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23.12.2021 - 09:08
Aggiornamento: 18:56

Al Tf contro la cassa malati: muore di cancro prima del verdetto

La compagnia assicurativa Slkk ha scelto di intraprendere una lunga battaglia legale contro un 82enne di Obvaldo piuttosto che pagare le cure oncologiche

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Keystone

Una battaglia legale durata tre anni e giunta fino al Tribunale federale contro l’assicurazione malattia che si rifiutava di pagare le cure oncologiche necessarie per la sopravvivenza. Questa la storia, raccontata dal Blick, di un 82enne della Svizzera centrale, che è deceduto alla vigilia della sentenza.

A Karl Riebli-Föhn, dopo una visita in ospedale nel settembre 2018, era stato diagnosticato un tumore, un linfoma non-Hodgkin. Dopo l’esito favorevole della chemioterapia, in seguito alla quale il cancro sembrava scomparso, il male si è invece ripresentato nel 2020 con meno possibilità di remissione, ciò per cui i medici hanno consigliato un’immunoterapia specifica tramite la terapia cellulare Car-t sviluppata da Novartis e in commercio con il marchio Kymriah, che presenta una possibilità di successo tra il 50% e il 60%.

La terapia doveva essere eseguita all’Inselspital di Berna, e in fretta dato che al paziente restano pochi mesi di vita, ma non inizierà mai: l’assicurazione malattia Slkk respinge la richiesta di coprire i costi, che ammontano a 370’000 franchi. La motivazione addotta è apparentemente semplice: la terapia non soddisfa, secondo la compagnia di assicurazione, i criteri “Eae” secondo i quali per essere coperta una prestazione sanitaria dev’essere efficace, appropriata ed economica. Insomma, costa troppo. Ma in realtà tale terapia è inserita dal 1° gennaio 2020 nell’elenco delle prestazioni coperte dall’assicurazione di base contenuto nell’allegato 1 dell’ordinanza sulle prestazioni dell’assicurazione malattia (Vvvb), quindi la cassa malati è tenuta a pagare.

La Slkk, invece, si rifiuta, chiamando in causa i suoi consulenti medici: nessuno dei quali, però, è un oncologo. A nulla serve l’appello del medico capo dell’Inselspetal, e intanto il cancro avanza, tanto che i familiari decidono infine, nel febbraio 2021, di rivolgersi al Tribunale amministrativo del cantone di Obvaldo che con una decisione supercautelare obbliga la cassa malati a sostenere i costi della terapia. Ma l’assicurazione oppone ancora un rifiuto, presentando ricorso contro tale decisione davanti al Tribunale federale, che le dà torto: a questo punto, la via per la terapia con le cellule Car-T sembra spianata. Ma Karl Riebli-Föhn non potrà beneficiarne: muore il 13 aprile 2021, il giorno prima della sentenza dei giudici di Mon Repos.

“L’Slkk ha lasciato morire mio padre per soldi. Ma hanno trovato i soldi per pagare le spese legali. Questo è irrispettoso. Non ci sono scuse per questo”, è l’amara constatazione del figlio della vittima. Che, a quanto riporta il Blick, non è l’unica: un altro paziente, di età meno avanzata (59 anni), ha ricevuto lo stesso diniego da parte della cassa malati ma è riuscito a raccogliere i soldi per iniziare la terapia prima del verdetto e dunque a sopravvivere.

La cassa malati si è rifiutata di rispondere alle domande del Blick e di rilasciare commenti, anche dopo esser stata sollevata, dal figlio del deceduto, Armin, dagli obblighi di riservatezza. Dal canto suo l’Ufsp, accusato dallo stesso Armin Riebli di non aver agito nonostante fosse a conoscenza delle pratiche della compagnia di assicurazione, replica di essere intervenuto non appena ha appreso del caso, e di aver avviato immediatamente una procedura di vigilanza, indagine ancora in corso.

“Sono le piccole compagnie di assicurazione sanitaria che stanno cercando di risparmiare sulle spalle dei pazienti. L’Slkk ha lasciato morire mio padre. Per me, questo è un omicidio volontario” è l’accusa finale di Armin Riebli, che sta valutando se fare causa di risarcimento all’Slkk.

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