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laR
 
02.06.2022 - 05:30
Aggiornamento: 17:37

‘Ecco perché siamo a metà dell’opera’

Avanza il controprogetto all’iniziativa del Centro. Ruth Humbel spiega cosa manca

ecco-perche-siamo-a-meta-dell-opera
Keystone
L’argoviese Humbel (Centro), dal 2003 al Nazionale

‘Obiettivi di costo’, interventi sul tariffario Tarmed: signora Humbel, il Parlamento stavolta sembra voler fare sul serio. Qual è il suo bilancio di questa prima tornata di dibattiti sulle misure per frenare l’incremento dei costi della salute?

Sono soddisfatta. Se la nostra Iniziativa per un freno ai costi verrà accolta alle urne, il nuovo articolo costituzionale richiederà anni per essere attuato. Il bisogno di agire però è urgente. Per questo è importante che il Nazionale voglia iscrivere nella legge sull’assicurazione malattia (Lamal) gli obiettivi di costo, pur senza definire le misure correttive che potrebbero venir adottate nel caso in cui queste soglie dovessero venir superate.

Non sarebbe stato meglio farlo? Il Consiglio federale proponeva ad esempio di inserire nella legge la possibilità di ritoccare le tariffe verso il basso.

Il Consiglio federale voleva anche definire un obiettivo di costo per ogni settore di prestazione: ambulatoriale ospedaliero, ambulatoriale medico, medicamenti, e così via. È sbagliato, perché questo entrerebbe in contraddizione con il principio di cure coordinate e integrate. Il Nazionale invece ha approvato un obiettivo di costo generale, evitando opportunamente di ragionare a compartimenti stagni e mantenendo una visione d’assieme, sull’intera catena delle cure. Per i cantoni, inoltre, non sussiste alcun obbligo: anche loro possono definire questi obiettivi di costo, ma non sono tenuti a farlo.

Un obiettivo di costo soft, dunque?

Sì. Il Consiglio federale lo stabilirà previa consultazione di una commissione con rappresentanti dei fornitori di prestazioni, dei cantoni, degli assicuratori e degli assicurati. Non c’è un vero e proprio carattere vincolante, a livello di attuazione. Per questo l’obiettivo di costo approvato dal Nazionale deve venir completato dal nuovo articolo 47c della Lamal [proposto dal Consiglio federale e ora all’esame della commissione competente degli Stati, ndr].

Quest’articolo sulla gestione/monitoraggio dei costi nei contratti tariffali è controverso. Il Nazionale lo ha approvato in seconda battuta. La Fmh e l’associazione delle casse malati Curafutura non ne vogliono sentir parlare: adducono il rischio di un razionamento delle cure, di una medicina a due velocità. La Fmh evoca il lancio di un referendum. Agli Stati decisivo sarà il voto dei suoi colleghi di partito. Lo sosterranno?

Ritengo di sì. Si tratta di un concetto globale: gli obiettivi di costo hanno in questo articolo 47c Lamal il loro pendant naturale, nella misura in cui grazie a quest’ultimo si attuerebbe concretamente la misura decisa adesso dal Nazionale nell’ambito del controprogetto alla nostra iniziativa. Se l’articolo 47c dovesse cadere, il controprogetto sarebbe privo di mordente.

Quanto concreto è il rischio di arrivare a un razionamento delle cure mediche, a una medicina a due velocità?

Nessuno vuole un razionamento delle cure, nessuno vuole che prestazioni necessarie dal punto di vista medico vengano cancellate o posticipate. Secondo uno studio delle Accademie svizzere delle scienze, abbiamo un potenziale di risparmio annuale fino a 6 miliardi di franchi nel sistema sanitario – senza perdite di qualità o razionamenti, né un budget globale [una sorta di tetto di spesa vincolante, ndr], come sostiene erroneamente la Fmh. C’è inoltre un enorme spreco di risorse. Basti pensare che in Svizzera ogni anno smaltiamo 4mila tonnellate di farmaci finanziati con i premi di cassa malati e i soldi dei contribuenti. Qui si tratta semplicemente di stabilire degli obiettivi di crescita massima dei costi, e di verificare a fine anno se questi sono stati rispettati o no. In quest’ultimo caso, si interverrebbe a posteriori con dei correttivi a livello di tariffe.

