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13.02.2022 - 16:43
Aggiornamento: 17:33

Aiuti ai media respinti dal 54,6% dei votanti

I risultati definitivi dello scrutinio confermano le proiezioni. Accolta solo l’iniziativa per il divieto della pubblicità sul tabacco

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Keystone
Verdetti piuttosto chiari dalle urne

Le proiezioni allestite subito dopo la chiusura dei seggi hanno trovato conferma nei risultati definitivi. Dalle urne sono usciti tre chiari ‘no’ (alla legge federale su un pacchetto di misure a favore dei media, all’inziativa per vietare gli esperimenti sugli animali e gli esseri umani nonché alla modifica della legge federale sulle tasse di bollo) e un ‘sì’ (all’iniziativa popolare per il divieto della pubblicità sul tabacco a tutela di fanciulli e adolescenti). Di seguito i risultati definitivi dello scrutinio

Media, aiuti bocciati dal 54,6% dei votanti

Il pacchetto di misure da 151 milioni di franchi in favore dei media è stato bocciato alle urne con il 54,6% dei voti contrari. Il risultato conferma le prime proiezioni dell’istituto demoscopico gfs.bern. La partecipazione è stata del 43,6%.

Il comitato referendario – composto di parlamentari di Udc, Udf, Lega, ma anche di Plr e Alleanza del Centro – è riuscito durante la campagna a convincere la maggioranza degli elettori che con gli aiuti statali si sarebbe messa in discussione l’indipendenza dei media. A nulla sono valsi gli appelli dei sostenitori del testo, in primis sinistra e ministra delle comunicazioni Simonetta Sommaruga, che hanno tentato invano di sottolineare come l’autonomia dei giornalisti non sarebbe stata rimessa in causa con il pacchetto di aiuti.

Oggi un fossato si è profilato tra Svizzera tedesca e romanda, anche se non è stato così netto come si aspettavano i commentatori, ed è emersa pure qualche sorpresa: ad esempio Uri è tra i cantoni che hanno sostenuto il testo (50,5%), mentre il Vallese ha detto di “no” (53,3%).

Fra i cantoni contrari spiccano in particolare Turgovia con il 65,6% e Appenzello interno il 66,4% dei suffragi, ma anche a Zurigo (54,7%), Lucerna (55%) e Berna (58%) il “no” ha prevalso in modo chiaro. Ticino e Grigioni si ritrovano nel campo dei cantoni ostili al pacchetto di misure a favore dei media, anche se in questi casi il risultato è stato un po’ più tirato: gli elettori grigionesi l’hanno bocciato con il 52,7%, quelli ticinesi con il 52,8%.

Dall’altro lato della Sarine, si distinguono in particolare i cantoni di Neuchâtel (63,2%) e Giura (64,9%), dove due elettori su tre sono stati favorevoli al testo. Anche a Friburgo (57,4%), Vaud (57,1%) e Ginevra (56,8%) il “sì” al pacchetto di aiuti è stato chiaro. In controtendenza rispetto agli altri cantoni svizzero-tedeschi figura Basilea-Città, anche se non è la prima volta che gli elettori di questo cantone votano in modo simile ai romandi: qui il pacchetto di misure in favore dei media l’ha spuntata con il 55,3%.

Stop alla pubblicità del tabacco in presenza di minorenni, favorevole il 56,6% dei votanti (e 15 Cantoni)

L’iniziativa per la protezione dei minorenni dalla pubblicità per il tabacco è riuscita. Il testo si è portato a casa entrambi i criteri necessari per uscire vincitore dalle urne: il voto popolare (con il 56,6% di sì) e la maggioranza dei Cantoni (15).

A votare contro sono stati solo dei Cantoni germanofoni, in particolare la Svizzera centrale e quella orientale. Compatta a sostegno dell’iniziativa invece la Romandia, con il 74,8% di Ginevra a spiccare. Diverse le vittorie al fotofinish ottenute dai fautori a Glarona (50,8%), Soletta (50,5%) e Argovia (50,2%). Nel drappello dei favorevoli si sono inseriti pure Ticino (57,8%) e Grigioni (52,1%).

Il testo vuole che la promozione dei prodotti del tabacco, ma anche delle sigarette elettroniche, sia riservata ai soli adulti e non sia più accessibile ai minorenni. Le uniche forme permesse sono quelle che si rivolgono direttamente a chi ha compiuto la maggiore età: ad esempio l’invio di e-mail, la distribuzione di volantini e contenuti personalizzati su Internet.

