Svizzera

Dall'Ai al mondo del lavoro, cresce l'integrazione professionale

Sempre più persone invalide o a rischio di diventarlo beneficiano dei programmi messi a disposizione dall'assicurazione invalidità

In sintesi:
  • Nel 2023, circa 55'800 soggetti sono stati beneficiari dei programmi
  • Poco più di metà dei casi riguarda persone con invalidità dovuta a malattie psichiche
Immagine di archivio
(Keystone)
17 giugno 2024
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Un numero sempre maggiore di persone invalide o minacciate da un'invalidità beneficia dei provvedimenti d'integrazione affinché possano provvedere al proprio sostentamento. Nel 2023, circa 55'800 soggetti hanno partecipato ai programmi messi a punto dall'assicurazione invalidità (Ai).

Le riforme cui è stata sottoposta l'Ai negli ultimi 15 anni hanno rafforzato il principio dell'integrazione professionale: il diritto alla pensione viene preso in considerazione solo una volta esaurite tutte le possibilità di riabilitazione, stando a una nota odierna dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas).

Secondo l'Ufficio, questo approccio sta dando i suoi frutti. Il numero di persone che partecipano a misure di riabilitazione è triplicato dal 2008. Delle 56mila persone circa che hanno partecipato a programmi di integrazione si contano un numero quasi uguale di uomini e donne. In genere, i soggetti sotto i 25 anni godono soprattutto di misure di ordine professionale, come una formazione iniziale. Le persone di oltre 55 anni beneficiano maggiormente in interventi precoci che consentono, per esempio, di adeguare il posto di lavoro alle nuove esigenze.

Rispetto al 2008, i costi per questi interventi sono raddoppiati raggiungendo quota 886 milioni di franchi (2023). Il 68% di questa somma (ossia 602 milioni) è stato assorbito da provvedimenti di ordine professionale. Tali misure, incluse le indennità giornaliere, rappresentano il 16% delle uscite globali dell'Ai che ammontano a circa 10,1 miliardi all'anno.

L'anno scorso quasi 41'500 persone hanno concluso il processo d'integrazione professionale. Di queste, il 45% ha potuto essere assunto nel mercato del lavoro e un ulteriore 15% ha recuperato l'idoneità all'integrazione nel mercato del lavoro, ma non era ancora stato assunto. Per circa il 38% l'integrazione professionale non è ancora stata possibile per varie ragioni.

Il monitoraggio dell’Ai fornisce dati sulla situazione delle persone un anno dopo la conclusione del provvedimento d'integrazione. Nel 2021 circa 21'000 persone hanno concluso il processo d'integrazione professionale. Il 55% di esse ha potuto conseguire un reddito un anno dopo.

Malattie psichiche

Sempre per l'anno in rassegna, le malattie psichiche sono state la causa dell'invalidità in poco più della metà dei casi di beneficiari di provvedimenti d'integrazione (53%), seguite dalle malattie delle ossa e degli organi locomotori (16%), dalle infermità congenite (11%) e dagli infortuni (9%).

Con l'ulteriore riforma dell'Ai nel 2022 è stata rielaborata anche la rilevazione dei dati per l'integrazione professionale. L'esame include ora il luogo di svolgimento dei provvedimenti, quali il mercato del lavoro, altri contesti (p. es. una scuola), le istituzioni protette o una combinazione di più luoghi, come pure l'esito del processo d'integrazione.

Una valutazione generale della riforma Ulteriore sviluppo dell'Ai potrà però essere effettuata soltanto in un secondo tempo. Al momento sono in corso diversi studi al riguardo.

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