Il controprogetto approvato dal Nazionale contiene altri elementi. Quali ritiene particolarmente importanti?

La possibilità di prevedere nei cantoni valori del punto tariffale [il coefficiente per il quale viene moltiplicato il numero di punti attribuito a ogni prestazione, ndr] diversi a seconda delle specialità e anche delle regioni, ad esempio per valorizzare le prestazioni erogate dai medici di famiglia nelle zone periferiche. Positiva è anche l’introduzione di un elemento che favorisce la concorrenza tra i laboratori d’analisi, in modo da abbassare tariffe che sono elevate nel confronto internazionale. Ben venga, infine, il rafforzamento delle verifiche dei criteri di efficacia, economicità e appropriatezza delle prestazioni.

Il controprogetto è incisivo? Potrà mettere un freno all’andamento dei costi della salute?

È quanto è politicamente possibile, al momento. Se verrà completato con il nuovo articolo 47c della Lamal, allora avremo a disposizione dei buoni strumenti. Lo dimostra la grande opposizione suscitata da quest’articolo: sia in Parlamento, da parte di Udc e Plr; sia fuori, con medici e cosiddetti esperti che hanno scritto diverse lettere a noi parlamentari.

Le due iniziative popolari del Centro e del Ps, l’articolo 47c Lamal, il nuovo tariffario medico delle prestazioni ambulatoriali (Tardoc), i forfait ambulatoriali, il finanziamento uniforme delle prestazioni ospedaliere: i progetti per frenare l’aumento dei costi della salute non mancano. Qual è la priorità, a suo parere?

Ora è importante che il Consiglio federale approvi il Tardoc, che è pronto. Non possiamo fermarci in attesa di avere i forfait ambulatoriali [promossi da Santésuisse e H+, ndr], che invece non sono pronti. Inoltre, questi servono soprattutto in ambito ospedaliero; non possono coprire tutte le prestazioni ambulatoriali. In Parlamento, invece, centrale è il progetto Efas per il finanziamento uniforme delle prestazioni stazionarie e ambulatoriali negli ospedali.

Il ‘suo’ presidente Gerhard Pfister e il consigliere federale Alain Berset si sono scagliati contro il cartello e le lobby della sanità, che con i loro veti incrociati bloccano qualsiasi riforma. Condivide le critiche?

È così. Sono in Consiglio nazionale dal 2003 [Humbel è anche membro dei consigli d’amministrazione della cassa malati Concordia e di Swiss Medical Network Hospitals, ndr]. Posso dire che i fornitori di prestazioni sono sempre d’accordo quando si tratta di combattere progetti di riforma elaborati dai politici. Mentre quando si tratta di portare avanti le loro idee, quasi sempre litigano tra loro. Ognuno trae enormi profitti dalla situazione attuale, e questo è un problema. Un altro problema è la divisione tra le due organizzazioni degli assicuratori malattia: Santésuisse e Curafutura non riescono a mettersi d’accordo sulle questioni principali, le animosità personali prevalgono sulla sostanza. Tutto questo è deplorevole. A perderci sono anche gli stessi assicuratori, che non possono parlare con un’unica voce.

Quanto tempo ci vorrà perché almeno una delle misure citate entri in vigore e contribuisca a frenare effettivamente l’aumento dei costi della salute?

Direi alcuni anni, tenendo conto di possibili referendum. La pressione politica si è alzata. Ma non vedo all’orizzonte misure che possano incidere in maniera significativa già sui premi 2023 e 2024.

Leggi anche:

Nazionale, no al freno ai costi sanitari, sì al controprogetto

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