24.01.2022 - 10:06
Aggiornamento: 18:28

Peste suina, sospesa l’importazione di salumi dal Piemonte

La malattia, innocua per l’uomo, sta mietendo vittime fra i maiali domestici e i cinghiali al confine col Ticino. Nessun caso attualmente in Svizzera

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Keystone

L’epidemia di peste suina africana che sta mietendo vittime fra i maiali selvatici e domestici in Piemonte, in una zona a soli 135 chilometri dal confine, suscita preoccupazione anche in Ticino per una possibile diffusione nel nostro cantone. Come riporta il Blick, l’Ufficio federale per la sicurezza alimentare e gli affari veterinari (Ufv) ha sospeso con effetto immediato l’importazione in Svizzera di maiali e prodotti a base di carne provenienti dalle zone colpite dalla malattia e chiesto agli allevatori di maiali svizzeri di non nutrire gli animali con avanzi di cibo, controllare l’accesso ai recinti dei maiali e installare una serratura igienica.

Anche l’Ufficio federale dell’agricoltura (Ufag) si è mosso, chiedendo ai viaggiatori in arrivo dalle regioni italiane colpite, in particolare agli allevatori, i lavoratori agricoli stagionali e gli autotrasportatori, di non portare con sé provviste da viaggio (carne, salsicce e salumi crudi). I cacciatori dovranno inoltre rinunciare ai trofei di caccia.

La peste suina africana è innocua per l’uomo, ricorda il veterinario cantonale Luca Bacciarini, intervistato dal Blick, ma il virus può viaggiare sui vestiti o sul cibo, quindi giungere in Svizzera non solo tramite i movimenti transfrontalieri dei cinghiali ma anche tramite i turisti. È necessario, sottolinea Bacciarini, evitare che i cinghiali attraversino il confine e che siano spinti verso nord dai cacciatori o dai turisti.

Intanto in Piemonte è stata precauzionalmente sospesa la caccia per sei mesi e sono vietati l’escursionismo, la raccolta di funghi e tartufi e la mountain bike. I primi allevatori stanno già macellando i loro animali dalla settimana scorsa, e nella “zona rossa” è vietato l’allevamento e portare carne fresca al di fuori.

In Svizzera, finora non è stato registrato nessun caso, ma la situazione potrebbe cambiare rapidamente. Preoccupata l’Associazione svizzera di allevamento dei suini (Suisseporcs), che sarebbe duramente colpita da un’eventuale epidemia di peste suina africana nel nostro Paese in quanto, come dichiara al Blick l’agrotecnico Raphael Helfenstein, “non esiste un’assicurazione che copra un’eventuale perdita di affari”. Più cautela in casa del maggior produttore di salumi ticinesi, Rapelli, il cui direttore marketing Fabio Scartezzini non si dice preoccupato tanto dal diffondersi della malattia nelle regioni italiane, quanto dal suo arrivo in Svizzera, da cui proviene la maggior parte della carne lavorata.

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