Svizzera

Armi svizzere riesportate in Ucraina? Il governo dice ‘no’

Il Consiglio federale non autorizza le richieste presentate da Germania (munizioni per i Gepard) e Danimarca (mezzi Piranha)

La Danimarca non potrà esportare i Piranha svizzeri
(Keystone)
3 giugno 2022
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Berna – La Svizzera non può autorizzare una richiesta di trasferimento all’Ucraina di materiale bellico di provenienza elvetica da parte di Paesi terzi. Lo ha stabilito oggi il Consiglio federale. Continua a essere ammessa invece la fornitura di assemblaggi e componenti ai produttori europei, anche se poi le armi fabbricate all’estero potrebbero essere fornite all’Ucraina.

Il caso concreto riguarda Germania e Danimarca, che hanno chiesto alla Svizzera di poter riesportare materiale bellico in Ucraina. La richiesta tedesca riguarda circa 12’400 munizioni da 35 mm di provenienza svizzera per il semovente antiaereo Gepard come pure veicoli corazzati Piranha III per il trasporto di truppe ormai dismessi acquistati in passato dalla Danimarca e stazionati attualmente in Germania. La richiesta della Danimarca concerne invece 22 Piranha III fabbricati in Svizzera.

La legge è chiara, il diritto della neutralità anche

La legge sul materiale bellico – precisa una nota diffusa in serata – prevede che l’autorizzazione per l’esportazione non venga rilasciata se il Paese destinatario è implicato in un conflitto armato internazionale: è il caso di quanto avviene attualmente tra Russia e Ucraina.

In virtù del principio della parità di trattamento ai sensi del diritto della neutralità e della legge sul materiale bellico non è possibile autorizzare esportazioni dalla Svizzera in Ucraina; ne consegue che non può essere autorizzata neanche una riesportazione di materiale bellico svizzero da parte della Germania e della Danimarca, precisa il governo.

Componenti e assemblaggi ‘compatibili’ con la neutralità

Il Consiglio federale ha pure esaminato due richieste di aziende elvetiche relative alla fornitura di componenti e assemblaggi di materiale bellico a imprese d’armamento in Germania e Italia. Una richiesta riguarda componenti per lanciarazzi anticarro e l’altra componenti per la difesa antiaerea. In entrambi i casi vi è il rischio che alcuni componenti possano essere incorporati in armamenti fabbricati all’estero e inviati poi in Ucraina.

Il governo ricorda che la legge sul materiale bellico prevede la possibilità per le imprese svizzere di partecipare alle catene del valore internazionali dell’industria degli armamenti. Di norma il Consiglio federale approva tali forniture di componenti e assemblaggi purché il loro valore rispetto al materiale bellico finito non oltrepassi una certa soglia (che per la Germania e l’Italia è del 50%). In questo caso l’esecutivo ha deciso di mantenere l’approccio seguito finora. "Esportazioni di questo tipo sono in linea con il diritto della neutralità", conclude la nota.

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