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31.05.2022 - 13:49
Aggiornamento: 17:26

Consiglio federale a nove membri: sei anni dopo è ancora ‘no’

Per gli Stati, l’aumento dei ‘ministri’ permetterebbe uno sgravio degli incarichi, ma renderebbe più difficile praticare la collegialità

Ats, a cura de laRegione
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Keystone
Nadine Masshardt

Secondo ‘no’, a distanza di sei anni, per un Consiglio federale di nove membri. È quanto deciso oggi dal Consiglio degli Stati, che ha respinto – 29 voti a 9 – un’iniziativa parlamentare di Nadine Masshardt (Ps/Be), accolta dal Nazionale il 29 novembre per 102 voti a 79 e 4 astensioni. Il dossier è liquidato.

La bocciatura era scontata: la commissione preparatoria, che si era pronunciata già lo scorso giugno, raccomandava al plenum di respingere l’atto parlamentare con 7 voti a 3, e 2 astensioni. Il motivo principale: la questione è stata trattata approfonditamente appena sei anni fa e il progetto elaborato all’epoca non aveva raccolto una maggioranza sufficiente.

A differenza del Nazionale, per la maggioranza del plenum la rappresentanza dei diversi partiti, delle regioni linguistiche e dei gruppi della popolazione non sono centrali nella composizione dell’esecutivo: il Consiglio federale non è primariamente un organo di rappresentanza. A suo avviso, una riforma del Governo dovrebbe piuttosto avere come obiettivo principale il buon funzionamento dell’organo collegiale.

A nome della commissione Daniel Fässler (Centro/Sg), e con lui altri ‘senatori’, hanno sostenuto che un aumento dei consiglieri federali sgraverebbe senz’altro i singoli ‘ministri’ da impegni diventati sempre più gravosi a causa della complessità dei problemi, che hanno sempre più un aggancio con quanto accade all’estero. Tuttavia, si rischierebbe di rendere più difficile praticare la collegialità, ossia trovare un denominatore comune tra tutti i membri dell’esecutivo. Insomma, benché l’iniziativa miri a rafforzare la concordanza, il Consiglio federale ne uscirebbe indebolito.

L’idea, formulata dall’iniziativa, di dotare il presidente della Confederazione di maggior poteri, sfocerebbe inoltre in un sistema presidenziale estraneo alla tradizione di un Paese che ama il potere diffuso e non concentrato in poche mani. Ciò che è importante, secondo la commissione, è la guida strategica esercitata dal Governo, non la sua rappresentatività. Alcuni oratori hanno anche ricordato che, tutto sommato, il Consiglio federale non ha dato cattiva prova di sé da quando è stato fondato nel 1848 – già con sette membri – se paragonato agli esecutivi di altri Stati, solitamente ben più corposi.

In merito al problema della rappresentatività, secondo Fässler è palese che un Governo a nove membri potrebbe rispecchiare meglio le varie culture e forze politiche del Paese, ma non è nemmeno detto che ciò accada, dal momento che spetta dopotutto all’Assemblea federale eleggere i membri del Governo.

Per i sostenitori dell’iniziativa (campo rosso-verde), invece, il fatto che dopo solo sei anni il tema sia ritornato sui tavoli dei parlamentari significa che vi è un problema a livello di composizione e funzionamento del nostro esecutivo. Per Daniel Jositsch (Ps/Zh), bocciando l’iniziativa si getta alle ortiche anche l’occasione per discutere approfonditamente di questo tema e di formulare soluzioni, che potrebbero sfociare anche in un aumento dei Segretari di Stato e non per forza dei ‘ministri’.

Considerazioni simili sono state esposte da Lisa Mazzone (Verdi/Ge), secondo cui un aumento modesto di 2 membri del Governo avrebbe il merito di tenere maggiormente in considerazione le diverse sensibilità politiche, culturali e di genere del Paese, senza che la collegialità abbia a patirne. Un governo a 9 membri è pur sempre piccolo se paragonato ad altri Paesi, ha sottolineato.

A parere di Marina Carobbio Guscetti (Ps/Ti), il motivo principale per sostenere la mozione è la scarsa rappresentatività politica della composizione attuale del Governo; al momento solo il 70% delle sensibilità politiche sono presenti nell’esecutivo mentre nel 1959, al momento dell’introduzione della formula magica, tale quota era del 90%. Anche per la ‘senatrice’ ticinese, con un numero maggiore di ‘ministri’ potrebbero venir meglio rappresentate minoranze linguistiche e di genere, nonché altre componenti della nostra società che non sono presenti nell’esecutivo federale.

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