25.08.2022 - 09:51
Aggiornamento: 17:17

Shock elettrico: cifre in profondo rosso per Alpiq

Perdita di ben oltre mezzo miliardo nel primo semestre per il gruppo energetico, contro l’utile di 16 milioni dei primi sei mesi del 2021

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
La Ceo Antje Kanngiesser

Una perdita abbondantemente oltre il mezzo miliardo di franchi in soli sei mesi. Il gruppo energetico Alpiq ha archiviato il primo semestre con un risultato negativo netto per 592 milioni di franchi, a fronte di un utile di 16 milioni realizzato nella prima parte del 2021.

"L’eccezionale volatilità e gli aumenti estremi dei prezzi dell’elettricità hanno portato a pagamenti di garanzia molto più elevati per i volumi di produzione coperti", spiegano i vertici della società. "Queste garanzie sono di natura temporanea e saranno interamente rimborsate al momento della consegna dell’energia".

I forti aumenti dei prezzi hanno comportato un balzo del fatturato, che è passato da 2,7 a 6 miliardi di franchi. Il risultato operativo a livello Ebitda (cioè prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti) è crollato da +141 milioni a -566 milioni. "In questo contesto estremamente difficile, siamo riusciti a migliorare la nostra performance operativa, a rafforzare il nostro contributo alla sicurezza degli approvvigionamenti e, allo stesso tempo, a impostare un percorso strutturale fondamentale per il futuro", commenta la Ceo Antje Kanngiesser.

Alpiq ha sede a Losanna e dà lavoro a circa 1’230 persone. Il gruppo è nato nel 2009 dalla fusione fra Atel (Aare e Ticino Sa di Elettricità) ed Eos (Energie Ouest Suisse). Messa in difficoltà dall’evoluzione del mercato dell’energia elettrica, nel 2018 l’azienda aveva venduto le sue attività industriali, riducendo in tal modo le sue dimensioni. La società è attiva a livello internazionale offrendo ai clienti soluzioni nel campo della produzione e della commercializzazione di energia. Produce energia idroelettrica da oltre cento anni e ha anche partecipazioni in due centrali nucleari elvetiche (Gösgen e Leibstadt), nonché in impianti termici, eolici e fotovoltaici in Europa. Nel 2019 i principali azionisti hanno tolto il gruppo dalla Borsa.

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