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29.11.2022 - 16:59
Aggiornamento: 18:32

Sindacati e impresari costruttori raggiungono un accordo

L’esito dei negoziati per il contratto mantello deve ancora essere approvato dagli organi decisionali di entrambe le parti

Ats, a cura di Red.Web
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Ti-Press

Il confronto è stato duro – con migliaia di operai in piazza a Bellinzona e oltre Gottardo –, ma ora pare avvicinarsi il lieto fine: nella notte tra lunedì e martedì scorsi la Società svizzera impresari costruttori (Ssic) e i sindacati Unia e Syna (che include a sua volta la ticinese Ocst) hanno trovato l’accordo per il contratto nazionale mantello nel settore dell’edilizia (Cnm). Un risultato importante per evitare vuoti giuridici a livello federale, ma anche perché è su questo contratto che poggia quello collettivo cantonale, a sua volta in attesa di ridefinizione. Non si notano cambiamenti radicali: nessun aumento delle ore di lavoro complessive – tra i principali timori dei sindacati –, ma qualche concessione in più sul lato della flessibilità. Il tutto in cambio di un adeguamento retributivo al rialzo. In caso di approvazione da parte della base dei rispettivi partner sociali, i salari effettivi aumenteranno infatti di 150 franchi e i salari minimi di 100 franchi a partire dal primo gennaio 2023, per tutti i tre anni in cui resterebbe in vigore il nuovo Cnm.

Cauto ottimismo

Mostra un cauto ottimismo il responsabile dell’edilizia per Unia Dario Cadenazzi: «Si tratta ovviamente di una soluzione di compromesso, in cui il buonsenso ha prevalso su ipotesi peggiori quale quella di un vuoto contrattuale. Dopo un negoziato non banale, conclusosi alle tre di notte, le rivendicazioni principali sono rimaste congelate da entrambe le parti: noi avremmo voluto una maggiore protezione dei lavoratori più anziani, regole più chiare per il lavoro in caso di intemperie e la retribuzione del tempo di viaggio verso il cantiere, oltre a giornate lavorative meno lunghe». Tutti aspetti rimasti fuori dall’accordo, ma Cadenazzi fa notare che d’altronde si è riusciti a contrastare «la richiesta di eccessiva flessibilità pretesa inizialmente dalla Ssic. E alla fine si è ottenuto un aumento dei salari che forse non rispecchia al cento per cento la volontà sindacale, ma rappresenta comunque un risultato che ora andremo a presentare alla base per la ratifica».

Dall’Ocst, il segretario regionale Giorgio Fonio osserva: «Per noi era importante evitare quello che rischiava di essere un importante peggioramento delle condizioni attualmente in essere, in particolare relativamente all’orario di lavoro. Inoltre, con questa trattativa dura, ma dall’esito positivo che ora sottoporremo alla nostra base, si è scongiurato un vuoto contrattuale che sarebbe stato pericoloso per tutti».

Il presidente della Ssic Gian-Luca Lardi invita d’altronde a non dipingere il confronto come qualcosa di insolito: «È stato simile a quello vissuto nelle ultime tornate riguardanti il contratto collettivo, un dialogo che può dare l’impressione di divergenze insormontabili che però non lo sono, come dimostra questa intesa. Come avevamo già detto le trattative stavano procedendo, e così è stato». Anche Lardi vede il bicchiere mezzo pieno: «Naturalmente i compromessi non possono mai accontentare completamente entrambe le parti, ma c’è soddisfazione per il fatto di poter disporre di un accordo anche per i prossimi tre anni, con costi non indifferenti certo, ma ottenendo buoni risultati in merito all’organizzazione e alla flessibilità». Per la precisione, specifica il presidente dei costruttori, «parliamo di importanti facilitazioni sulla possibilità di accumulare ore straordinarie poi recuperabili in periodi di minore lavoro, oppure in caso di intemperie o canicola. Il tutto – come chiedevamo fin dall’inizio – senza aumentare il tempo di lavoro complessivo. Così possiamo reagire meglio agli imprevisti, agevolando la reattività dell’impresa tanto quanto la sicurezza sul lavoro».

I dettagli

Col nuovo accordo, precisano i partner nel loro comunicato congiunto, "le 2’112 ore lavorative annuali e l’orario di lavoro settimanale rimangono invariati". Inoltre "per le interruzioni dovute alla canicola o alle intemperie deve essere possibile compensare le ore con le ore supplementari, il rimborso per il chilometraggio dei veicoli privati sarà portato a 0.70 franchi, il congedo paternità di 10 giorni verrebbe finanziato con una retribuzione del 100% senza alcuna perdita di stipendio". Si specifica poi che "l’attuale tribunale arbitrale viene abolito e sostituito da tribunali ordinari. Tuttavia, entrambe le parti rinunciano a ricorsi relativi ai tempi di viaggio o all’obbligo di mantenere la pace". Infine, "punti aperti come la tutela della salute o l’organizzazione dell’orario di lavoro devono essere portati avanti in un gruppo di lavoro, al di là dei negoziati". Starà ora agli organi decisionali di entrambe le parti dare il via libera finale all’accordo. I sindacati terranno la loro conferenza di settore il 10 dicembre, mentre l’assemblea dei delegati Ssic avrà luogo il 13 gennaio dell’anno prossimo.

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