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15.06.2022 - 19:30
Aggiornamento: 19:56

Costi della salute, il (quasi scontato) ‘no’ slitta a domani

Dibattito fiume, ma senza votazione, sull’iniziativa per un tetto massimo dei premi di cassa malattia. Controprogetto in pole-position

Ats, a cura de laRegione
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Keystone
Mettiamoci un freno. Ma quale?

Tenuto conto dell‘aggravio crescente dei premi malattia (si stima un ulteriore aumento del 5-10% per il 2023) sulle famiglie, fenomeno che rischia di acuirsi a causa della situazione economica incerta e dell’inflazione, il Parlamento dovrebbe sgravare ulteriormente gli assicurati aumentando i mezzi destinati alla riduzione individuale di questa ’tassa’, per molte persone del ceto medio ormai quasi insopportabile.

Dopo 5 ore di dibattito, tuttavia, al Consiglio nazionale è mancato il tempo per votare sull’iniziativa del Ps che intende porre un tetto massimo del 10% del reddito imponibile per i premi delle casse malattia.

Un ‘no’ – atteso per domani mattina – è però scontato: per la maggioranza dei gruppi parlamentari, tranne il campo rosso-verde, la proposta della sinistra non rappresenta la giusta soluzione: troppo estrema e troppo costosa, specie per le finanze federali.

Al posto dell’iniziativa, il plenum si è detto pronto – eccetto l’Udc – a esaminare il controprogetto indiretto del Consiglio federale, emendato in alcuni punti dalla commissione preparatoria. Quest’ultimo prevede sì un maggiore impegno finanziario di Confederazione e Cantoni per la riduzione dei premi, ma in misura minore rispetto all’iniziativa, difesa in aula solo dal campo rosso-verde.

Nel corso del dibattito tenutosi in un’aula semi vuota, come fatto notare da Philippe Nantermod (Plr/Vs) non senza un pizzico di ironia, tenuto conto che il tema dei costi sanitari figurerebbe – a suo parere – tra le preoccupazioni principali degli Svizzeri, il campo rosso-verde ha denunciato il peso crescente dei premi malattia sulle famiglie, che in molti casi devono dedicare fino al 20% del loro reddito per regolare il dovuto.

Un sistema ingiusto

Non solo i premi sono cresciuti più dei costi sanitari negli ultimi vent’anni, ma i salari sono rimasti praticamente fermi. Per non parlare dell’inflazione e dei costi fissi, come quelli energetici, e delle previsioni che danno i premi in crescita per il 2023 del 5-10%. Insomma, per il campo rosso-verde sempre più famiglie, soprattutto del ceto medio, fanno fatica a pagare l’assicurazione sanitaria. Un ‘sì’ all’iniziativa avrebbe anche un vantaggio: aumentare il potere d’acquisto delle famiglie.

Sempre più persone – hanno poi denunciato diversi oratori – non si fanno curare a causa della franchigia elevata. L’iniziativa sarebbe un modo per riattivare il principio di solidarietà insito nella legge sulle cure medico sanitarie. Ma per essere veramente sociale e giusta, la legge dovrebbe prevedere premi proporzionali al reddito: l’attuale sistema, come denunciato da Bruno Storni (Ps/Ti), che vede il ricco pagare quanto il ‘povero’ va cambiato poiché ingiusto.

Quanto al controprogetto, qualora l’iniziativa venisse bocciata la sinistra dovrebbe sostenerlo lo stesso. Per Pierre Yves-Maillard (Ps/Vd), "si tratta di un buon controprogetto", anche se non va così lontano come avremmo voluto.

Troppo cara

Gli avversari dell’iniziativa – Verdi liberali, Udc, Plr e Centro – anche se con toni diversi, non hanno negato l’esistenza di un problema che assilla molte famiglie e sul fatto che in diversi Cantoni, per motivi di risparmio, si sia tagliato negli ultimi anni sui sussidi destinati ai ceti meno abbienti.

