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‘L’accordo Svizzera-Ue va sottoposto a referendum obbligatorio’

Un comitato di imprenditori ha lanciato un’iniziativa popolare che vuole sottoporre al voto dei cittadini la ratifica dei trattati internazionali

Un rapporto complicato
(Keystone)
30 settembre 2024
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Il futuro accordo con l'Ue va respinto poiché limita eccessivamente la democrazia diretta e la sovranità del Paese, due elementi alla base del successo, soprattutto economico, della Svizzera.

È il parere di un comitato di imprenditori, che si definisce apartitico, che ha lanciato oggi ufficialmente a Berna la propria iniziativa popolare che intende sottoporre a referendum obbligatorio i trattati internazionali, tra cui la futura intesa con Bruxelles in fase di finalizzazione.

Per i fautori dell'iniziativa "per la democrazia diretta e la competitività del nostro paese - No a una Svizzera membro passivo dell'Ue (iniziativa Bussola)", con il recepimento di fatto automatico del diritto e la subordinazione dell'accordo alla giurisdizione dell'Ue, i nostri diritti di partner sovrano dell'Ue sarebbero seriamente compromessi.

Un nuovo-vecchio accordo

Il trattato in fase di negoziazione (fotocopia secondo i promotori dell'iniziativa dell'accordo istituzionale abbandonato nel 2021), si dice convinto il comitato – di cui fanno parte anche esponenti politici di peso a livello federale, come l'imprenditore e consigliere agli stati Hans Wicki (Plr/Nw), o noti a livello cantonale, come l'avvocato e deputato in Gran Consiglio Paolo Caroni (Centro/Ti) – danneggerebbe la competitività del nostro Paese e indebolirebbe a lungo termine la piazza economica svizzera.

KeystoneLa bandiera europea e quella svizzera sventolano sul lago di Zurigo

Sebbene i membri del comitato vogliano intrattenere buone e proficue relazioni con Bruxelles, essi credono che le pressioni dell'Ue affinché la Svizzera si avvicini ancora di più a essa aumenterebbero con un accordo che erode il federalismo e la democrazia diretta, due elementi che hanno contribuito alla stabilità del Paese e al suo successo nel contesto economico globale.

Per una politica economica autonoma

Si tratta di vantaggi che non devono essere sacrificati sull'altare di un ravvicinamento progressivo all'Ue, a detta del comitato, secondo cui gli accordi bilaterali I e II e l'accordo di libero scambio del 1972 garantiscono già alla Svizzera un pacchetto di accordi personalizzati con l'Ue. L'attuale accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'Ue rappresenta una base solida, che può essere ampliata e modernizzata.

Per il comitato, invece di legarsi eccessivamente a Bruxelles, vanno create condizioni quadro ottimali affinché la Svizzera resti una piazza economica attraente e aperta sul mondo anche per le generazioni future. Ciò sarà possibile solo se la Svizzera continuerà a seguire una politica economica autodeterminata e a mantenere il controllo democratico su una regolamentazione dell'economia indipendente. La libera scelta dei partner commerciali deve essere garantita e il rischio di una relazione di monopolio con l'Ue evitato.

Accordo quadro sopravvalutato

A parere del comitato, il valore dell'accordo quadro che la Confederazione sta negoziando, è sopravvalutato e l'allarmismo sulle conseguenze economiche dell'interruzione dei negoziati è assolutamente esagerato.

Con la sua forza lavoro qualificata e produttiva e le sue aziende innovative, l'economia elvetica ha tutte le carte in mano per rimanere competitiva a livello internazionale anche in assenza di un accesso preferenziale al mercato europeo.

La fine dei negoziati, si dice convinto il comitato, non porterà a una pura e semplice caduta degli accordi bilaterali esistenti poiché l'Ue ha un forte interesse a mantenere relazioni produttive con la Svizzera. Tra l'altro, già negli ultimi 20 anni la quota di esportazioni verso l'Ue è diminuita, mentre quella verso gli Stati Uniti e la Cina è cresciuta.

L'iniziativa

L'iniziativa si propone di modificare, completandolo, l'articolo 101 della Costituzione federale che regola la "Politica economica esterna". A tale riguardo, la Confederazione dovrebbe perseguire una politica economica esterna autonoma che prenda in considerazione i bisogni della Svizzera in quanto piazza economica integrata nella rete internazionale, rispettando i diritti democratici del popolo e l'autonomia dei Cantoni.

Andrebbero poi sottoposti al voto di popolo e cantoni (articolo 140, Referendum obbligatorio) i trattati internazionali che prevedono una ripresa di disposizioni importanti che fissano norme di diritto (quest'ultimo aspetto attualmente sottoposto a referendum facoltativo, articolo 141).

L'iniziativa modifica anche l'articolo 164 (Legislazione). Stando al Comitato, l'adozione di disposizioni importanti, che stabiliscono norme di diritto, deve essere espressamente prevista in una legge federale o in un trattato internazionale soggetto a referendum obbligatorio e ristretto a un ambito ben definito.

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