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Fonte: admin.ch
La tartaruga dalle orecchie rosse, originaria del Nord America, spesso importata e poi abbandonata illegalmente nelle acque svizzere, mette a rischio le specie indigene
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24.05.2022 - 12:08
Aggiornamento: 15:37
Ats, a cura de laRegione

La Confederazione contro i ricordi delle vacanze ‘invasivi’

La campagna ‘Non portare i rischi con te!’ invita chi viaggia all’estero a non importare in Svizzera animali o piante estranee al nostro ecosistema

"Non portare i rischi con te!". Con questo slogan, l’Ufficio federale per l’Ambiente (Ufam) lancia la campagna di sensibilizzazione contro l’importazione in Svizzera, al rientro dalle vacanze all’estero, di piante e animali che rischiano di rappresentare specie invasive in grado di minacciare la biodiversità, la salute degli uomini o degli animali oppure provocare danni economici.

L’aumento del trasporto internazionale di merci e persone ha accentuato il fenomeno. Delle 41 piante inserite nella "lista nera" delle specie invasive, il 75% è arrivato come pianta ornamentale, mentre, per contro, la maggior parte degli invertebrati e degli agenti patogeni sono stati introdotti involontariamente, ad esempio insieme a piante infestate. Su 20 specie di vertebrati problematiche, 18 sono state importate intenzionalmente e si sono in seguito moltiplicate in natura.

Alcune di queste piante e animali, sottolinea l’Ufam, possono provocare danni all’ambiente diffondendosi ad esempio in misura eccessiva e a scapito di specie indigene, mettendo quindi in pericolo la biodiversità locale. Altre specie, come il sommacco velenoso (noto come "Poison Ivy"), possono avere effetti sulla salute. La sua linfa contiene una sostanza che causa vesciche da ustione sulla pelle anche per un semplice contatto.

Le specie problematiche raggiungono la Svizzera in molti modi. Non è raro che i viaggiatori le portino a casa come ricordo delle vacanze oppure sotto forma di sementi nei bagagli. Negli ultimi cinque anni, il numero di infrazioni all’importazione di piante e parti di piante è aumentato negli aeroporti di Zurigo e di Ginevra. Chi si reca all’estero rappresenta pertanto un importante gruppo di destinatari delle misure di sensibilizzazione.

‘Non portare i rischi con te! Proteggi te stesso e l’ambiente’

Per sensibilizzare contro la diffusione di piante, animali e altri organismi problematici e l’introduzione di nuove specie, l’UFAM ha lanciato la campagna "Non portare i rischi con te! Proteggi te stesso e l’ambiente". I viaggiatori sono invitati, nella misura del possibile, a non riportare piante o animali come ricordo delle vacanze. Chi lo fa lo stesso, deve sapere a quali autorità rivolgersi per essere sicuro di non portare con sé nei bagagli beni pericolosi.

L’UFAM punta principalmente sui formati digitali: brevi video animati spiegano il problema in forma umoristica e danno consigli su come comportarsi. Il sito della campagna sintetizza i punti più importanti e riporta link ad altre informazioni. I contenuti della campagna sono diffusi anche attraverso i canali sociali dell’UFAM.

Nella prima fase d’informazione, i video vengono mostrati a persone che utilizzano il loro smartphone negli aeroporti di Zurigo, Ginevra e Basilea. In questo modo, i viaggiatori possono essere sensibilizzati, prima di partire per l’estero, sui problemi degli animali e delle piante importati e su come contribuire a risolverli.

Destinazione finale Dogana

Dal 1° gennaio 2020 si applica quanto segue: chi ritorna con un souvenir vegetale privo di passaporto fitosanitario valido, alla dogana ha due opzioni: rinunciare volontariamente all’importazione della merce o sottoporla a un controllo soggetto a costi da parte del Servizio fitosanitario federale.

«Questa nuova regolamentazione facilita sensibilmente il lavoro del personale doganale» afferma Peter Zellweger della dogana dell’aeroporto di Zurigo, «poiché di fatto non siamo botanici e non siamo quindi in grado di valutare in modo definitivo ogni singolo vegetale.» In passato, in caso di dubbio, il personale doganale era spesso costretto a rivolgersi al Servizio fitosanitario federale.

Zellweger comprende la frustrazione dei turisti che, inaspettatamente, devono ora lasciare dieci chili di succosi manghi alla dogana. I frutti maturi sono dopotutto qualcosa di delizioso e quindi anche molto apprezzati come ricordo delle vacanze. Un certificato fitosanitario, che il Paese di partenza è tenuto a rilasciare, agevola comunque l’importazione di tali beni, ricorda Zellweger. Le regole più severe riducono il rischio che un numero maggiore di piante, animali o agenti patogeni esotici invasivi vengano introdotti in Svizzera.

Dal 1° gennaio 2020 è segnatamente vietato importare piante, frutta, verdura, fiori recisi e sementi da Paesi extraeuropei. Queste disposizioni sono applicate anche a singoli territori dell’Unione europea: le isole Canarie, Ceuta, Melilla e i territori francesi d’oltremare. Gli animali devono in ogni caso essere esaminati dal Servizio veterinario di confine.

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