Tuttavia, l’iniziativa pone l’accento principalmente sulla ridistribuzione della ricchezza, ma rimane silente su come rallentare l’evoluzione dei costi, in piena espansione, o galoppanti come dichiarato da Alex Farinelli (Plr/Ti). Fissare un limite del 10% potrebbe incitare gli assicurati a rivolgersi maggiormente al medico. Verrebbe meno insomma l’aspetto della responsabilità individuale, togliendo coscienza dei costi, ha sottolineato Farinelli.

Ma a far pendere la bilancia verso il ‘no’ del campo ‘borghese’ sono state anche riflessioni di stampo prettamente finanziario, giacché l’iniziativa chiamerebbe alla cassa soprattutto la Confederazione, che dovrebbe dover sborsare fino a 4,5 miliardi all’anno in più, ‘salvando’ i Cantoni. Quest’ultimi sono tuttavia i principali responsabili del buon funzionamento del sistema sanitario e del contenimento dei costi, hanno fatto notare diversi deputati.

Per Farinelli, inoltre, destinare mezzi supplementari alla riduzione dei premi avrebbe quale conseguenza minori fondi per altri compiti affidati allo Stato. Nel suo intervento, il deputato ticinese ha anche criticato il ricorso sempre più frequente alle iniziative popolari allo scopo di imporre al Parlamento la propria volontà, invece di privilegiare il dialogo e la ricerca del consenso.

L’iniziativa e il controprogetto

L’iniziativa del Ps chiede che i premi dell’assicurazione malattie obbligatoria non superino il 10% del reddito disponibile. A tale scopo, la Confederazione e i Cantoni dovrebbero contribuire in misura maggiore alla riduzione dei premi. La riduzione individuale dei premi (Rip) dovrebbe essere finanziata per almeno due terzi dalla Confederazione e il resto dai Cantoni.

Se l’iniziativa venisse accettata, il costo aggiuntivo per la Confederazione ammonterebbe a 3,6 miliardi di franchi nel 2024, una somma che Berna giudica eccessiva. Nel 2020, per esempio, il contributo della Confederazione alla riduzione dei premi è stato di 2,9 miliardi, quello dei Cantoni di 2,6 miliardi. Tuttavia, i contributi dei Cantoni sono estremamente variabili, poiché rappresentano tra il 12 e il 67% del totale.

Il controprogetto governativo, emendato in alcuni punti dalla commissione preparatoria del Nazionale, prevede invece una riduzione dei costi a carico delle famiglie per ulteriori 2,2 miliardi. Il controprogetto chiede a tutti i Cantoni di destinare alla riduzione dei premi un importo corrispondente a una percentuale minima dei costi lordi dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie generati dagli assicurati domiciliati sul proprio territorio. La percentuale dipenderà da quanto graveranno i premi sul 40% degli assicurati con il reddito minore. Il contributo federale, già vincolato ai costi, resterà invece invariato. Insomma, i Cantoni dovrebbero versare più di adesso.

Circa i correttivi apportati al progetto dell’esecutivo, in primo luogo la commissione prevede che se i Cantoni sono tenuti a impegnare un importo complessivo minimo per la riduzione dei premi, devono però anche poter computare gli atti di carenza di beni che assumono per premi non pagati e partecipazioni ai costi. In secondo luogo, la Confederazione e i Cantoni devono finanziare separatamente le riduzioni dei premi per i beneficiari di prestazioni complementari (Pc).

Il modello del Governo costerebbe ai Cantoni 490 milioni in più (base di dati 2020) dei quali, secondo la proposta della commissione, potrebbero utilizzare 380 milioni per l’assunzione degli atti di carenza di beni. Il finanziamento separato dei premi dei beneficiari di Pc costerebbe alla Confederazione altri 1,3 miliardi e ai Cantoni altri 800 milioni. Complessivamente, la Confederazione e i Cantoni dovrebbero quindi spendere circa 2,2 miliardi in più.

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