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laR
 
12.04.2022 - 11:07
Aggiornamento: 17:55

Cosa ci dice l’elezione della ‘atipica’ Valérie Dittli

Partendo dall’identikit della neoeletta consigliera di stato vodese, il politologo Andrea Pilotti fornisce alcune chiavi di lettura del momento politico.

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Il suo nome racchiude le due principali culture del Paese, quella francofona e quella tedescofona. E le sue iniziali formano la sigla del canton Vaud. Stava già dentro le caratteristiche onomastiche il destino di Valérie Dittli. La 29enne originaria del canton Zugo domenica ha creato la sensazione: sconosciuta oltre i confini cantonali, priva di base partitica, è stata eletta nel Consiglio di Stato vodese. Dittli non solo ha sbaragliato la concorrenza in seno all’alleanza dei partiti borghesi (qui il perdente è il consigliere nazionale Udc Michael Buffat). Ha pure scalzato una delle tre socialiste in carica (Cesla Amarelle), riconsegnando al centro-destra una maggioranza in governo che non deteneva dal 2011.

Siamo partiti dall’identikit di Valérie Dittli e abbiamo chiesto al politologo Andrea Pilotti, responsabile di ricerca all’Istituto di studi politici dell’Università di Losanna, di fornirci – a partire dai dati biografici della neoeletta consigliera di stato – alcune chiavi di lettura del momento politico sul piano cantonale e nazionale, a un anno e mezzo dalle prossime elezioni federali.

Andrea Pilotti, Valérie Dittli è anzitutto…

…una consigliera di stato atipica, rispetto ai canoni della politica vodese e di quella svizzera in generale.

Perché è molto giovane e proviene da un altro cantone.

Sì, è uno dei consiglieri di Stato più giovani della storia svizzera. Ma non è il primo caso di consigliere di Stato eletto in un altro cantone rispetto a quello dov’è nato. Qui nella Svizzera francese abbiamo avuto il Ppd Carlo Lamprecht, ad esempio [ticinese di origine, consigliere di Stato nel canton Ginevra dal 1997 al 2005, ndr]. No, Valérie Dittli è atipica soprattutto perché eletta in governo senza avere dietro di sé un partito rappresentato in Gran Consiglio.

Valérie Dittli è quasi una neofita della politica.

Rompe gli schemi, perché non ha il profilo classico dell’eletto o dell’eletta che ha scalato uno dopo l’altro tutti i gradini della politica, da quello comunale in su. Lei viene quasi dal nulla. Non è certo la prima neofita che improvvisamente entra in politica. Ma negli altri casi, questi ‘Quereinsteiger’ [letteralmente: coloro che entrano lateralmente, ndr.] sono per lo più stati eletti sulle liste di partiti ben presenti a livello cantonale. Invece, il Centro nel canton Vaud praticamente non esisteva più [nella legislatura appena iniziata avrà un solo rappresentante in Gran Consiglio, ndr.].

Valérie Dittli è donna.

Donna, giovane, in uno dei pochi cantoni [oltre a Vaud, Zurigo, Soletta e Turgovia, ndr.] con governi a maggioranza femminile. Un segno di continuità, per quanto riguarda il canton Vaud. Tra il 1999 e il 2021 la quota complessiva di donne nei governi cantonali è rimasta piuttosto stabile, passando dal 20,4% al 26,6%. Anche se in alcuni cantoni, come Ticino, Vallese e Uri, si è tornati negli ultimi anni a governi del tutto maschili. A livello federale, la quota di donne è cresciuta in maniera significativa nelle ultime due, tre legislature: oggi è più alta che mai [Consiglio nazionale: 42,5%; Consiglio degli Stati: 28,3%, ndr.]. I partiti sono sempre più sensibili alla questione. Sintomatiche sono state le elezioni federali del 2019, con i partiti che – oltre ad aver messo numerose donne sulle loro liste – hanno poi sostenuto finanziariamente in modo più importante la campagna delle candidate rispetto al passato.

Valérie Dittli è figlia di un contadino bio, ma anche laureata e giurista.

