29.04.2022 - 13:26
Aggiornamento: 17:08

No al vaccino: il Taf conferma licenziamento di quattro soldati

Per il Taf il rifiuto del vaccino contro il Covid contrasta con la necessità che i membri di forze speciali possano partire in ogni momento per l’estero

Ats, a cura de laRegione
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Ti-Press

Il Tribunale amministrativo federale conferma il licenziamento dei quattro soldati professionisti, appartenenti al Distaccamento speciale della Polizia militare e al Distaccamento dell’esplorazione dell’Esercito 10, il cui rapporto di lavoro era stato prosciolto dal Comando Operazioni nell’autunno del 2021, poiché avevano rifiutato di sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid-19.

I giudici di San Gallo osservano che il contratto di lavoro del personale militare delle forze speciali, incaricate di svolgere operazioni in Svizzera e all’estero in situazioni di pericolo estremo e con un alto grado di difficoltà, specifica che i soldati debbano essere pronti in qualsiasi momento a partire per missioni all’estero. A titolo di esempio viene citato il rimpatrio di cittadini svizzeri e personale diplomatico dalle zone di guerra.

Per garantire tale disponibilità immediata, la legge impone ai membri delle forze speciali di conformarsi alle direttive del medico in capo dell’esercito. Tali direttive possono comprendere anche la vaccinazione, il cui scopo, come scrivono i giudici, è prevenire le malattie trasmissibili all’interno dell’esercito o tra l’esercito e la popolazione civile. Si tratta dunque di garantire l’operatività immediata dei membri di tali reparti. In questo caso dunque, l’interesse pubblico a garantire che le forze speciali possano preservare la sicurezza della Svizzera e dei suoi cittadini in tempi brevi prevale su quello privato riferito a eventuali effetti collaterali delle vaccinazioni.

Di conseguenza, la Corte ritiene che i diritti fondamentali invocati dai ricorrenti non siano stati violati. Con il rifiuto di sottoporsi alla vaccinazione senza validi motivi medicali, per il Taf, i quattro soldati si sono deliberatamente messi in condizione di non poter adempiere ai propri obblighi professionali, ciò che motiva la conferma del licenziamento e il respingimento dei ricorsi. Ciò anche in considerazione del fatto che in caso di complicazioni da Covid-19 all’estero non sempre è garantita un’adeguata assistenza medica ed esse vanno dunque prevenute. Per i giudici di San Gallo, infine, un test negativo non permette di ottenere lo stesso risultato della vaccinazione.

Ai quattro soldati resta ora dunque solo la possibilità di impugnare la sentenza dinanzi al Tribunale federale.

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