Svizzera

Caso ‘deepfake’, Glarner perde l’immunità parlamentare

La Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati ha confermato la decisione della sua omologa del Nazionale in merito all'utilizzo

Andreas Glarner
(Keystone)
27 giugno 2025
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Il consigliere nazionale Andreas Glarner (UDC/AG) perde l'immunità parlamentare. La Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (CAG-S) ha confermato la decisione della sua omologa del Nazionale in merito all'utilizzo di un deepfake raffigurante Sibel Arslan (Verdi/BS).

Per il presidente della CAG-S Daniel Jositsch (PS/ZH) "esiste un legame con la sua attività politica". "Il caso va oltre le semplici critiche in un programma televisivo o una caricatura", ha detto in una dichiarazione rilasciata alla stampa di Palazzo federale.

In un lungo comunicato pubblicato nel pomeriggio, la commissione afferma che "questo video non è un semplice scherzo". "Tollerare le pratiche del consigliere nazionale Glarner potrebbe portare - secondo la CAG-S - a un loro aumento danneggiando così il dibattito democratico".

La decisione di revocare l'immunità parlamentare all'argoviese è stata presa con 8 voti contro 2, ha precisato Jositsch. Potrà così essere aperta un'inchiesta nei suoi confronti. "La Commissione dubita tuttavia che Glarner verrà condannato", ha aggiunto lo zurighese. Un delitto contro l'onore "non è certamente dato", così come anche l'usurpazione d'identità "molto probabilmente non lo è", ha detto il socialista. La valutazione penale spetta però ai giudici, ha aggiunto.

Il 16 ottobre dello scorso anno, sui suoi profili X e Instagram, Glarner aveva postato un video generato tramite intelligenza artificiale (deepfake) intitolato "Se Sibel Arslan fosse sincera". Vi si vedeva la parlamentare pronunciare falsi slogan politici, contrari alle sue reali convinzioni. In particolare Arslan - di origine curda - parlava di "criminali turchi" e incoraggiava a votare UDC, ricorda la commissione in una nota odierna.

Arslan aveva sporto denuncia e il 20 febbraio il Ministero pubblico di Muri-Bremgarten (BE) aveva chiesto l'autorizzazione a condurre un procedimento penale contro Glarner proprio per il sospetto di usurpazione d'identità e possibili delitti contro l'onore.

Da notare che è la prima volta che la CAG-S è chiamata a pronunciarsi sull'uso di deepfake nell'ambito delle campagne elettorali ed è anche il primo caso di una potenziale usurpazione d'identità, reato introdotto nel 2023 nel Codice penale.

Considerando il probabile diffondersi dei video falsi creati con l'intelligenza artificiale, la Commissione ritiene "importante identificare la natura penale delle azioni del consigliere nazionale Glarner e di chiarire il quadro giuridico applicabile in caso di utilizzo di deepfake". Pur riconoscendo il valore fondamentale della libertà di espressione nel dibattito pubblico, la CAG-S ritiene necessario imporre dei limiti: solo così è possibile tutelare la formazione democratica dell'opinione dalle crescenti ingerenze rese possibili dall'evoluzione dell'intelligenza artificiale.

Esternazioni sui social, mantenere immunità

Sempre oggi, la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati si è occupata nuovamente di un'altra vicenda che vede al centro Glarner: i suoi propositi contro l'Islam pubblicati sui social media.

Nel valutare l'equilibrio tra l'interesse pubblico al perseguimento penale e quello istituzionale a garantire l'esercizio senza ostacoli del mandato parlamentare, la CAG-S ha dato priorità alla libertà di espressione dei parlamentari nel dibattito politico. A suo avviso, "la partecipazione attiva alle discussioni sociali è una parte fondamentale del mandato". Per questa ragione, ha ritenuto che l'interesse istituzionale prevalga su quello pubblico, decidendo - con 9 voti e 1 astensione - di respingere la revoca dell'immunità.

Questa decisione corrisponde a quella presa dalla Commissione dell'immunità del Consiglio nazionale (CdI-N) in maggio (CdI-N che in un primo momento, in novembre, aveva sostenuto che le affermazioni di Glarner sull'Islam non erano protette dall'immunità). Dal momento che sono disponibili due decisioni concordi della CAG-S e della CdI-N, la decisione di non revocare l'immunità per questi fatti è definitiva.

Sui social media Glarner aveva pubblicato il seguente post: "Non dovremmo forse lentamente fermare una religione i cui membri enfatizzano le loro richieste di velo, diritti speciali, califfati, minareti, richiami alla preghiera, tribunali della Sharia, ecc. con attentati esplosivi e attacchi a cittadini innocenti?". Aveva accompagnato il messaggio con l'hashtag "#stoppislam".

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