PS, PLR, Centro, Verdi e Verdi liberali in larga parte favorevoli; UDC si oppone nettamente. Cantoni, sindacati e imprese chiedono garanzie su salari e PMI
Il pacchetto di accordi con l'Unione europea (Ue) viene fondamentalmente approvato dalla maggioranza dei partiti, dai partner sociali e dagli ambiti economici. Nell'applicazione interna servono però aggiustamenti. L'unica voce fortemente contraria è quella dell'UDC.
PS, PLR, Centro, Verdi e Verdi liberali sono fondamentalmente favorevoli alla stabilizzazione e all'ampliamento degli accordi con l'Ue, si evince dalle prese di posizione a disposizione dell'agenzia Keystone-ATS e pubblicate nel quadro della procedura di consultazione, che si chiude oggi.
Secondo i socialisti servirebbe un pacchetto di ancor più ampio respiro, che comprenda ad esempio il cambiamento climatico, che non è risolvibile dalla Svizzera da sola. Nessun compromesso poi per quel che riguarda la protezione dei salari.
Per il PLR è invece centrale che Parlamento e Cantoni siano maggiormente tenuti in considerazione rispetto alla proposta di partenza. Camere e autorità cantonali, nel quadro della ripresa dinamica del diritto, dovrebbero poter dire la loro già al momento della creazione degli atti giuridici nell'ambito del processo legislativo e di integrazione dell'UE.
Il Centro, dal canto suo, chiede miglioramenti sul fronte interno, in particolare per quel che riguarda immigrazione e controllo democratico, scrive il partito. I Verdi vogliono invece miglioramenti nell'accordo sull'energia e nella clausola di protezione. I Verdi liberali vedono nel pacchetto di accordi una facilitazione dell'accesso al mercato, con un aumento della partecipazione alle decisioni da parte della Confederazione.
Totalmente diversa la posizione dell'UDC, che respinge in modo chiaro e netto il pacchetto di intese. Il partito parla di "contratto di sottomissione coloniale" e di "fine della via bilaterale". Sotto accusa vi sono in particolare gli elementi istituzionali.
I Cantoni sono più ottimisti e parlano di una "base affidabile". La Conferenza dei governi cantonali approva il piano di applicazione presentato dal Consiglio federale, ma si aspetta che i Cantoni ricevano sostegno in caso di maggiori spese o minori entrate.
Anche Unione sindacale svizzera (SGB) e Travail.Suisse sostengono gli accordi, ma a condizione che il Parlamento sostenga senza tagli le misure per la protezione interna dei salari.
Le intese rappresentano una "solida base" per la stabilizzazione e lo sviluppo della via bilaterale, secondo Economiesuisse. Anche in questo caso vengono però chiesti adeguamenti interni e si spinge per un'applicazione "snella e favorevole alle aziende".
L'organizzazione delle industrie tech Swissmem è favorevole al pacchetto, a condizione che venga rispettato il mercato liberale del lavoro. Adeguamenti sono necessari per la protezione dei salari, si legge poi nella presa di posizione. Qualche perplessità viene espressa anche sul fronte delle politiche migratorie.
L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) si mostra invece più critica. In particolare, per essere del tutto convinta, servono sensibili alleggerimenti per le piccole e medie imprese, così come una garanzia della partecipazione democratica.
Controversa è poi risultata la questione se sottoporre il tutto a referendum obbligatorio o facoltativo. Il governo suggerisce la seconda opzione, che rende necessaria la sola maggioranza del popolo. Questa opinione è condivisa da PLR, Verdi, Verdi liberali e una maggioranza dei governi cantonali.
L'UDC punta invece a un referendum obbligatorio, che rende necessaria anche la maggioranza dei Cantoni. Questo a causa della particolare importanza che rappresenta il pacchetto di accordi. Dello stesso avviso l'organizzazione Pro Svizzera, che come il partito respinge gli accordi.
Secondo il Consiglio federale, il progetto sarà sottoposto al Parlamento presumibilmente nel primo trimestre del 2026. Il Dipartimento federale degli affari esteri valuterà ora le risposte pervenute nell'ambito della procedura di consultazione e preparerà il messaggio destinato alle Camere federali.