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Keystone
14.03.2022 - 19:28
Aggiornamento: 19:54
Ats, a cura de laRegione

‘La candidatura al Consiglio di sicurezza Onu va mantenuta’

Il Consiglio degli Stati respinge la mozione di Chiesa che chiedeva di ritirare la richiesta d’adesione

Dopo il Nazionale la settimana scorsa, anche il Consiglio degli Stati ha respinto oggi una mozione per 26 voti a 11 e 4 astensioni, presentata dal "senatore" Marco Chiesa (Udc/Ti), che chiedeva alla Svizzera di ritirare la candidatura al Consiglio di sicurezza quale membro non permanente.

Per i sostenitori della mozione, democentristi e diversi esponenti del Centro, la guerra in Ucraina dovrebbe spingere il Consiglio federale a ripensare la propria partecipazione al Consiglio di sicurezza che rischia di arrecare danni permanenti alla nostra neutralità e alla nostra politica dei buoni uffici. Chiunque aspiri a svolgere il ruolo di mediatore, è stato affermato in aula, non può prendere posizione, essere insomma giudice e parte in causa.

Diversi "senatori" hanno criticato anche il diritto di veto appannaggio delle grandi potenze che rende vani gli sforzi di molti Stati, Svizzera compresa, di preservare la pace quando quest’ultima è in pericolo. Per diversi oratori la Svizzera deve concentrarsi sulla difesa dei propri interessi; una partecipazione al Consiglio di sicurezza non porterebbe alcun vantaggio al nostra Paese.

Sull’altro lato della barricata, i contrari alla mozione hanno argomentato che proprio perché neutrale, la possibilità della Svizzera di influenzare gli eventi è maggiore nel Consiglio di sicurezza, dove può far sentire la propria voce a favore di soluzioni politiche alle crisi internazionali. Ben venga insomma la neutralità dei valori invece dei soli meri interessi, ha affermato Carlo Sommaruga (Ps/Ge).

Un argomento ripreso anche dal consigliere federale Ignazio Cassis, secondo cui la Svizzera dispone di una lunga esperienza nella composizione pacifica dei conflitti e nella ricerca di compromessi, un aspetto quest’ultimo che non è proprio nel Dna delle grandi potenze.

È nel nostro interesse, ha spiegato il presidente della Confederazione, impegnarci per la pace e la sicurezza nel mondo, ora messe in pericolo proprio in Europa, ossia vicino a noi, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Non possiamo ritirarci proprio adesso, in questo momento storico per il nostro continente, perché "sentiamo freddo ai piedi". Dobbiamo prendere posizione. Ne va della nostra credibilità e reputazione, ha sottolineato il ministro degli Esteri.

Cassis ha aggiunto che già ora la Svizzera prende posizione all’Onu sui più svariati dossier, difendendo i valori che le sono propri. Quanto alle sanzioni economiche, a detta di Cassis queste ultime non intaccano la neutralità della Svizzera, ben ancorata nella popolazione.

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