Svizzera

‘I dazi di Trump sono quasi definitivi’

Poco margine per abbassare il 39% dalla Svizzera. Il presidente americano avrebbe dato della ‘pedante’ al telefono a Keller-Sutter

Versione golfista arrabbiato
(Keystone)
3 agosto 2025
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I nuovi dazi imposti dal presidente Donald Trump sono "praticamente definitivi" e non saranno oggetto di negoziati nell'immediato futuro. Lo ha dichiarato domenica il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer. Le merci provenienti dalla Svizzera saranno soggette a un dazio del 39% a partire dal 7 agosto, uno dei tassi più elevati (per il Brasile, reo secondo Trump di maltrattare l'ex presidente golpista Bolsonaro, i dazi sono addirittura al 50%).

"Questi dazi sono praticamente definitivi", ha affermato Greer in un'intervista preregistrata trasmessa domenica dal canale statunitense CBS. Alla domanda su possibili negoziati per ridurre tali dazi, Greer ha risposto che è improbabile che questi avvengano "nei prossimi giorni". Giovedì, Donald Trump ha firmato un decreto che stabilisce l'entità dei nuovi dazi, che colpiranno decine di Paesi con aliquote comprese tra il 10 e il 41%. Questi nuovi dazi doganali entreranno in vigore per la maggior parte dei Paesi il 7 agosto, consentendo alle autorità doganali di organizzarsi per la loro riscossione.

Le merci provenienti dall'Unione europea, dal Giappone e dalla Corea del Sud saranno tassate al 15%, quelle dal Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord) al 10%, dall'Indonesia al 19%, dal Vietnam e da Taiwan al 20%. Per le otto economie con cui gli Stati Uniti hanno concluso accordi, tra cui l’Ue e il Giappone, i dazi sono "più o meno stabiliti", ha dichiarato domenica Kevin Hassett, principale consigliere economico di Trump, durante un’intervista al canale NBC. Tuttavia, per le decine di partner commerciali con cui non è stato raggiunto un accordo, "ci aspettiamo che i negoziati proseguano", ha aggiunto Hassett.

KeystoneKarin Keller-Sutter

I retroscena della telefonata

Secondo quanto riportato domenica dalla SonntagsZeitung e dal SonntagsBlick, emergono nuovi dettagli sulla telefonata del 31 luglio tra la presidente svizzera Karin Keller-Sutter e Donald Trump, avvenuta poche ore prima dell’annuncio statunitense di un dazio del 39% sulle merci svizzere.

Il colloquio è partito in modo tranquillo, con uno scambio di cortesie e un accenno di Keller-Sutter alla Festa nazionale del 1° agosto. Però l’atmosfera si è presto scaldata. Trump ha criticato il disavanzo commerciale con la Svizzera, definendo “insufficiente” la proposta di un dazio al 10% che era stata discussa informalmente nei mesi precedenti tra delegazioni svizzere e americane.

Stando alla SonntagsZeitung, Trump avrebbe detto che un disavanzo di 39 miliardi di dollari, per un Paese di soli 9 milioni di abitanti, è largamente sproporzionato. Il SonntagsBlick aggiunge che avrebbe chiesto “concessioni importanti”, sottolineando che un Paese ricco come la Svizzera non avrebbe avuto accordi senza aperture significative.

Keller-Sutter, senza un mandato ufficiale, ha cercato di spiegare le ragioni dello squilibrio commerciale e di difendere l’intesa tecnica raggiunta in precedenza. Ma Trump, a quanto pare, si è irritato, trovando il suo tono troppo “pedante”. La situazione si è complicata al punto che lo staff del presidente USA ha mandato un SMS alla direttrice della SECO, Helene Budliger Artieda, suggerendo di chiudere la chiamata. Il colloquio si è interrotto poco dopo, senza risultati. Keller-Sutter ha poi ammesso il fallimento su X. Due ore più tardi, Washington ha annunciato il dazio del 39% sulle esportazioni svizzere.