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25.09.2022 - 17:27
Aggiornamento: 20:08

Riforma AVS: le donne andranno in pensione a 65 anni

La modifica della legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti approvata per un soffio: sì al 50,6%

Ats, a cura di Red.Web
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Ti-Press

L’uguaglianza fra donne e uomini passa anche dall’età di pensionamento: il popolo svizzero ha approvato oggi una riforma dell’AVS che costringe la parte femminile del paese a lavorare sino a 65 anni, come è già d’uso per quella maschile. L’esito è stato comunque risicato e la nazione si è spaccata in due, con la formazione di un classico Rösti- (e Polenta-) Graben.

Dopo un pomeriggio di spoglio che sembrava non finire mai - a lungo si sono attesi i risultati della città di Zurigo, con il Kreis 1 e 2 che mancavano insistentemente all’appello - il verdetto è giunto alle 17.17: la modifica della legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti è stata approvata dal 50,6% dei votanti e da 17 cantoni, mentre 9 si sono opposti. Il sostegno maggiore all’idea di mandare le donne in pensione più tardi è stato raccolto a Zugo (65,0%), quello più scarso nel Giura (29,1%). Fra i contrari - assieme anche a Vaud, Friburgo, Basilea Città, Sciaffusa, Vallese, Neuchâtel, Ginevra - si è schierato il Ticino (42,9%), mentre i Grigioni (56,2%) hanno sostenuto la proposta.

Più convinta è stata l’approvazione del secondo tema collegato al primo, cioè l’aumento dell’IVA per sostenere le pensioni, una modifica costituzionale che necessitava della doppia maggioranza di popolo e cantoni: il sì ha prevalso con il 55,1% dei voti. Ad opporsi sono stati solo cinque cantoni, tutti romandi: Vaud, Friburgo, Neuchâtel, Giura e Ginevra. In Ticino i favorevoli sono stati il 50,7%, nei Grigioni il 58,5%.

L’esito complessivo del voto - erano necessari due via libera affinché l’intera riforma fosse approvata - è stato in bilico forse più di quanto si aspettassero i sondaggisti, che alla vigilia propendevano per un sì di misura ma tutto sommato chiaro. A bocce ferme hanno votato a favore della legge AVS 1’443’075 persone, mentre i contrari sono stati 1’410’759: le schede di scarto sono state quindi 32’316. L’aumento dell’IVA ha raccolto 1’570’785 sì e 1’281’375 no. La partecipazione si è attestata al 51,5%.

La riforma su cui si è votato è considerata il più importante progetto del parlamento nella corrente legislatura e la sua approvazione non appariva scontata a priori: l’ultimo grande cambiamento dell’AVS risale infatti al 1997. Le successive riforme sono state respinte dal popolo o dal parlamento. In particolare nel 2017 il progetto di previdenza per la vecchiaia 2020 era naufragato per il no all’IVA (per soli 2357 voti a livello di popolo, ma chiaramente per i cantoni, 13,5 contro 9,5) e per il contemporaneo no alla legge (52,7%).

La riforma AVS 21 ha lo scopo di garantire la stabilità finanziaria dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), primo pilastro della previdenza elvetica, che secondo il Consiglio federale è in pericolo visto l’avvicinarsi alla pensione di persone nate durante il baby boom, in un contesto di allungamento generale della speranza di vita.

L’approccio al tema si basa essenzialmente su due assi: da una parte un calo delle uscite attraverso l’aumento graduale, da 64 a 65 anni, dell’età di pensionamento delle donne, che viene così parificata a quella degli uomini; dall’altra una crescita delle entrate con una un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), che dovrebbe salire rispettivamente dal 7,7 all’8,1% (IVA normale) e dal 2,5% al 2,6% (aliquota ridotta, per esempio per gli alimentari).

Il popolo è stato chiamato a votare per un referendum facoltativo lanciato contro la modifica della legge sull’AVS (LAVS), mentre per il ritocco dell’IVA il voto era obbligatorio (e quindi valeva la doppia maggioranza del popolo e dei cantoni). Affinché fosse approvata la riforma entrambi gli oggetti dovevano superare lo scoglio delle urne.

Il progetto elaborato da governo e parlamento era osteggiato da sindacati, Partito socialista e Verdi. A loro avviso i risparmi vengono realizzati sulle spalle delle donne, che già godono di rendite di vecchiaia più basse. Quello attuale viene inoltre considerato solo un primo passo verso un innalzamento ulteriore dell’età di pensionamento a 67 anni per tutti e verso una serie di altri progetti di smantellamento sociale. Nelle prime reazioni al voto hanno annunciato battaglia.

In effetti il parlamento ha approvato una mozione che chiede al governo di presentare entro il 2026 un nuovo progetto per assicurare l’AVS fra il 2030 e il 2040. Ma ruotano intorno al tema AVS anche quattro iniziative popolari: due sono pendenti in parlamento (una chiede il pensionamento per tutti a 66 anni, l’altra auspica una 13esima rendita AVS), mentre gli altri due testi sono allo stadio della raccolta delle firme (uno vuole un adattamento periodico dell’età pensionamento, l’altro vuole far confluire nell’AVS gli utili della Banca nazionale svizzera).

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