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08.12.2021 - 15:36
Aggiornamento: 16:08

Approvata in prima lettura la riforma del Secondo pilastro

Il Consiglio nazionale, con 126 voti, dà il via libera alla riforma. Il corposo dossier passa ora agli Stati

Ats, a cura de laRegione
approvata-in-prima-lettura-la-riforma-del-secondo-pilastro

Via libera alla riforma del Secondo pilastro. Il Consiglio nazionale l’ha approvata con 126 voti contro 66 e una astensione. L’opposizione è giunta da sinistra, scontenta dalle misure adottate per compensare la riduzione del tasso di conversione. Il – corposo – dossier passa agli Stati.

In aula, l’abbassamento – dal 6,8% al 6,0% – dell’aliquota di conversione, che applicata al capitale pensionistico risparmiato permette di calcolare la rendita, era contestata da Stéfanie Prezioso (Solidarités/GE). Per la ginevrina, che voleva limitare il calo al 6,4%, una così forte riduzione non si giustifica visto il miglioramento della situazione delle casse pensioni e il rallentamento dell’aumento della speranza di vita.

Per la maggioranza l’abbassamento di 0,8 punti è invece indispensabile, il centro-destra ha sottolineato che questa riduzione sarebbe in realtà anche insufficiente. Al voto la maggioranza del Nazionale ha optato per il calo più consistente, con 126 voti a 61.

Per scongiurare una eccessiva diminuzione delle rendite – l’abbassamento dell’aliquota comporterebbe infatti una loro contrazione di circa il 12% – il Nazionale già ieri ha approvato alcune misure per aumentare l’avere di vecchiaia disponibile al momento del pensionamento. Tra queste figura il dimezzamento della deduzione di coordinamento, ossia della soglia d’entrata al Secondo pilastro. Altra novità: i lavoratori inizieranno a versare accrediti vecchiaia già a 20 anni (oggi: 25 anni). Il progetto prevede poi una modifica delle aliquote per gli accrediti di vecchiaia prelevati sul salario, con il passaggio a due sole categorie d’età.

Compensazione: due modelli

Oggi la Camera del popolo era chiamata a decidere della compensazione per la generazione transitoria, vero pomo della discordia della riforma. Il Consiglio federale, che si è basato sul compromesso raggiunto tra i sindacati e l’Unione svizzera degli imprenditori (Usi), propone un supplemento di rendita per chi andrà in pensione nei 15 anni successivi all’entrata in vigore della riforma.

Concretamente, chi arriva all’età pensionabile nei 5 anni successivi all’entrata in vigore della riforma riceverebbe, per tutta la vita, un supplemento mensile di 200 franchi. Tale importo si ridurrebbe a 150 franchi per chi andrà in pensione nei cinque anni successivi e a 100 per il quinquennio seguente.

Il Consiglio federale ha poi previsto di riesaminare l’importo anno per anno per chi andrà in pensione a partire dal 16esimo anno dall’entrata in vigore delle nuove regole. Tali supplementi saranno finanziati mediante un contributo salariale dello 0,5% su redditi fino a 853’200 franchi.

La commissione preparatoria del Nazionale ha modificato la proposta governativa allo scopo di compensare in modo mirato le risultanti diminuzioni delle rendite. Il calcolo del supplemento di rendita finale dovrebbe anche tener conto delle prestazioni sovra obbligatorie della cassa pensione.

Il supplemento ammonterebbe al massimo a 2’400 franchi l’anno per le prime cinque classi d’età, al massimo a 1’800 franchi per le cinque successive classi d’età e al massimo a 1’200 franchi per le ultime cinque classi d’età. Questo modello di compensazione ingloba il 35-40% circa dei pensionati.

Diversamente da quanto proposto dal governo, il supplemento di rendita andrebbe finanziato solidalmente da tutti gli assicurati soltanto nella misura in cui gli eventuali accantonamenti costituiti dalle singole casse pensioni non siano sufficienti. A tale scopo il fondo di garanzia deve riscuotere dalle casse pensioni importi pari allo 0,15% dei salari assicurati secondo la Lpp.

Durante le discussioni, la sinistra ha chiesto di restare sul modello del Consiglio federale: quello della commissione è stato dettato dagli assicuratori e penalizza le persone a basso reddito, ha sostenuto Manuela Weichelt-Picard (Verdi/ZG). Con la soluzione proposta gli alti salari non contribuirebbero in modo solidale al supplemento, ha aggiunto Pierre-Yves Maillard (PS/VD). Criticata è stata anche la volontà di limitare a 15 anni la generazione transitoria: “Gli altri non otterranno nulla, anche se subiranno un calo delle rendite”, ha deplorato il vodese.

«Il modello del Consiglio federale introduce aumenti generali delle rendite, anche per chi dispone di pensioni elevate, non è accettabile», ha replicato Regine Sauter (PLR/ZH). Questa variante aumenterebbe la ridistribuzione non auspicata dei fondi dagli attivi verso i pensionati. «Come spiegare a una venditrice che si vede aumentare i prelievi salariali per finanziare il supplemento di rendita di una persona facoltosa?», si è chiesta la zurighese. Al voto l’ha spuntata la versione della commissione con 125 voti contro 64.

Le discussioni sono poi proseguite su altri aspetti della riforma, come l’aumento dei contributi massimi che si possono versare al Secondo e al Terzo Pilastro. Per Philippe Nantermod (PLR/VS) si tratta di deduzioni intelligenti. «Ci si può solo rallegrare del fatto che c’è gente che risparmia in vista della pensione», ha sostenuto.

L’aumento delle deduzioni comporterà perdite fiscali per mezzo miliardo di franchi per il Terzo pilastro e alcune centinaia di milioni per il Secondo, ha replicato Pierre-Yves Maillard (PS/VD). Tenuto conto che solo il 10-15% più ricco può versare somme così importanti, saranno le classi sociali meno favorite a pagarne le conseguenze, ha affermato il vodese.

Il consigliere federale Alain Berset ha avvertito che la proposta comporterà minori entrate per 340 milioni di franchi per i Cantoni. Orbene, questi non sono stati consultati, ha fatto notare il ministro dell’interno convincendo la maggioranza che l’ha seguito con 112 voti contro 80.

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