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07.04.2022 - 17:41
Aggiornamento: 18:13
Ats, a cura de laRegione

‘La Svizzera può contribuire a risolvere la crisi ucraina’

Lo afferma il presidente croato Zoran Milanovic che ha definito intelligente la decisione di Berna di riprendere le sanzioni Ue

Per il presidente croato Zoran Milanovic, la Svizzera può avere un ruolo, con i suoi buoni uffici, nel conflitto in Ucraina. In visita ufficiale, oggi a Ginevra, dopo aver incontrato il presidente della Confederazione Ignazio Cassis, ha lodato l’atteggiamento "intelligente" di Berna nella ripresa delle sanzioni dell’Ue.

Rilevando la necessità di "buoni uffici" per risolvere la crisi ucraina, Milanovic ha detto alla stampa che a suo avviso "solo alcuni paesi possono svolgere questo ruolo", senza menzionare quali. Più tardi ha indicato a Keystone-Ats che la Svizzera è uno di questi.

Un lavoro ‘da orologiaio’

Berna ha fatto un "lavoro di precisione da orologiaio" nel suo approccio della crisi ucraina, ha aggiunto. Secondo lui, la ripresa elvetica delle sanzioni europee "non viola la neutralità".

Dal canto suo, Cassis ha detto che l’Ucraina ha occupato gran parte della discussione col suo omologo. "Siamo testimoni di immagini e video che ci scioccano, che ci sconvolgono", ha dichiarato. "Questo non sarebbe dovuto accadere nel ventunesimo secolo".

Cassis ha ribadito che Berna vuole un’indagine internazionale indipendente per "verificare se ci sono crimini di guerra". "In qualità di Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera s’impegna affinché esse siano rispettate. Inoltre sostiene gli sforzi della comunità internazionale volti a documentare e punire i crimini di guerra", ha detto il ticinese, citato in un comunicato del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), diretto dallo stesso Cassis. A questo scopo, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha appena istituito una commissione internazionale d’inchiesta.

‘La questione del Kosovo deve essere risolta’

Più in generale, Milanovic, che conosce bene Ginevra per avervi lavorato come diplomatico, ha lanciato un avvertimento riguardo ai Balcani occidentali. La questione del Kosovo deve essere risolta, ha insistito. "È come se questo problema non esistesse", ha deplorato, facendo appello agli altri Stati europei. Li ha esortati a non "trascurarlo (...). È il nostro dovere".

Prima della conferenza stampa congiunta, Cassis aveva indicato in un tweet che i colloqui bilaterali, accanto all’Ucraina avevano riguardato i Balcani occidentali, la politica europea della Svizzera e le relazioni bilaterali tra Berna e Zagabria, giudicate "eccellenti".

Orizzonte Europa: sviluppare ulteriormente la via bilaterale

Per quanto concerne l’evoluzione delle relazioni tra Berna a Bruxelles, Cassis ha sottolineato che la Svizzera vuole stabilizzare e sviluppare ulteriormente la via bilaterale. Ha illustrato al suo ospite l’impostazione generale decisa dal Consiglio federale per un pacchetto di negoziati. Si è inoltre parlato del secondo contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell’Ue, tra i quali figura la Croazia, e dell’auspicata associazione della Svizzera, ora considerata solo uno Stato terzo, ai programmi Orizzonte Europa (promozione della ricerca e dell’innovazione) ed Erasmus+ (mobilità studentesca).

Dopo l’incontro con i media, Milanovic e Cassis hanno continuato a parlare della guerra in Ucraina con studenti dell’università di Ginevra. Il presidente della Confederazione ha nuovamente spiegato la sua reticenza ad accusare le forze armate russe di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Credibilità compromessa del Consiglio di sicurezza

"Ho mantenuto una linea sobria", ha detto il capo del Dfae. "Facciamo attenzione", ha insistito, mettendo in guardia contro una giustizia delle reti sociali. Cassis ha denunciato l’atteggiamento di alcuni responsabili politici che vogliono ottenere visibilità "scandalizzando" certe situazioni.

Il presidente della Confederazione ha anche deplorato la perdita di "credibilità" e "forza d’impatto" del Consiglio di sicurezza dell’Onu a causa dei veti. Si è pure rammaricato per gli ostacoli a una riforma dell’istanza da parte di coloro "che hanno il potere", i cinque membri permanenti.

A due mesi dalla probabile elezione della Svizzera al Consiglio di sicurezza, Cassis ritiene che il conflitto in Ucraina abbia il potenziale di cambiare l’ordine internazionale in vigore dalla Seconda Guerra mondiale. "Forse questa guerra sarà una svolta", ha detto.

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