L’iniziativa prevede che in tutta la Confederazione venga impedito di esporre réclame ovunque possano essere visibili da minorenni: sui cartelloni, negli spot al cinema, sui mezzi di trasporto e in generale negli spazi pubblici, nelle sponsorizzazioni di manifestazioni. Bandite pure le inserzioni sui giornali, la pubblicità sul web e nei punti vendita.

Tassa di bollo, no compatto (al 62,7%)

Non è il momento di sgravare fiscalmente le imprese: è l’opinione largamente condivisa dal popolo svizzero, che ha opposto un secco no all’abolizione della tassa di bollo sull’emissione di nuovo capitale aziendale. Contrari si sono rivelati il 62,7% dei votanti e 25 cantoni: solo Zugo ha approvato la riforma.

L’abolizione del balzello – l’1% sul nuovo capitale (per esempio azioni) emesso da una società, a partire da un 1 milione di franchi – è stato deciso dal parlamento nella sessione estiva del 2021. Un comitato composto da Ps, Verdi e sindacati aveva lanciato il referendum, cosa che ha condotto a una vivace campagna di votazione.

L’esito è stato molto chiaro, più ancora di quanto indicato dai sondaggi. Hanno votato a favore 882’335 persone, mentre i contrari sono stati 1’481’112. Campioni del no si sono mostrati due cantoni ad alta tassazione come Berna e Giura (entrambi al 70,5%), mentre sul fronte opposto Zugo è rimasto l’unico (51,1% di sì) a credere nella bontà della modifica di legge. Ticino (54,6% di no) e Grigioni (58,9%) hanno votato in linea con il resto della Confederazione, sebbene con meno convinzione di altri: in particolare il Ticino si è mostrato il terzo cantone più favorevole all’idea di sgravare le imprese.

Variegate le reazioni. «Non si può, dopo due anni di pandemia, presentare come prima cosa un regalo fiscale ai grandi gruppi e alle imprese di questo Paese», ha detto il presidente Ps Cédric Wermuth. «Ha avuto un ruolo non indifferente il contesto pandemico», ha ammesso anche Olivier Feller, vicepresidente del gruppo Plr alla Camere federali e membro del comitato favorevole alla riforma.

Samuel Bendahan, vicepresidente del Ps svizzero: «Per la terza volta il popolo si è opposto a dare soldi solo alle persone più facoltose, senza che anche alla maggioranza ne venisse in tasca qualcosa»

Sperimentazione animale, il 79% non vuole abolirla

La sperimentazione animale in Svizzera continuerà a essere consentita. L’iniziativa ‘Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani’ è stata bocciata con il 79% di no. La partecipazione si è attestata al 43,6%. Nessun cantone si è espresso a favore. Con il 68,5% di voti contrari, il Ticino è risultato il cantone meno critico nei confronti del testo. Nei Grigioni i no sono stati il 77,9%.

L’iniziativa, lanciata da un gruppo di cittadini di San Gallo, chiedeva un divieto assoluto della sperimentazione animale e umana, nonché dell’importazione di nuovi farmaci sviluppati con simili metodi.

Il co-presidente del comitato promotore, Renato Werndli, è deluso dal chiaro ‘no’ popolare. Ha spiegato di aver cercato di convincere la gente con fatti scientifici, ma gli elettori non hanno creduto ai promotori, «anche se siamo indipendenti», ha aggiunto. Werndli intende continuare a impegnarsi per il benessere degli animali. «Ci incontreremo già domani per pianificare la prossima iniziativa», ha detto. È l’unico mezzo per far passare «il nostro messaggio».

Visibilmente soddisfatti gli oppositori. «Il risultato è più netto del previsto. Il popolo ha capito che un divieto metterebbe in pericolo la salute degli animali e degli uomini», ha commentato Andrea Gmür, consigliere agli Stati (Centro/Lu). La pandemia di Covid-19 può aver contribuito a questo successo: la gente si è resa conto che se l’iniziativa fosse stata in vigore, non avrebbe avuto accesso ai vaccini, ha aggiunto il consigliere nazionale Martin Haab (Udc/Zh).

Quella odierna è la quarta iniziativa contro la sperimentazione animale bocciata alle urne dal 1983.

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