Finora abbiamo sottolineato i diversi aspetti di ‘rottura’ rispetto agli schemi. Queste invece sono due caratteristiche che ricollegano Valérie Dittli a una tradizione ben radicata della politica svizzera, a livello federale come sul piano cantonale o comunale. Nel Parlamento federale, ad esempio, abbiamo una quota assai elevata di eletti contadini o cresciuti in famiglie contadine. E il personale politico è sempre stato composto prevalentemente di laureati o laureate.

Valérie Dittli è originaria del canton Zugo, come il presidente del Centro Gerhard Pfister.

L’ex Ppd nel canton Vaud non ha mai messo radici, pur avendo espresso di tanto in tanto personalità di rilievo anche sul piano nazionale. L’elezione di Dittli potrebbe essere un piccolo indizio di come il partito – senza più la ‘C’ che lo definiva come partito cristiano nella sua denominazione francese (Pdc) e tedesca (Cvp) – possa ora intercettare più facilmente soprattutto quell’elettorato d’opinione che non si riconosce nei partiti storici della destra (Plr e Udc). Da questo punto di vista, la volontà di Gerhard Pfister di fare dell’ex Ppd un partito di area [centrista, ndr.] appare azzeccata.

Valérie Dittli, cattolica, è stata eletta in un cantone prevalentemente protestante.

Considerando le elezioni cantonali che si sono tenute dopo la fusione tra Ppd e Pbd nel 2021, ed escludendo i cantoni cattolici dove il Ppd è tradizionalmente presente in maniera molto importante o comunque non marginale (Vallese, Friburgo, Soletta, Obvaldo e Nidvaldo), vi sono due cantoni protestanti nei quali il Centro può vantare risultati importanti: a Neuchâtel, nel 2021, ha raddoppiato da 2 a 4 il numero dei suoi deputati in Gran Consiglio [ancora nel 2009 il Ppd non contava alcun seggio, nel 2013 ne ha guadagnato uno, poi bissato nel 2017, ndr] e ora anche nel canton Vaud, con l’elezione di Dittli.

Valérie Dittli ha sempre detto – a nome della «mia generazione» – di voler fare del clima una delle sue priorità.

Il tema è destinato a restare centrale in vista delle elezioni federali dell’autunno 2023. L’elezione di Valérie Dittli dimostra anche che il tema è ormai diventato trasversale: non è più appannaggio dei Verdi e dei Verdi liberali, tutti i partiti lo hanno fatto proprio in un modo o in un altro, con sfumature diverse. Di conseguenza, non dovendo più seguire un’unica lettura della questione climatica, anche l’elettorato si riposiziona e guarda ad altri partiti, non più solo ai Verdi.

Valérie Dittli nel canton Vaud è stata l’anti-Ps, partito che ha incassato un’ennesima batosta, l’ultima di una lunga scia sul piano cantonale.

Per anni, nel canton Vaud e in altri cantoni, abbiamo assistito a sinistra a una crescita complessiva di Ps e Verdi. Durante questa legislatura, in molti cantoni i Verdi sono cresciuti soprattutto a discapito dei socialisti, con le perdite di questi ultimi che però venivano più che compensate dai guadagni dei ‘cugini’ ecologisti. In queste elezioni per il Consiglio di Stato vodese, si vocifera che domenica, al secondo turno, più di un elettore del Ps abbia cancellato Cesla Amarelle e scritto al suo posto il nome di Valérie Dittli. In generale, si può affermare che, da qualche tempo a questa parte, la sinistra nel suo complesso marcia sul posto: il Ps fa fatica a conservare i suoi seggi nei legislativi e negli esecutivi; e allo stesso tempo, i Verdi fanno sempre più fatica a compensare queste perdite del suo tradizionale alleato e ormai ex fratello maggiore della sinistra. Sull’altro fronte, l’alleanza dei partiti borghesi – che ha avuto successo nei cantoni di Vaud e Friburgo – potrebbe presto venir replicata nel canton Ginevra. Assistiamo insomma, quantomeno in Romandia, a una sorta di rinascita della destra e del centro-destra, dopo un periodo caratterizzato dall’ascesa della sinistra.

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