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25.02.2022 - 14:25
Aggiornamento: 16:56

Il nuovo approccio alla via bilaterale piace. Anche se...

Globalmente positive le reazioni all’annuncio del Consiglio federale di negoziati con l’Ue settoriale. Ma qualche qualche critica c’è

ATS, a cura di Moreno Invernizzi
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Keystone
Parmelin, Cassis e Keller-Sutter

Sono globalmente positive, tanto da destra quanto da sinistra, le reazioni all’annuncio del Consiglio federale di voler passare a un approccio settoriale nei negoziati con l’Unione europea. Non mancano però anche alcune critiche.

Il Ps saluta positivamente il fatto che il Governo si stia muovendo, ma ritiene che lo faccia «troppo lentamente e troppo unilateralmente». Il partito considera inoltre irrealistica l’idea di raggiungere un chiarimento istituzionale per ogni accordo di accesso al mercato.

La priorità dovrebbe essere quella di assicurarsi nell’anno in corso la partecipazione della Svizzera ai programmi di cooperazione dell’Ue, aggiunge il Ps. La proposta del Consiglio federale, a suo dire, manca inoltre di incentivi concreti per Bruxelles, ad esempio per quanto riguarda gli importi da versare per la coesione. Oltretutto, sottolinea ancora il Ps, malgrado ci sia urgenza di trovare una soluzione nel settore della ricerca, il Governo vuole aspettare fino alla fine di maggio.

Apprezzamenti maggiori giungono dal Plr, che accoglie con favore la volontà di lanciare un grande pacchetto di negoziati, come chiesto dallo stesso partito mesi fa. È giusto che il Consiglio federale proponga un approccio settoriale per affrontare le questioni istituzionali, secondo il Plr, ma dovranno essere previste clausole di salvaguardia per i campi vitali nella ripresa dinamica del diritto.

Ora bisogna creare le condizioni sia all’interno che all’esterno per trovare una soluzione che possa ottenere una maggioranza, nota il Plr, rammaricandosi per il referendum della sinistra contro Frontex, che a suo dire mette a dura prova le relazioni con l’Ue a breve termine.

La nuova dinamica piace anche ai Verdi, i quali, in una nota, ribadiscono che l’interruzione unilaterale dei negoziati per un accordo quadro istituzionale si è rivelato un grave errore strategico da parte del Consiglio federale. «È chiaro che le relazioni con il nostro partner più importante devono essere stabilizzate e approfondite», aggiungono, sottolineando che la Svizzera è «geograficamente, storicamente, economicamente e culturalmente parte dell’Europa». Ma il tempo stringe e «la credibilità del Consiglio federale a Bruxelles è gravemente compromessa», secondo i Verdi, per i quali «il Governo deve ancora dimostrare che è seriamente intenzionato a consolidare le relazioni con l’Ue».

L’Udc, dal canto suo, intende opporsi fermamente all’adozione dinamica del diritto Ue e alla Corte di giustizia dell’Unione europea per la risoluzione delle controversie, puntualizza il presidente del gruppo parlamentare Udc Thomas Aeschi. Per il partito è anche assolutamente escluso che «lo stanziamento del miliardo di coesione diventi permanente e venga pagato per accedere al mercato. L’Udc non è invece contraria a un accordo sull’elettricità con Bruxelles, ma questa intesa da sola non può risolvere le carenza di elettricità in Svizzera».

Il Consiglio federale si sta finalmente rendendo conto che il semplice dialogo non è sufficiente e che i negoziati con l’Ue sono di nuovo necessari, ha twittato il presidente dei Verdi Liberali Jürg Grossen, che però ammonisce: «l’approccio verticale porta di nuovo a un vicolo cieco, poiché l’Ue ha sempre escluso questa possibilità».

Soluzione appropriata

Per la Conferenza dei governi cantonali (CdC), continuare sulla via bilaterale è la soluzione appropriata per mantenere buone relazioni con l’Ue. La CdC apprezza pertanto la volontà del Consiglio federale di riprendere i colloqui sulla base di proposte concrete. I settori menzionati dall’Esecutivo (elettricità, sicurezza alimentare, ricerca e istruzione, salute) «sono certamente tra quelli che devono essere analizzati in profondità». Lo stesso vale per gli elementi istituzionali menzionati dal Consiglio federale.

Per quanto riguarda le organizzazioni di categoria, in una nota Swissmem accoglie positivamente le intenzioni del Governo. L’accesso al mercato, la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico e la cooperazione nella ricerca sono essenziali per l’industria, rileva, precisando che sta collaborando per trovare rapidamente delle soluzioni.

Primi passi

Pollice sollevato anche da parte dell’Unione svizzera degli imprenditori (Usi) e di Economiesuisse, per le quali il Governo ha compiuto i primi passi concreti verso lo sblocco della politica europea. In una nota, la prima ricorda che già nei passati negoziati aveva sostenuto la via settoriale, in grado a suo dire di portare a soluzioni pragmatiche nei dossier meno critici.

Economiesuisse si rallegra che il Consiglio federale abbia optato per un pacchetto di trattative che comprende anche accordi sull’elettricità, la sicurezza alimentare, la ricerca, l’istruzione e la salute. Rileva tuttavia che per il mondo degli affari è necessario trovare al più presto soluzioni nei settori delle borse, delle banche e dei dispositivi medici. Un ritardo nella politica europea non porta vantaggi né alla Svizzera né all’Ue, sottolinea l’organizzazione.

Anche Travail.Suisse apre alle nuove proposte del Consiglio federale e si dice pronto a discutere in modo costruttivo. È però necessaria la volontà del Consiglio federale per difendere le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, afferma l’organizzazione sindacale in una nota, ribadendo che la sua posizione di fondo non è cambiata: «La protezione dei salari e delle condizioni di lavoro non è negoziabile».

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