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Minacce nucleari, improbabili o meno a Berna ci si premunisce

Definite dal Dipartimento della difesa l’organizzazione e le competenze in caso di grave crisi atomica
04.03.2022 - 17:37
Aggiornamento: 18:03

Pastiglie di iodio, la minaccia atomica ne risveglia l’interesse

L’incendio alla centrale nucleare in Ucraina ha risvegliato i fantasmi di Chernobyl. E fatto crescere l’apprensione anche da noi

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Keystone
Solo in caso di incidente grave...

Un po’ di ansia c’è. Anche in Svizzera (e non solo qui). La guerra a sole due ore d’aereo da casa ha logicamente insinuato qualche timore pure nella popolazione svizzera. Tanto più che sullo sfondo dei combattimenti in Ucraina ci sono le centrali nucleari. Loro malgrado finite pure nel mirino dell’offensiva russa. In particolare Chernobyl nei primissimi giorni di combattimento e ora quella di Zaporizhzhia, la più grande del Paese e addirittura dell’Europa intera. Al punto che in caso di incidente, la portata della catastrofe sarebbe stata di addirittura dieci volte superiore a quella di quella derivata dall’esplosione di un reattore della centrale atomica di Chernobyl in quell’indimenticato 26 aprile 1986.

I timori derivanti da questa guerra, insomma, sono reali. Anche, appunto, a un paio d’ore di aereo. Al punto che in parecchi hanno già sollecitato la distribuzione delle famigerate pastiglie di idio (ioduro di potassio), che di norma solitamente vengono somministrate in caso di grave incidente nucleare. Queste compresse impediscono alla tiroide di assorbire lo iodio radioattivo e servono a prevenire il cancro alla tiroide. In caso d’incidente, devono essere ingerite per tempo. Nei comuni in un raggio di 50 km attorno agli impianti nucleari svizzeri, le compresse allo iodio sono distribuite a titolo preventivo a tutte le persone che vi soggiornano regolarmente.

Le farmacie e le drogherie all’interno di questo raggio conservano una riserva di compresse allo iodio: chi le dovesse perdere le può comunque acquistare in farmacia. Nelle regioni oltre un raggio di 50 km da un impianto nucleare svizzero, i cantoni provvedono allo stoccaggio delle compresse in modo da consentire l’approvvigionamento della totalità della loro popolazione in caso di evento grave. Attualmente le persone residenti all’esterno di questa zona non devono tenere scorte di compresse allo iodio.

Ad ogni buon conto, in relazione all’attuale situazione in Ucraina, l’Ufficio federale della protezione della popolazione (Ufpp) precisa che non vi sono scenari che rendano necessaria la distribuzione o l’assunzione delle compresse allo iodio. «Nella notte tra il 3 e il 4 marzo, la centrale nucleare di Zaporizhzhya, nel sud dell’Ucraina, è stata centrata da un colpo di mortaio che ha provocato un incendio nell’area dell’impianto – annota l’Ufpp –. Secondo le autorità ucraine, nel frattempo l’incendio è stato domato; i reattori non sono stati danneggiati e la sicurezza dell’impianto non è stata compromessa». Nel complesso, «non sono stati misurati valori di radioattività superiori alla norma. La Centrale nazionale d’allarme (Cenal) segue da vicino la situazione in Ucraina ed è in costante contatto con l’Aiea. Come autorità competente e organo d’allarme della Svizzera, la Cenal riceve le informazioni ufficiali di quest’ultima». Pertanto, al momento la Confederazione rinuncia a ordinare misure di protezione previste per il caso di conflitto nucleare.

A queste e altre domande ancora risponde il sito dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, dove vengono riassunte le principali ‘voci’ a cui prestare attenzione in caso di minaccia concreta. Qui si apprende che in caso di necessità, la Svizzera dispone di 365mila rifugi privati e circa 9 milioni di posti protetti, cosa che in caso di necessità garantirebbe un riparo adeguato al 100% della popolazione del nostro Paese.

Sempre sul suo sito, l’Ufpp ricorda a tutte le persone di provvedere personalmente ad alle scorte d’emergenza in modo da poter provvedere al proprio sostentamento per diversi giorni senza aiuti esterni.

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