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28.02.2022 - 17:35
Aggiornamento: 19:54

Il Nazionale con una risoluzione condanna la guerra in Ucraina

L’atto parlamentare, relatore Marco Romano, ha avuto l’approvazione di tutti i partiti tranne l’Udc che chiede che la Svizzera resti neutrale

ATS, a cura di Marco Narzisi
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Keystone

Il Consiglio nazionale ha approvato oggi – con 147 voti contro 41 e 8 astenuti – una risoluzione che condanna fermamente la guerra di aggressione contro l’Ucraina e chiede un cessate il fuoco immediato tra le parti in conflitto e il rispetto del diritto internazionale umanitario. "Non possiamo rimanere in silenzio in merito agli eventi attuali", ha affermato Marco Romano (Centro/TI) a nome della commissione.

Per il relatore commissionale è preoccupante il fatto che i valori, quali la coesistenza pacifica dei popoli, la democrazia e i diritti dell’uomo promossi in Europa e nel mondo dalla fine della Seconda guerra mondiale siano gravemente rimessi in discussione da questa aggressione.

"La commissione – ha proseguito Romano alla presenza, nelle tribune del Nazionale, dell’ambasciatore ucraino a Berna Artem Rybchenko – è convinta che una guerra d’aggressione unilaterale non debba mai essere uno strumento politico e sia indegna di uno Stato nel Ventunesimo secolo, memori anche della storia del Continente europeo nel secolo scorso".

Il ticinese ha poi espresso solidarietà alle popolazioni coinvolte. Ha anche auspicato che venga fornito aiuto umanitario nel quadro di un’azione coordinata a livello internazionale.

Parlando del ruolo della Svizzera, Romano ha detto che "l’impegno diplomatico e umanitario elvetico non deve venire meno". Detto ciò, la Svizzera deve riprendere le sanzioni decise a livello europeo (cosa nel frattempo decisa, ndr): "Dobbiamo evitare che per indifferenza o peggio ancora per ipocrisia, la neutrale Svizzera diventi un attore rilevante nel finanziamento di questo intollerabile conflitto armato".

Per quel che concerne la dichiarazione, il ticinese ha detto come questa "incarna pienamente l’approccio costruttivo e democratico della Svizzera, rispetta la nostra neutralità e rafforza la nostra diplomazia nel difficile quadro attuale".

Udc contraria, altri partiti favorevoli

Un parere, questo, non condiviso dalla maggioranza del gruppo Udc: "Respingiamo la dichiarazione parlamentare perché limita inutilmente il margine di manovra del Consiglio federale" nell’offrire i suoi buoni uffici, ha detto Thomas Aeschi (ZG). "Va da sé che anche noi vorremmo vedere un cessate il fuoco o la pace in generale", ma la domanda da porci è "come possiamo, come Paese, dare il contributo più efficace possibile affinché questi atti di guerra cessino il più presto possibile?", si è chiesto Gregor Rutz (ZH).

Di parere opposto gli altri partiti: "La Svizzera deve rimanere neutrale, ma ciò non ci impedisce di condannare l’aggressore russo, difendendo i valori di libertà e democrazia dell’Occidente, come del resto il Consiglio federale fece nel 1956 (invasione dell’Ungheria) e nel 1968 (invasione della Cecoslovacchia)", ha sostenuto Gerhard Pfister (Centro/ZG). La Svizzera è di immensa importanza per certe transazioni commerciali e finanziarie dell’élite russa. Se non venissero adottate sanzioni, ciò non significherebbe restare neutrali ma assumere una posizione chiaramente filorussa, ha sostenuto.

Per Damien Cottier (PLR/NE) bisogna essere chiari: "La neutralità non si applica di fronte a una tale flagrante violazione del diritto internazionale". Se la Russia non fosse membro permanente del Consiglio di Sicurezza, quest’ultimo avrebbe decretato delle sanzioni che la Svizzera avrebbe ripreso, ha aggiunto. "Il Parlamento deve esprimersi chiaramente per la pace, per la sovranità di tutti gli Stati, per un cessate il fuoco immediato, per il rispetto del diritto internazionale umanitario – e quindi delle Convenzioni di Ginevra, che proteggono i civili –, per un aiuto umanitario immediato, e per un mondo che sia governato dal diritto e non dalla legge del più forte!", ha dichiarato il neocastellano.

"L’aggressione militare di Putin contro l’Ucraina è anche un’aggressione contro i nostri valori europei di libertà, democrazia, pluralismo e diritti umani", ha sostenuto da parte sua Roger Nordmann (PS/VD). Secondo il vodese, quello russo è il più grande attacco militare in Europa dall’invasione della Polonia del 1° settembre 1939. "La Svizzera deve reagire", ha aggiunto deplorando "la lentezza" del Consiglio federale. Il socialista ha concluso il suo intervento affermando che, "contrariamente a quanto dice il gruppo Udc, non c’è opposizione tra sanzioni e buoni uffici: entrambi sono necessari".

Minuto di silenzio

Da notare che in apertura di seduta, il Consiglio nazionale ha osservato un minuto di silenzio in solidarietà con l’Ucraina. La gioia di iniziare una sessione senza mascherine e senza plexiglas è offuscata dalla sofferenza in Ucraina, ha detto la presidente della Camera del popolo Irène Kälin (Verdi/AG).

La neutralità e i buoni uffici della Svizzera sono una forza del nostro Paese, ma essere neutrali "non significa rimanere in silenzio, significa schierarsi incondizionatamente a favore della pace, dei diritti umani e internazionali", ha ancora affermato la presidente della Camera del popolo, che ha accusato la Russia di violare il diritto internazionale.

Kälin ha poi chiesto di "aprire le braccia e il cuore alle nostre sorelle e fratelli ucraini in fuga". Le parole devono però essere seguite da azioni ancora più chiare e inequivocabili. "We stand with Ukraine!", ha concluso tra gli applausi.

Parole simili sono state pronunciate anche dal presidente del Consiglio degli Stati Thomas Hefti (PLR/GL): l’aggressione all’Ucraina da parte della Russia è un attacco ai nostri valori che va contrastato. Si tratta di una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, ha sottolineato Hefti, un chiaro attacco ai nostri valori, alla democrazia, ai diritti umani e alla libertà.

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