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Un fenomeno non molto pubblicizzato dagli interessati
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03.12.2021 - 11:520
Aggiornamento : 16:44

Vallese, interi vigneti in vendita a 1 franco

Nel più grande cantone viticolo elvetico è fuga dalla vite, dice Rts: ‘Alla luce della redditività che oggi possono dare, non interessano più’

Vigneti interi ceduti per 1 franco simbolico, comuni costretti a estirpare ceppi di vite abbandonati e operatori che temono la sparizione di vaste aree di produzione: succede in Vallese, il più grande cantone viticolo elvetico. Lo rivela un’inchiesta trasmessa oggi dalla radio Rts, che fa luce su un fenomeno che – stando all’emittente – non viene molto pubblicizzato dagli interessati. Nel periodo 2019-2022 saranno abbandonati 300 ettari di vigneti, prevede l’organizzazione Interprofession de la Vigne et du Vin du Valais, sulla base di un sondaggio fra i viticoltori. Un’area enorme, stando all’emittente, se si considera che prima in 30 anni il Vallese aveva perso 500 ettari, principalmente a favore di progetti immobiliari.

“Abbiamo delle indicazioni da parte dei viticoltori che sono abbastanza gravi”, afferma Mathias Delaloye, membro del comitato direttivo di Interprofession, ai microfoni di Rts. “Vigneti che vengono svenduti e che sono lasciati andare, che sono in un condizioni tali da essere ceduti a 1 franco simbolico per tutto un appezzamento. Le persone non sanno più cosa fare dei vigneti: alla luce della redditività che oggi possono dare non interessano più”, spiega l’esperto. A essere cedute per prime sono le coltivazioni non lavorate dai proprietari: coloro che prima erano attivi in questi vigneti non vogliono più farlo, proprio per una questione finanziaria.

Per molto tempo la vigna ha reso bene e molte persone vi erano attive a fianco del loro impiego normale, spiega il cronista locale della Rts. Poi ha cominciato a rendere meno bene e si è cominciato ad affittarla a professionisti: oggi costoro non ne hanno più bisogno, perché il consumo di vino sta calando e con le importazioni che rimangono stabili la Svizzera produce più uva di quanto riesca a vendere di vino. I vigneti meno redditizi, quelli più piccoli e meno automatizzabili, vengono abbandonati.

Quest’anno a Savièse, nel distretto di Sion, 120 appezzamenti non sono stati vendemmiati: una superficie di 4-5 ettari, il 2% dei vigneti del comune. Alcuni filari di vite saranno probabilmente estirpati dalle autorità, che interviene dove i proprietari non si muovono. “Altrimenti vi è il rischio di propagazione di malattie”, spiega alla Rts il sindaco Sylvain Dumoulin. L’anno scorso i comuni hanno effettuato questo tipo di lavori su 1,5 ettari.

Molti proprietari lasciano passare il tempo perché sperano di poter vendere a un miglior prezzo, ma questo sarà difficile che si verifichi. “Negli anni 50 non c’erano così tanti vigneti in Vallese”, spiega Dumoulin. “Dopo vi è stato un boom e molti campi sono stati trasformati in vigneti. Penso che vi sia il rischio di ritornare indietro, forse alcuni appezzamenti torneranno a essere campi per altre colture che potrebbero emergere, oppure in alcuni luoghi si tornerà alla natura”.

“La viticultura vallesana non è morta, ma deve ridursi un po’”, prosegue il sindaco della località di circa 8mila abitanti. “Ci sono troppi vigneti in rapporto a quanto si consuma e a quanto si può produrre. Entro qualche anno si formerà un nuovo equilibrio”.

Nel frattempo l’Interprofession si sta però battendo per difendere un settore che, grazie fra l’altro anche ai tipici paesaggi che crea, presenta una componente turistica non indifferente. L’organizzazione ha quindi scritto al Consiglio di Stato proponendo una serie di misure, fra cui il raddoppio dei pagamenti diretti. Il ramo teme infatti che a medio termine possa sparire un quinto dei vigneti.

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