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08.03.2022 - 12:05
Aggiornamento: 16:31

Sì al Nazionale al salario minimo per i lavoratori distaccati

Concretizzata in un disegno di legge governativo una mozione dell’ex ‘senatore’ Abate. La parola passa agli Stati che potrebbero non entrare in materia

a cura di Marco Narzisi
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Keystone

I lavoratori distaccati dovrebbero in futuro sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale per 106 voti a 77 (5 astenuti), concretizzando un disegno di legge governativo frutto di una mozione dell’ex "senatore" Fabio Abate (PLR/TI).

La revisione della Legge sui lavoratori distaccati vincola in particolare i datori di lavoro stranieri al rispetto di possibili salari minimi cantonali. Il dossier, tuttavia, è ancora in bilico: dovrà infatti ancora essere sottoposto all’attenzione del Consiglio degli Stati che potrebbe anche non entrare nel merito, come accaduto nel settembre 2021. Qualora dovesse ribadire quella decisione, l’intera legge verrebbe archiviata.

Lo scorso autunno, per 20 voti a 17, i "senatori" si erano opposti alla legge sostenendo che i Cantoni possono decidere da soli se imporre o meno l’applicazione dei salari minimi ai lavoratori distaccati e che non fosse necessario disciplinare la questione a livello federale. Argomenti ripresi oggi dagli avversari del progetto, secondo i quali inoltre una soluzione nazionale avrebbe pregiudicato la contrattazione collettiva. Ma al voto nel plenum, oggi l’ha spuntata la maggioranza formata dal campo rosso-verde e dal centro.

A nome della commissione, il presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), Fabio Regazzi (Centro/TI), ha invitato i colleghi a superare gli steccati ideologici, approvando una legge che creerà uguali condizioni per tutti, facendo in modo che le società estere che distaccano collaboratori in Svizzera, e in particolare nel Ticino, possano venir agevolate grazie al non rispetto dei salari minimi decisi a livello cantonale.

Insomma, per Regazzi si tratta di evitare distorsioni alla concorrenza, discriminando le imprese svizzere, fermo restando che il progetto non impone salari minimi ai Cantoni che non li applicano. Le competenze cantonali vengono rispettate, ha sottolineato il consigliere nazionale locarnese, i cui argomenti sono stati ripresi anche da altri oratori, alcuni dei quali hanno ricordato anche il forte divario salariale esistente tra il cantone a Sud delle Alpi e la vicina Italia.

Alla base della mozione di Abate del 2018 vi è l’introduzione, nei cantoni di Neuchâtel, Giura e Ticino (a cui si sono aggiunti nel frattempo Ginevra e Basilea Città), di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale, ossia la concorrenza sleale dall’estero.

La revisione della legge prevede la possibilità di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non è al momento regolato nella Legge sui distaccati (LDist).

Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovrebbero rientrare nel campo d’applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.

Il progetto tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l’osservanza del principio di non discriminazione sancito nell’Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l’UE, ha precisato da parte sua il consigliere federale Guy Parmelin.

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