13.09.2022 - 12:54
Aggiornamento: 14:43

‘Fake’ su spie del riscaldamento, il Datec vuole vederci chiaro

Il Dipartimento dell’energia e delle comunicazioni ha deciso di aprire un’indagine sul falso manifesto che invitata a segnalare abusi

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
Niente ricompense per le segnalazioni

No, niente ricompensa per chi segnala il vicino ‘reo’ di tenere troppo alta la temperatura del riscaldamento a casa sua. Come avevamo riferito ieri, il manifesto in cui si invitava la popolazione (con tanto di ricompensa) a segnalare eventuali ‘sgarri’ sulla temperatura del riscaldamento è un falso. E ora arriva anche la smentita ufficiale da parte del Dipartimento dell’energia e delle comunicazioni, che ha pure deciso di aprire un’indagine. "La Confederazione non ha nulla a che vedere con questi messaggi e se ne distanzia formalmente", ha detto oggi la portavoce del Datec Emanuela Tonasso a Keystone-Ats.

"Il logo della Confederazione e il numero di telefono che figurano nell’immagine sono stati utilizzati in modo abusivo. La Confederazione non ha creato questi manifesti né ha lanciato un appello di questo tipo; si tratta di una manipolazione", ha aggiunto la portavoce, precisando che il falso è stato individuato sabato dal Datec.

Il poster è circolato ampiamente nei giorni scorsi sulle reti sociali, e non solo in Svizzera. Emanuela Tonasso dice anche di essere stata contattata da diversi media stranieri per commentare questo annuncio ingannevole della Confederazione.

Diffuso dai canali russi

Come riporta il giornalista Paolo Attivissimo sul suo blog Il Disinformatico, 20min.ch è risalito all’immagine, scaricabile gratuitamente da un sito internet di foto stock, che ha uno spazio bianco al posto del manifesto e che è stata con tutta probabilità utilizzata per realizzare il fotomontaggio. Anche la foto della ragazza ritratta nel manifesto è acquistabile online.

Il portale italiano open.online ha ricostruito il percorso del fotomontaggio – che è stato rilanciato sui social anche da alcuni politici italiani – arrivando alla conclusione che a spingere la sua diffusione sono stati i social russi: fra questi, il canale Telegram del giornalista e propagandista russo Vladimir Solovyev, e quello dell’agenzia bielorussa Belta.

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