19% lo considera ancora troppo elevato.
Solo il 15% dei contadini e delle contadine intervistati lamenta ancora una mancanza di considerazione per la propria professione, ovvero la metà rispetto al 2021.
Nella Svizzera tedesca la valutazione della propria qualità di vita è nettamente più positiva rispetto a quella della Svizzera romanda e del Ticino. L’indagine non spiega i motivi di tale discrepanza.
Le famiglie contadine rimangono tuttavia critiche nei confronti del numero di prescrizioni e dell’evoluzione costante della politica agricola. A questo proposito, l’Ufag ritiene di essere sulla buona strada.
Christian Hofer ha citato le semplificazioni amministrative, accolte positivamente dal settore e che erano una delle principali rivendicazioni dei contadini. In futuro, la frequenza dei controlli dovrà essere al massimo di uno all’anno per azienda. Il consigliere federale Guy Parmelin ha firmato in agosto un piano d’azione in tal senso.
Nel 2024 la Confederazione ha speso 3,67 miliardi di franchi per l’agricoltura, pari al 4,4% della spesa totale, allo stesso livello dell’anno precedente. I pagamenti diretti, che ammontano a 2,8 miliardi di franchi, rappresentano circa l’80% di tale importo.