Svizzera

Il Nazionale chiede di non dar seguito alla sentenza sul clima

Approvata una dichiarazione che invita il governo a illustrare al Consiglio d'Europa gli sforzi che la Confederazione mette già in atto

Berna dice no alla Corte
(Keystone)
12 giugno 2024
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Non c’è alcun motivo per dar seguito alla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo (Cedu) contro la Svizzera per violazione dei diritti umani in ambito ambientale. Dopo il Consiglio degli Stati, oggi anche il Nazionale ha adottato, con 111 voti a 72 e 10 astensioni, una dichiarazione non vincolante in tal senso che invita il Governo ad attivarsi presso il Consiglio d'Europa per far conoscere la posizione della Confederazione.

Nel testo, intitolato "Una protezione efficace dei diritti fondamentali da parte dei tribunali internazionali piuttosto che l'attivismo giudiziario", si afferma in particolare che la sentenza a favore delle Anziane per il clima "oltrepassa i limiti dell'interpretazione dinamica" e che la Corte, così facendo, "travalica i limiti dello sviluppo del diritto concessi a un tribunale internazionale".

Vi si legge anche che Berna "non vede alcuna ragione per dare ulteriore seguito alla sentenza" dato che "gli sforzi precedentemente e attualmente profusi dalla Svizzera in materia di politica climatica soddisfano i requisiti in materia di diritti umani formulati nella sentenza".

Muro contro muro

Il Nazionale riconosce il valore della Corte e delle sue sentenze, è un organo prezioso per la tutela dei diritti umani, ha affermato il consigliere nazionale ticinese Simone Gianini a nome della commissione preparatoria, aggiungendo però che c’è l'impressione che spingendosi così lontano la corte scateni un effetto controproducente. Il perseguimento degli obiettivi climatici è un compito politico, non della Corte, ha rilevato.

Il Consiglio federale dovrà spiegare agli altri Stati membri del Consiglio d'Europa che Berna sta già facendo abbastanza in materia di clima. Finora la Svizzera ha rispettato tutti i suoi impegni internazionali in questo ambito, ha aggiunto Philipp Matthias Bregy (Centro), sempre a nome della commissione. Egli ha poi citato la nuova legge sul CO2, che il Parlamento ha adottato in marzo e che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2025 se non sarà lanciato un referendum. La decisione della Corte non ne tiene conto, ha rilevato.

La dichiarazione fa riferimento anche alla legge sulla protezione del clima, approvata dal popolo svizzero un anno fa, che fissa l'obiettivo della neutralità del carbonio entro il 2050. Domenica scorsa, i cittadini svizzeri hanno inoltre sostenuto la legge sull'elettricità. Per l'Udc, il Plr e l'Alleanza del Centro non c’è quindi nessun motivo di intervenire ulteriormente in seguito alla sentenza della Cedu.

Philippe Nantermod (Plr) ha sottolineato che la Convenzione dei diritti dell'uomo non contiene un diritto a un ambiente sano, a un clima preservato e nemmeno un diritto alla salute. A suo avviso, la Cedu ha sovrainterpretato il diritto alla vita privata e familiare trasformandolo in un diritto alla protezione del clima.

La Corte europea dei diritti umani ha travalicato la giurisdizione del popolo svizzero e si è eretta a corte costituzionale, ha dichiarato Jean-Luc Addor (Udc). "Spetta al Parlamento, e infine al popolo, approvare le leggi. I giudici devono applicarle e non inventare diritti che non esistono", ha tuonato. "È una sentenza dettata da motivi politici", gli ha fatto eco la collega di partito Barbara Steinemann, per la quale "con la sua sentenza la Corte assume il ruolo di legislatore".

È proprio questo punto ad aver scaldato gli animi, dando vita a un dibattito talvolta piuttosto tecnico. Per la sinistra è infatti la dichiarazione approvata oggi, e non la sentenza, a non rispettare la separazione dei poteri. "Gli unici che fanno attivismo qui siamo noi, con questa dichiarazione e non certo la Cedu", ha replicato Min Li Marti (Ps). Non è il modo giusto per rispondere a una sentenza, ha aggiunto Aline Trede (Verdi), per la quale il dibattito odierno è problematico perché questa dichiarazione danneggia le istituzioni.

"La sentenza salvaguardia i diritti dell'uomo e la Svizzera dovrebbe attuarla, verificando se questo diritto collettivo può essere migliorato. Un rifiuto sarebbe un passo indietro", ha da parte sua criticato invano Beat Flach (Pvl). "Altri Stati potrebbero fare altrettanto in futuro e ciò indebolirebbe la credibilità della Cedu e la tutela dei diritti umani".

La sentenza

Il 9 aprile scorso, la Corte europea dei diritti umani aveva condannato la Svizzera per violazione dei diritti umani in ambito ambientale dando così ragione all'associazione Anziane per il clima che aveva presentato un ricorso denunciando quella che considera l'inazione della Confederazione di fronte ai cambiamenti climatici. La sentenza, considerata storica, è vincolante e non appellabile. Può influenzare la legge in 46 Paesi europei.

Nel maggio 2020, il Tribunale federale aveva invece respinto il ricorso presentato dall'associazione. In particolare, aveva stabilito che le donne anziane non sono più colpite dalle conseguenze del cambiamento climatico rispetto ad altri gruppi di popolazione.

Critiche dalle Anziane per il clima

Le Anziane per il clima ritengono che, con queste dichiarazioni, l'Assemblea federale attacchi il cuore del sistema europeo dei diritti umani e la natura vincolante delle sentenze della Cedu. Tocca al Consiglio federale "limitare i danni e riaffermare al Consiglio d'Europa che la Svizzera riconosce effettivamente il carattere vincolante delle sentenze", scrivono in un comunicato.

La decisione del Parlamento potrebbe avere conseguenze sulla candidatura dell'ex consigliere federale Alain Berset alla carica di Segretario generale del Consiglio d'Europa? Per il Dipartimento federale degli Affari esteri non c'è alcun legame con la sentenza. "Spetta in ogni caso agli Stati membri del Consiglio d'Europa, e non al Segretario generale, controllare l'esecuzione delle sentenze della Cedu", ha spiegato a Keystone-Ats.

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